giovedì 29 luglio 2010

L'amara sorte dei calciatori nordcoreani

Riporto un post dal sito sulla Corea "Calmo mattino" riguardo la fine che secondo alcune fonti avrebbe fatto la squadra nordcoreana di calcio al ritorno in patria dopo la prestazione non proprio esaltante ai Mondiali sudafricani.


calmomattino.blog.tiscali.it/2010/07/28/calciatori-nordcoreani-%E2%80%9Cumiliati%E2%80%9D-pubblicamente/


La notizia è già rimbalzata sui quotidiani, le fonti sono il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo e Radio Free Korea. Entrambi sono di ispirazione ultra-conservatrice, le posizioni sono quelle di guerra dichiarata contro la Nord Corea. Comunque, i giocatori sarebbero stati sottoposti ad una seduta di critica pubblica durata ore, mentre per l'allenatore si parla di un trasferimento in un cantiere a svolgere la mansione di muratore. Nessuna pietà dunque per gli atleti, rei di aver disonorato la patria ed il presidente Kim davanti agli occhi del mondo. Nessuna attenuante è venuta dal fatto di essere in un girone proibitivo e di aver comunque segnato un gol al Brasile. Nessuna pietà per coloro che avevano comunque ottenuto un risultato storico.

lunedì 26 luglio 2010

Multitasking

Con il termine multitasking, riferendosi ad una persona, si intende chi è in grado di svolgere più mansioni o compiti diversi nello stesso momento. Un termine di uso quindi soprattutto lavorativo, ma non solo. Chiaro che in una società dinamica ed in continuo movimento come quella odierna cinese, il multitasking sia visto come una caratteristica imprescindibile per ogni giovane che vuole aprirsi un radioso futuro professionale. Fondamentale quindi un allenamento costante affinchè la mente sia sempre pronta a gestire diverse situazioni, a districare problemi anche molto diversi tra loro, ad ottimizzare i tempi per svolgere due mansioni nel tempo di una. Proprio ieri ho visto il risultato ultimo di questo nuovo mito umano: avevo appena attraversato un passaggio pedonale quando, per il classico scrupolo cinese di continuare a guardare in entrambe le direzioni a volte fino alla soglia dell'entrata di casa, alla mia destra ho visto giungere un giovine cinese in bicicletta a velocità sostenuta. Niente di strano, ed in fondo niente di strano, almeno qui, nel fatto che stesse scrivendo un messaggio con il telefono. Multitasking, ho pensato, e mi sono riempito di orgoglio per quel giovane figlio del dragone, impavido e perennemente dedito al miglioramento personale. Non ho avuto timore alcuno, almeno non fino a quando l'ho visto alzare la testa e realizzare, con terrore, che il suo livello di multitasking non era ancora così raffinato da permettergli quella manovra. Insomma gli si poteva leggere in faccia, in un misto di angoscia ed accettazione fatalistica, l'ammissione di essere un coglione. Ha avuto giusto il riflesso necessario a tirare il freno, manovra che avrebbe potuto evitargli il disastro, ma in quel momento preciso ha mostrato a tutti, me compreso, che il suo livello di multitasking era quello di un dilettante qualunque.


Ha tirato il freno anteriore.


Non aveva calcolato che tenere il cellulare nella mano destra l'avrebbe obbligato a frenare con l'altra, a meno di non voler sacrificare il proprio telefono. Cosa impensabile per un giovane virgulto cinese, che altrimenti poi non saprebbe più dove ascoltare la pietosa musica pop cinese.


Quindi ha sacrificato la dignità. Ha tirato il freno, e la sua ruota posteriore mi è letteralmente volata davanti agli occhi, in un movimento quasi ginnico nella sua perfezione e completezza. Nella sua parabola discendente tale ruota mi ha strisciato sull'indice della mano sinistra, e poi è andata a schiantarsi poco oltre, vicino a dove il giovane aveva appena strisciato le ginocchia, in mezzo ad un gruppetto di signore e nonne intente ad andare al supermercato. L'ultima cosa che ricordo è la sua espressione stupita, come di chi si sveglia un mattino a dopo venti anni di vita come uomo scopre che in verità è un procione. L'ammissione di un fallimento. L'ammissione di non essere ancora pronto per la società del terzo millennio

sabato 24 luglio 2010

Sabato domestico

Sabato. Mi sveglio, vado a ritirare il mio passaporto con il visto nuovo, una ragazza mi sorpassa in fila, poi dopo aver fatto le sue cose mi guarda stupita e mi dice "Anche tu eri in fila?". No, di solito vado all'ufficio passaporti a fare stalking agli impiegati che il sabato mattina sono più svolgiati del solito. Poi vado alla stazione di polizia del quartiere per rinnovare il foglio di residenza, ma calcolo clamorosamente male i tempi e la trovo chiusa. Forse per colpa del caldo, penso. Vado in banca a pagare la bolletta di internet ed il sudore sulle schiena mi si congela nella zona lombo sacrale a causa dell'aria condizionata; in banca potrebbero conservarci i quarti di bue, penso. Dopo essermi quindi assicurato il mal di schiena per le prossime settimane, torno a casa deciso a rilassarmi guardando un po' di sport. CCTV 5 dedica un mese al basket, con l'altisonante titolo di "Basket Carnival". Bello, non fosse che questo implica la trasmissione ogni giorno di una partita della nazionale cinese, naturalmente quelle in cui la nazionale cinese ha vinto. Che a dire il vero non sono poi moltissime, almeno nelle competizioni che contano. E a dire il vero, senza essere cattivi, se la nazionale cinese ha vinto vuol dire che la partita è stata con tutta probabilità per nulla interessante. Ma nel primo pomeriggio niente basket: trovo un sport che non ho mai visto, e spero di non dover mai più vedere. Due donne si affrontano all'interno di un ring, ma non c'è nè fango nè bikini minimal a rendere la cosa accattivamente: le contendenti si tengono con le mani un piede, e saltellando su una gamba sola cozzano, si spingono, oppure utilizzano la gamba che non deve toccare terra per sferrare calci all'avversaria. Il tutto rapisce la mia attenzione quasi per due minuti, poi rinuncio chiedendomi quanto abbiano pagato quelli nel pubblico per fargli fingere interesse in tale oscenità. Torno quindi alle news, a scopro che domani nelle acque sucoreane si terrà una esercitaizone congiunta della marina sudcoreana e di quella statunitense. La Corea del Nord ha prontamente minacciato reaizoni durissime se ciò dovesse venire avvenire, arrivando a paventare l'uso dell'arma nucleare contro le flotte nemiche. Una bordata così grossa che quasi non viene nemmeno presa sul serio. Ma comunque, una dichiarazione inquietante. 

venerdì 23 luglio 2010

Inondazioni, esplosioni, tifoni, caldo. E Yao Ming

A Dalian, nel nord est cinese, l'esplosione di due condotte che trasportavano petrolio da un centro di stoccaggio ad una nave ha causato una marea nera la cui dimensione, nei primi momenti minimizzata, appare ora come preoccupante sia per il mare cinese che per le acque internazionali. Nel frattempo buona parte della Cina meridionale è sotto pioggie costanti che hanno causato alluvioni e frane: il conto dei morti sale, ha già passato il migliaio. Il fiume Yangze, nella Cina centrale, è in piena (nell'immagine, cittadini della città di Wuhan osservano il passaggio della piena sotto un cielo non esattamente rassicurante) e la piena preme sulle titaniche mura della Diga delle Tre Gole; c'è preoccupazione certamente, ma gli esperti ed i responsabili minimizzano. Non si può nemmeno pensare che la Diga possa cedere: il disastro che ne seguirebbe sarebbe inenarrabile.




Nella provincia nord occidentale del Gansu un miniera allagata ha causato la morte di 13 minatori su 16 che vi lavoravano. Il sud est invece è stato investito dal tifone Chanthu, che ha già fatto due vittime. A Beijing la temperatura è schizzata in alto, come nel resto dle paese, in corrispondenza del sanfu, 三伏, il periodo più caldo dell'anno secondo i calcoli del calendario lunare (noto come calendario contadino, che sembra incredibile ma raramente sbaglia un colpo, sia l'arrivo del caldo o quello del vento gelido). Il giorno più caldo sarà il 26 luglio.


Ieri Yao Ming ha rilasciato un'intervista al China Daily, di cui si possono vedere alcuni spezzoni on-line: sembra un Yao triste, che ammette che non sarà lui il futuro della nazionale cinese. Con espressione rassegnata afferma che la carriera di un giocatore arriva prima o poi al termine, ma che finire così la sua (causa un infortunio non preventivato) sarebbe come una morte improvvisa.


Insomma, solo brutte notizie per i cinesi in questi giorni di fuoco.


 

mercoledì 21 luglio 2010

Libera il corpo. Ma green style

Qui a Beijing, anche se molto meno che altrove, ti trovi a fronteggiare l'inquinamento tante di quelle volte e sotto tante di quelle forme che quasi in automatico sei portato a sviluppare una coscienza verde, o almeno verdina. Una popolazione enorme + un certo gusto per lo spreco in parte comprensibile in chi scopre il benessere dopo aver patito la fame o quasi = un possibile disastro ecologico al giorno. Penso ai pannolini: qui ci sono decine di milioni di bambini che fanno pipì e pupù, e ben venga  l'abitudine di molti cinesi di non avvolgere i pupetti in pampers o analoghi corrispondenti cinesi. Insomma, bando all'usa e getta, e magari un ritorno al vecchio pannolino da lavare. Ma in quel caso, vorrebbe dire un maggiore uso di acqua (bene molto prezioso, e anche molto inquinato da queste parti) e detersivi, che non faranno che peggiorare la situaizone idrica.


Allora come si risolve la cosa? Per dirla elegante, culo nudo e via. Oppure un provocante "sotto il vestito niente". In modo che il pupo, nel momento del bisogno, possa liberare lo zampillo o alla bisogna depositare un carico dove capita. Poco importa se sia in una aiuola, lungo la strada, nel bel mezzo di un marciapiede. Importa ancora meno se lo zampillo è direzionato (con grande abilità della mamma, o nonna, devo ammettere) direttamente in un cestino dell'immondizia, oppure se la mira del nonno miope fa si che qualche goccia ti colpisca le scarpe, e magari porti le infradito, oppure se la tata ti cala le braghe e ti fa svuotare direttamente davanti all'ingresso del condominio, lasciando una gioiosa pozzetta che tutti saranno costretti a saltare.


In giorni come questi, lo spirito verde si scontra inesorabilmente con la voglia matta di spedire con un calcione nonnina e nipotino direttamente a Tian'an Men.

domenica 18 luglio 2010

Le buone intenzioni

Percorrevo il marciapiede nei pressi di casa mia, qualche sera fa. Il solito banchetto dove un signore in canottiera bianca vende pesciolini rossi e conigli nani neri, la solita contadina che stende un panno grigio per terra e vi dispone in ordine le sue zucche arancioni, in piccole piramidi di quattro piccole zucche tonde. Il vecchio che cuoce pannocchie gialle sul bancale sul retro della sua bicicletta: seduto sulla selle sgangherata, con un gomito appoggiato sul manubrio, fuma una isgaretta che tiene con fare studiato tra pollice ed indice, senza curarsi della cenere che occasionalmente si posa sulle pannocchie. Una signora vende limoni gialli che ha ppoggiato su di un piccolo banchetto formato da un pezzo di compensato poggiato su alcuni mattoni rossi. Io cammino tra tutti loro e qualche altra decina di cinesi, poi una signora attira la mia attenzione: cammina qualche metro davanti a me, e si cura di staccare da alberi e lampioni volantini e foglietti vari, pubblicità o proposte di servizi, che ignari hanno attaccato in precedenza. Sorrido e mi piace lo zelo con cui lei si cura del decoro pubblico solo con quel piccolo atto. Poi però noto che quei pezzi di carta che tanto solerte stacca, li butta per terra al centro del marciapiede o nelle aiuole sotto gli alberi. Rimango basito. Forse si apsetta che qualche altro cittadino dotato di senso civico passi successivamente a raccogliere da terra quelle carte. O forse è confidente che presto passeranno gli spazzini a riportare l'ordine cosmico della pulizia su quel selciato. Alla fine mi sembra una buona rappresentazione mi molte situaizoni cinesi: c'è la buona volontà, in moltissime cose. Peccato che si perda dopo il primo slancio.

mercoledì 14 luglio 2010

Stabilimento balneare a Sanya

Potrebbe sembrare un pozzo per attingere acqua impiantato da qualche associazione umanitaria. Invece è una comoda pompa a mano per farsi la doccia dopo aver fatto il bagno a Yalongwan. Quelle dietro sono la risposta cinese alle nostre cabine per cambiarsi. Il colore le integra perfettamente nel paesaggio, tanto che mi ci è voluto parecchio per individuarle. Le coltri sintetiche di cui sono formate fanno si che dentro ci siano 50 gradi, nonostante siano aperte in alto. Il che combinato con l'abitudine di qualcuno ad usarle come urinatoio (che bisogno c'è quando hai miglia di mare a pochi metri?), rende l'ambiente all'interno alquanto malefico. La loro struttura di canne di bambù legate con alghe le rende così stabili che un vento di classe superiore al "soffio" le potrebbe far volare via.


Un mistero mi è rimasto. La doccia a pompa da dove attinge l'acqua? Forse qualcuno ha intercettato le condotte idriche di qualche super resort della zona e deviato parte, per punire i super ricchi e soddisfare il desiderio di doccia del popolo!


lunedì 12 luglio 2010

Sanya

Sul lungomare di Dadonghai, una delle tre principali baie di Sanya, si susseguono lungo un vialetto di assi di legno circondato di palme hotel resort, bar e ristoranti da una parte, la spiaggia bianca ed il mare dall'altra. Poi ad un certo punto ti ritrovi davanti al busto di Deng Xiaoping, il leader cinese che diede inizio alle riforme economiche negli anni '80 che hanno portato la Cina ed essere quella che è oggi. L'isola di Hainan, la provincia più a sud della Cina, fu una delle prima zone ad essere dichiarate Zona Economica Speciale. Dove potevi dimenticare la pianificazione socialista e lanciarti nel mercato, in parole molto semplici. Sanya è la città più a sud della Cina, e questa possibilità l'ha sfruttata appieno. Clima tropicale, sole, vento, l'oceano, le onde, le palme, i gechi. I grandi hotel e resort hanno colonizzato le baie, in modo ora armonioso ora devastante: il complesso dove ho pernottato era ben inserito nel complesso, ma dalla spiaggia avevo la visione di enormi mostri di cemento senza personalità appoggiati come per magia su promontori o litorali, come se fossero stati teletrasportati li in una notte da Beijing o Shanghai. Il disripetto ambientale e la cementificazione sono disastri trasversali al mondo. Contrasti, come ovunque: i benestanti cinesi in vacanza in mezzo a moltissimi russi, tanto che quasi tutte le scritte sono opere d'arte calligrafica, in caratteri cinesi ed alfabeto cirillico, in un contesto tropicale che non è cert l'ambiente che viene in mente quando pensi a Russia e Cina. Le ragazze cinesi in spiaggia prendono il sole ma non troppo, mentre le signore del luogo, che lavorano sul litorale o vi passeggiano, sono completamente coperte: un tradizionale cappello tondo con i bordi che scendono verso il basso, la testa talvolta completamente avvolta in un foulard colorato a tinte vivacei, panaloni lunghi, scarpe, maglietta e maniche aggiunte. E guanti. La pelle bianca, globalizzazione o meno, è ancora un segno di bellezza in Cina. E disorienta vedere alla tv locale la pubblicità di prodotti sbiancanti, in un posto dove sei abituato a pensare che ci si debba abbronzare. Seduto in spiaggia di Dadonghai, col passare delle ore ho visto la marea abbassarsi lasciando allo scoperto rocce  dove gli abitanti andavano a cercare piccoli granchi, pesci, o semplicemente a spaccare le conchiglie appiccicate alle formazioni per poi gettarne in un sacchetto il mollusco che ci viveva dentro. Lontano, oltre la linea dove lo onde si infrangevano, l'acqua prima azzurra poi blu profonda, incorniciata da penisolette e promontori, punteggiata di piccole navi di pescatori, barche che portavano turisti in gita ed occasionali yatch di facoltosi. In cielo, nuvole velocissime e continui cambi di luce.


La baia di Yalongwa, alla lettera Baia del drago asiatico, è più incontaminata, o meglio i mega resort sono ben nascosti dietro a palmeti, o abbastanza lontani dalla spiaggia. Spiaggia spaziosa, con poche file di ombrelloni e lettini. Dove non è lottizzata dai resort, intraprenderti signore hanno organizzato stabilimenti balneari: lunghi gazebo dall'aspetto malfermo ma funzionali, sedie sdraio di legno, docce azionate con una pompa a mano della cui acqua preferisco ignorare l'origine e cabine per la cambio che altro non erano che pesanti coltri appoggiate su strutture qudrangolari di legno. Tra l'altro, sospetto a causa dell'odore che qualcno le usasse anche come latrina. Ma la baia, una lunga lingua di sabbia bianca, sembrava ancora pura, nonostante qualcuno avesse parcheggiato a qualche centinaia di metri da dove stavo una nave militare. Manifesti celebrativi cantavano Yalongwan come la più bella baia del mondo. Un tantino esagerato, ma comunque splendida.



 

sabato 10 luglio 2010

Di ritorno dai tropici

Fino al primo pomeriggio ero a Sanya, profondo sud della Cina. Sono tornato a Beijing in serata, al momento dell'atterraggio siamo sprofondati nel grigio. Spioviggina, e non c'è più traccia dei 40 gradi lasciati qui mercoledì prima di partire. Non male, in particolare se penso che stamattina avevo in mano una noce di cocco. Ciò che mi è rimasto, un arrossamento generale su buona parte del corpo e le immagini. Come quella sotto. Per chi se lo chiedesse, quello con la ciambella gialla non sono io. Presto chiaramente arriverà il reportage completo!


martedì 6 luglio 2010

Verso sud, verso i lidi

Il blackcab va al mare. Ebbene mi appresto a lasciare i 40 gradi che si sono impossessati di una Beijing sulla quale splende un sole quasi irreale e soffia un vento bollente che fa cuocere gli spiedini senza l'ausilio delle braci. Mi sposto a sud, per l'esattezza a Sanya, isola di Hainan, la propaggine più a sud della Cina, di fronte al Vietnam. L'isola è nota anche come "Hawaii d'oriente", il che non so se sia un buon segno o una minaccia. Si sa che i cinesi non sono poi così (o per lo meno non lo sono stati per decenni) bravi nel gestire le loro tante bellezze paesaggistiche e naturali. Non mi aspetto certo surfisti e bagnini, anche se non mi dispiacerebbe incontrare l'equivalente asiatico di Mitch Biuchennon (o come si scrive, comunque quello di Baywatch), ma almeno palme e mare azzurro lo pretendo. Da basso, una foto. Con la riserva che possa essere un mortale lavoro di fotoritocco!


lunedì 5 luglio 2010

Gente da piscina

C'erano giusto una quarantina di gradi ieri a Beijing. Temperatura da piscina, quindi. Mentre a bordo vasca venivo urtato da occasionali palloni dalle fattezze di cocomero ed improvvise zaffate di sigarette abbondantemente fumate tra un tuffo ed un morso ad uno spiedino. Ho quindi identificato alcuni gruppi umani ben definiti, oltre ai padri di famiglia ben pasciuti con il costumino aderente.


- I giovani duri (di ceto medio basso): generalmente smilzi, tatuati, quasi tutti rasati, hanno abbronzature come chi lavora in strada senza maglietta, sembrano appartenere ad una sorta di gang o cosa simile. Si muovono assieme, si fanno scherzi da adolescenti, si prendono in giro in un approccio cameratesco. Alcuni indossano collani con grani di legno o dorati. Non hanno particolari cool, e le loro ragazze indossano costumi estremamente cinesi (colori sgargianti e poche concessioni sexy), hanno acconciature popolari e trucco standard.


- I giovani duri (di ceto superiore): palestrati, tatuati, abbronzature ben curate stile solarium o esposizione regolare al sole, portano occhiali da sole firmati e costumi alla moda. Non si spingono ed hanno un modo di scherzare più affettato, vorrebbero essere molto cool. Le loro ragazze sono fashion victims anche in piscina: costumi di marca, accessori ben studiati, enormi cellulari sempre aperti, trucco sempre pronto ogni volta che uno schizzo accidentalmente le colpisce.


- I giovani in odor di omosessualità: hanno fisici secchi, muscoli scolpiti, costumini attillati su gambe perfettamente abbronzate, stanno in piedi tutto il tempo quasi in cerchio a prendere il sole e commentarsi a vicenda la tonalità degli addominali inferiori. A volte si accarezzano.


- La ragazze occidentali in topless: come da descrizione, non abbandonano il topless nemmeno in una piscina pubblica cinese, coprendosi il seno con le mani. Tutto molto sensato. Chiaramente, attirano gli sguardi, ma a dire il vero neanche troppi. Sempre ad onor del vero, erano solo 3. Ma si notavano, e qualcuno forse le aveva già notate in un night club russo.


- Quelli con il torace villoso: erano due. Il sottoscritto ed un cinese che, fenomeno strano, aveva i peli sul petto ma anche, e forse di più, sulla schiena. Molti di più, diciamo centinaia, quelli che ci guardavano, piacevolmente stupiti o spiacevolmente colpiti.

venerdì 2 luglio 2010

Grandi progetti VS piccoli problemi

Il governo cinese ha lanciato un ambizioso progetto (si stimano 44 miliardi di dollari di investimenti, pubblici e privati) che riguarderà inizialmente 11 grandi città: il fine è realizzare un unico sistema che unifichi trasmisisone televisiva, telefonica ed internet. Ossia un unico massiccio cavo (ma l'idea finale sarebbe un sistema wireless) per combinare i tre sistemi. I lavori inizieranno nel 2012 e si prevede che si potrà godere dei frutti nel 2015.


Ma nel 2010, qualcuno potrebbe spiegare all'autista del bus che se fuori piove e ci sono contemporaneamente 30 gradi, spegnere l'aria condizionata ed aprire i finestrini non farà altro che creare all'interno un effetto stalla che faceva appannare gli occhiali, e costirngerà i malcapitati sul bus 117 a scambiarsi convenevoli e sudore ad ogni frenata o accelerata?