giovedì 19 novembre 2009

Obama in Asia

Non posso assentarmi da internet (e dalle informazioni in generale) per qualche giorno che subito succede qualcosa. Obama è stato in Cina e Corea, ed ha suo modo ha marcato un momento storico. Non so se sia nevicato, chissà se gli sforzi di neve chimica cinesi nel periodo pre-visita sono serviti a garantire un buon clima al presidente americano. Da quello che si evince, l'incontro bilaterale in casa di Hu Jintao ha ridefinito i rapporti tra le due potenze per gli anni a venire. Gli Usa riconoscono la Cina come la nuova potenza regionale, la Cina riconosce l'influenza yankee in Asia. I due giganti sis ono legati a doppio filo, coscienti che l'esistenza ed il potere di una sia inevitabilmente collegata a quella dell'altra. Pechino ha riconosciuto al vecchio nemico oltre Pacifico l'importanza strategica in Asia, gli Usa hanno promesso collaborazione nel campo dell'industria aerospaziale e nel campo delle tecnologie ambientali. Come suggerisce Francesco Sisci, inviato della Stampa, questa rinnovata collaborazione potrebbe anche portare ad un alleggerimento dell'embargo sulla vendita di armi alla Cina (ancora in vigore dopo i fatti di Tiananmen del 1989).


Riguardo all'ambiente ed al tema caldo del riscaldamento globale? Nulla di nuovo, se si sperava in qualche progresso vero, non solo i soliti proclami, si rimane delusi. Anzi ora è vivo il timore che questo stallo possa avere ripercussioni sulla oramai imminente conferenza di Copenhagen del prossimo dicembre. Se non prendono decisioni serie i due giganti, chi rimane a farlo? L'arcipelago non comunicante europeo?


Ed i diritti umani? Obama ne ha parlato, da quelli delle minoranze a quelli della libertà di informazione, ma in maniera quasi cinese, quasi avallando la teoria che ognuno si risolve i propri problemi, dando al limite quelli che sembrano consigli piuttosto che indicazioni chiare. Non stupisce, se la nuova strategia è quella di comunicare in un modo nuovo, senza proclami plateali ma piuttosto con la comunicazione personale, quasi "privata", questa è la normale conseguenza. Ci vorrà ancora tempo per vedere cosa cambierà nella realtà quotidiana. Nel frattempo, la Cina si gode i riflettori ed i risultati che voleva. Gli Usa appaiono invece aver fatto concessioni maggiori degli eventuali benefici. Ma anche questo si potrà giudicare solo in futuro.


Ultime righe sulle parole di Obama a Seoul, dove ha ribadito l'alleanza e la difesa della Corea del Sud, ed ha invitato piuttosto veemente il Nord a rimettersi sulla strada del dialogo, smettendo di usare il ricatto nucleare come arma per ottenere crediti (sia morali che monetari). Anche questo sembra un film già visto, non resta che attendere l'apparente imminente incontro bilaterale con le autorità di Pyongyang.


Alla conta dei fatti, chi paga lo scotto maggiore di questa nuova struttura geopolitica? Sembrerebbe essere il Giappone, che salvo smentite sembra oramai aver perso il proprio ruolo predominante nell'area.

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