giovedì 10 settembre 2009

Tutti amiamo il meltin'pot!

Cinesi non ne posso più di voi, delle vostre unghie lunghe che spurgano orecchie, della vostra puzza di aglio, della linea della metropolitana n.13 che sembra che prima di arrivare alla stazione sia passata dentro ad un enorme bidone; e voi neri, africani o di qualsiasi altro paese, basta essere la caricatura di voi stessi, con la vostra sessualità spinta, i vostri balli tanto sensuali quanto grezzi, il vostro spaccio agli angoli delle strade ed il salutare tutti “Yo bro” ma quanti diavolo di fratelli avete? Per favore messicani, smettetela di essere delle macchiette, ne ho abbastanza dei vostri sombreros di cui andate tanto fieri, del dover sempre mangiare piccante e ascoltare squallida musica che fa sembrare Speedy Gonzales un pezzo da antologia. Voi coreani invece, se dovete venire a Beijing e chiudervi nei vostri ghetti, tanto vale rimanere a Seoul, spero che vi venga il raffreddore a forza di girare semi nudi anche in inverno visto che gli indumenti pesanti non sono per nulla trendy. Voi kazaki invece perché non ve ne tornate nel vostro paese di cui siete tanto orgogliosi? Sembrate cinesi, parlate russo, attaccate briga con tutti forti del vostro numero, se sparite nessuno sentirà la vostra mancanza. E voi russi, si dico a voi con i vostri suv comprati dal papà, che sarà come minimo colluso con la mafia, ed i vostri vestiti griffati di pessimo gusto, avete fatto la fame fino alla settimana scorsa e adesso guardate tutti dall’alto in basso. Voi musulmani osservanti invece, provenienti dalle più svariate nazione, che avete invaso l’Università negli ultimi tempi, dove credete di essere, alla Mecca? Non sapete come si usa il rasoio? Ve lo posso spiegare, poi voi mi spiegate perché i musulmani di Beijing invece si riconoscono a malapena. Ecco li invece gli italiani, sempre a lamentarsi che in Cina non si riesce ad avere un espresso come Dio comanda, ma allora tornatene al tuo bar sport e bevine fin che vuoi; arrivano a frotte, o sono griffati e conciati come novelli Corona e Canalis, oppure giovani alternativi che si stupiscono di non trovare i paesaggi da cartolina o il maoismo, salvo poi pontificare sulla Cina intera dopo una settimana che vi hanno messo piede. Ed inevitabilmente arriverà il giorno in cui qualcuno, con tono certo di chi la sa lunga, ti dirà “Ah ma questa non è la vera Cina”, magari dopo essersi fatto un viaggio da vero duro nello Yunnan insieme ad altri mille come lui. Se è questa lo cosa più intelligente che ti è venuto da dire dopo mesi passati a Beijing, potevi startene a casa.


(liberamente ispirato ai monologhi “razzisti” dei film di Spike Lee)

 

Settimane fa ho letto un articolo che metteva in luce che esperienze come l’Erasmus o in generale lo studio all’estero, ed immagino di conseguenza, anche se in maniera diversa, di lavoro, portano si ad un’apertura mentale, ma non necessariamente ad una accettazione dell’altro. Anzi, stupefacente, spesso tali esperienze rinsaldano o ricreano un legame con la propria realtà di partenza che in precedenza si era sfilacciato, una volta che viene messa a confronto con le altre migliaia di realtà che esistono al mondo. L’importante è mantenersi ironici. 

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