lunedì 20 febbraio 2012
Serial chillers: il noir della porta accanto
Questo è il sito dove trovare tutte le informazioni a riguardo e l'idea che era alla base del concorso Serial Chillers:
http://maglioeditore.it/2012/02/18/serial-chillers/
mercoledì 15 febbraio 2012
Ritratti su muri da demolire
http://www.chinasmack.com/2012/pictures/foreign-artist-vhils-engraves-portraits-onto-shanghai-walls.html
giovedì 9 febbraio 2012
Ad est, ad ovest, dove capita.
martedì 1 novembre 2011
Un racconto per l' 1 novembre
venerdì 14 ottobre 2011
L'arte del giornalismo
Dopo otto mesi in cui non ho aggiornato il blog, oggi ne ho sentito il bisogno. Perchè?
Perchè ho trovato questa galleria di immagini, che in verità è un'immagine sola.
Riporta il titolo, "scala la grande muraglia". Più sotto invece, si avverte che quelle scalate sono le antiche mura di Nanchino. Se uno è stato alla Grande Muraglia, bastava l'immagine per capire che non è lei nella fotografia. Ma il tizio che ha scritto il titolo legge almeno le didascalie? Sempre grande giornalismo.
Che fa coppia con la giornalista di un importante tg della rete pubblica che ha ribadito che la Grande Muraglia si vede dalla luna. C'è ancora qualcuno che ci crede a quanto pare, e lavora alla Rai
domenica 27 febbraio 2011
La Libia farà scuola in Corea del Nord (e Cina?)
Regolarmente l'esercito sudcoreano "bombarda" la Corea del Nord di volantini di propaganda. Ultimo in ordine cornologico, il lancio di notizie riguardanti le rivolte che hanno sconvolto il nord-africa. Questa forma di guerra psicologica tenta di rompere l'isolamento pressochè totale del paese, dove chiaramente nulla è stato fatto trapelare riguardo le rivoluzioni arabe, che potrebbero essere pericolosamente contagiose.
Forse è ricollegabile (almeno in parte) alla situazione internazionale la visita in Corea del Nord di Meng Jianzhu, ministro della pubblica sicurezza cinese. Secondo il quotidiano sudcoreano Joongang Daily, i leader avrebbero discusso anche di come prevenire eventuali proteste pubbliche che possano nascere sull'onda di quelle arabe. L'esempio dell'attacco a Gheddafi in Libia potrebbe fare scuola per un eventuale attacco alla famiglia Kim? Improbabile al momento, anche se in Corea del Nord sarebbero già in corso moti di malcontento, dovuti non certo all'influenza degli eventi internazionali: secondo Radio Free Asia, che ha sede negli Usa, le richieste di questi "rivoltosi" sarebbero elettricità e riso. L'idea è quindi che potrebbe bastare una scintilla per incendiare una situazione già molto tesa, o almeno a contribuire a scaldare gli animi.
Un altro argomento di cui si sarebbe discusso, è la richiesta della Cina a Pyongyang di maggiori sforzi per bloccare il traffico di droga proveniente dal suo territorio. Secondo una fonte anonima sudcoreana, la Corea del Nord sarebbe diventata un centro di produzione di stupefacenti che vengono poi immessi nel mercato cinese, insieme a sigarette ed altri beni contraffatti, con l'obiettivo di portare in Corea del Nord valuta straniera, vero e proprio ossigeno per le dissestate casse di Pyongyang.
mercoledì 9 febbraio 2011
Egitto: effetto domino verso la Cina?
La dirigenza cinese è preoccupata da quello che sta succedendo in Egitto? Esiste un timore nella leadership del PCC che quel sentimento che in fretta si è diffuso non solo in Tunisia ed Egitto ma anche più a est, in Giordania e Yemen (sebbene in forme diverse e con al momento minore intensità) possa attraversare tutto il continente fino alla Cina? Geograficamente è una strada piuttosto lungo, c'è un bel tratto di via della seta da affrontare, e lungo il tragitto parecchi governatori autoritari o vere e proprie dittature da rovesciare. Governi in cui la situazione interna è più tesa, in cui la scintilla può scatenare la fiamma più facilmente che in Cina. Ma Pechino ha già preso provvedimenti, più o meno ufficiali. Tra gli ufficiali, l'obbligo per tutti i mezzi di comunicazione ufficiali di usare solo dispacci ufficiali dell'agenzia stampa governativa Xinhua, e di concentrarsi non tanto su quello che sta avvenendo in Egitto (che, si badi comunque bene, è al momento documentato su tutti i media cinesi) ma sulla rapidità e l'efficienza con cui il governo ha riportato in patria i propri cittadini.
Tra i provvedimenti non ufficiali, la maggior attenzione dedicata dal Partito al mostrare i propri dirigenti come "vicini alle masse", per riprendere un termine in voga negli anni del Maoismo. Il Premier Wen Jiabao ha fatto visita all'Ufficio lettere e reclami, (nella foto sotto) e per la prima volta si è visto un altissimo quadro del governo cinese parlare con persone che avevano qualcosa da ridire sull'operato delle istituzioni. Chiaramente non l'inizio di una nuova epoca nei rapporti tra PCC e cittadini cinesi, ma un segnale: noi siamo con voi.

Nella stessa ottica va visto il particolare risalto dato dai media ai provvedimenti riguardo al welfare inseriti nel nuovo piano quinquennale (2011-2015), con particolare enfasi sull'aumento dei salari: il governo sa bene che una in Cina non si è ancora raggiunta la tanto agognata armonia sociale. La forbice che separa ricchi e poveri unita alla previsione di un'inflazione in crescita nel 2011 obbligano i dirigenti a non ignorare la possibilità, anche se remota, di un malcontento che si potrebbe tramutare in rivolta.
Il tutto nella lunga attesa che precederà il cambio della leadership cinese nel 18esimo Congresso del PCC che si terrà nel 2012, previsto all'insegna della continuità. Ma si sa che i periodi di transizione possono rivelare sorprese.
martedì 8 febbraio 2011
Cosa lega Egitto e Corea del Nord
Mubarak in Egitto cadrà o no? Non è ancora dato saperlo. Ma certamente un leader mondiale si rattristerà per la sua eventuale caduta: Kim Jong-il. Tra le pieghe delle storia può infatti venire fuori che l'Egitto, nella nostra parte del mondo fino a poche settimane fa fedelissimo alleato degli Stati Uniti, per decenni nell'altra parte del mondo è stato attivissimo partner di uno dei maggiori nemici degli Usa, quella Corea del Nord con cui intrattiene rapporti dal 1970, da quando un giovane Mubarak, allora capo dell'aviazione militare egiziana, ottenne l'invio di istruttori militari nordcoreani in preparazione a quella che sarebbe stata la guerra dello Yom Kippur con Israele. Guerra che finì con la distruzione dell'aviazione egiziana. I legami si sono stretti ulteriormente negli anni '80, con Mubarak al potere e la Corea del Nord impegnata a rifornire il Cairo di missili Scud B di tipo sovietico e di altra tecnologia militare. Grazie a questo hub economico creato in Egitto, fu più facile per Pyongyang rifornire di armi anche altri regimi arabi della zona. Mubarak visitò lo storico leader nordcoreano Kim Il-sung quattro volte durante gli anni '80, e l'alleanza era così salda che Mubarak ai tempi promise che non avrebbe mai allacciato rapporti diplomatici con la Corea del Sud. Cosa che invece avvenne nel 1995: Seoul aveva regolarizzato i suoi rapporti con la Cina, e Mubarak si era stancato di vedere passare per Suez i supercargo coreani carichi di prodotti tecnologici senza poterne usufruire. Ma i rapporti con Pyongyang non si sono mai interrotti. Proprio durante la sommossa che ha provato di rovesciare Mubarak, una delegazione della Orascom, colosso egiziano delle telecomunicazioni e delle costruzioni, era a Pyongyang a firmare patti commerciali: il presidente di Orascom, Naguib Samiris, accolto come un capo di stato. Strette di mano, intese, implicita solidarietà di Kim al suo omologo egiziano, nel suo disegno originale di mettere suo figlio Gamal nel posto di leader egiziano. Un po' quello che Kim Jong-il sta facendo in Corea del Nord con suo figlio. Forse che tema di poter fare la stessa fine del paese delle Piramidi?
Per finire: tra gli accordi firmati tra Pyongyang e la Orascom, ci sarebbe anche un progetto della compagnia egiziana per completare la costruzione dell'hotel Ryugyong, che dal 1992 svetta incompiuto con i suoi 105 sulla capitale nordcoreana. Orascom ci lavora già dal 2008, ora sembra che si possa portare a termine il simbolo delle ambizioni e dei fallimenti di Pyongyang: iniziata nel 1987, la sua costruzione si sarebbe dovuto concludere nel 1989 e farne l'hotel più alto del mondo. Ma i lavori sin interruppero per la crisi economica che gettò la Corea del Nord sul lastrico. L'obiettivo è ultimarla per il 2012, quando si celebrerà il centenario della nascita di Kim Il-sung.

venerdì 31 dicembre 2010
2011
Buon anno nuovo!
새해 복 많이 받으세요!
新年快乐!

mercoledì 24 novembre 2010
Paura lungo il 38esimo parallelo
La Corea del Nord ha attaccato la Corea del Sud. Secondo la versione di Pyongyang, è stata una motivata reazione a colpi sparati dalla marina sudcoreana durante un'esercitazione di rito che si svolgeva nelle acque in prossimità del 38esimo parallelo, la linea che divide le due Coree. Colpi che sarebbero stati esplosi in direzione nord, ossia verso le acque ed i territori nordcoreani. Tesi confutata da Seoul, che parla invece di un attacco vero e proprio. Centinaia di colpi di artiglieria hanno colpito l'isola di Yeonpyong, nel mar Giallo, ad ovest dalla penisola coreana. A circa 80 chilometri dall'aeroporto di Incheon, e pochi di più dalla capitale Seoul. Per ora le vittime sono 4, due militari e due civili, mentre la popolazione dell'isola, circa 1500 persone, si è riversata prima nei rifugi e poi ha cominciato a lasciare le proprie case. La gente ha paura. Le armi nucleari di Pyongyang fanno paura. La situazione confusa nella leadership nordcoreana fa paura, ma allo stesso tempo questa confusione spiega in parte l'attacco, ed allo stesso tempo indebolisce l'ipotesi di una guerra.
A Pyongyang è in corso la successione al potere, che passerà dalle mani di Kim Jong-il a quelle del figlio. Che ha 28 anni, e nessuna esperienza di governo, nè tantomeno il carisma necessario. Dopo la famiglia Kim, e forse prima del Partito dei Lavoratori, stanno i generali nordcoreani. Non è escluso che anche tra loro stiano lottando per portare l'erede da una parte piuttosto che dall'altra. Quindi l'attacco potrebbe sembrare l'ennesima prova di forza per dimostrare che l'esercito è pronto, vigile e preparato. E che decide. Non è un caso che sia avvenuto proprio nei giorni in cui è a Beijing l'inviato statunitense per la questione coreana, Stephen Bosworth, arrivato in Asia proprio per riannodare i fili dei dialoghi sul nucleare nordcoreano. Un segnale anche a lui, dunque. Ma un segnale di cosa? Di forza bruta? Di potere? Di unità? Forse tutto, forse nulla di tutto questo. Non è facile capire. Forse una vendetta perchè Seoul nei giorni scorsi si è rifiutata di riaprire i flussi turistici con la Corea del Nord, attività che aiutava l'economia di Pyongyang? Peccato che in cambio abbia ottenuto che la Corea del Sud bloccasse immediatamente gli aiuti economici che aveva previsto per alcune zone alluvionate del Nord.
Non è da escludere nemmeno la volontà di vedere come reagirà la Cina, unico alleato della Corea del Nord: un'alleanza essenziale ma sempre più spinosa. Non è un caso che la risposta di Beijing sia stata, tra quella delle grandi potenze, la più cauta, un diplomatico "prima di giudicare dobbiamo accertare l'esatta dinamica". Sacrosanto come atteggiamento, ma forse nasconde un certo imbarazzo. O la necessità di muoversi con cautela e studiare al meglio la prossima mossa.
Non credo che Pyongyang voglia scatenare una guerra. Tempo fa lessi qualcosa riguardo alle potenziali dinamiche di una nuova guerra tra le Coree: Pyongyang ha certo la potenza di fuoco necessaria, ed un attacco su Seoul avrebbe conseguenze devastanti (l'arma atomica potrebbe essere usata). Ma la risposta immediata del Sud, degli Stati Uniti, probabilmente del Giappone, renderebbe la Corea del Nord terra bruciata in poco tempo. A che pro dunque scatenare una guerra? Per ottenere qualcosa in cambio, siano soldi o considerazione. La Corea del Nord si sente con le spalle protette: c'è la Cina a garantirne la sicurezza. Per questo Seoul può rispondere a male parole, ma difficilmente (salvo chiaramente ulteriori provocazioni, più gravi e sanguinose) potrà veramente reagire con la forza, come si augurano i falchi degli ambienti militari. Il domino che una risposta violenta provocherebbe si può solo immaginare: intervento americano, intervento cinese, intervento russo, europeo. E perchè no indiano, visto che è di questi giorni un nuovo contenzioso tra Cina ed India riguardo alla frontiera himalaiana.
Nel frattempo, resta la paura lungo il 38esimo parallelo.

