lunedì 30 agosto 2010

Parallelismi anacronistici

Fastosi e maestosi monumenti del passato che torreggiano sia su nuove vie ben pavimentate ma anche su fondi stradali ancora sconnessi. Nuovi complessi industriali che si affiancano e cominciano a soffocare le costruzioni più vecchie, oppure ne prendono direttamente il posto. Poi la città che cede il posto alla campagna quasi senza accorgertene, ma per poco: sullo sfondo ancora nuove urbanizzazioni che fanno ombra a vicoli tagliati da strade in terra battuta. Nuovi complessi ancora in costruzione ancora disabitati, mentre sotto, al piano terra della città, la vita va avanti non sempre facile, anzi spesso nutrendosi di sotterfugi e piccola sopravvivenza quotidiana. I bambini che giocano nella polvere e nel fango ben diversi dai giovani che vanno a scuola in perfetto ordine e prendono buoni voti. Abitanti locali che ingannano i ricchi stranieri che vengono a visitare il grandioso patrimonio culturale indigeno. La campagna ferma a qualche decennio prima destinata a scomparire, anche se ancora non lo sa. I vecchi luoghi di ritrovo del popolo, le vecchie usanze che vengono a cozzare contro nuovi stili di vita e nuovi modi di essere nella città.


No, non è Beijing ai giorni nostri. E' il 1951 di Roma ripreso nel film "Guardie e Ladri", che ho fatto vedere oggi ai miei studenti. Quando nel vedere un vicolo romano polveroso con gli edifici sbrecciati e l'arte di arrangiarsi ben evidenziata, ho detto loro "Ecco un hutong di Roma". Loro hano riso, ed hanno anche fatto qualche commento spiritoso che chiaramente non ho capito. Avranno trovato divertente il paragone, e forse assurdo. Sono seriamente convinto che nessuno di loro abbia visitato un hutong pechinese, almeno non di quelli non recuperati e non restrutturati.

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