Non ho mai studiato con attenzione il calendario tradizionale cinese, quello lunare ancora oggi usato dai contadini per organizzare i cicli di semina e raccolta, ed in base al quale si calcolano le festività tradizionali cinesi. Nonostante questo ho realizzato in questi giorni che dev’essere iniziato l’autunno. Mi sono svegliato che fuori dalla finestra il colore era lo stesso del novembre padano, tranne per gli alberi che sono ancora verdi. Parecchi gradi in meno dei giorni scorsi, ma soprattutto da un giorno all’altro dagli scaffali del reparto frutta del supermercato sono scomparsi i meloni ed i cocomeri, e sono apparsi i mucchi di giuggiole. Era rimasto un unico melone triste, abbandonato tra pile da poco arrivate di pere e ammassi di quello strano frutto che sembra un pompelmo gonfiato e del quale non ricordo il nome. O forse non l’ho mai saputo. Casualmente sono venuto a sapere che domani si festeggia il San Valentino cinese, il locale giorno degli innamorati, che cade tutti gli anni il settimo giorno del settimo mese del calendario lunare. La leggenda alla base della festività narra, semplificata, dell’amore ostacolato tra la settima figlia dell’Imperatore Celeste ed un pastorello terrestre, ostacolati dal padre di lei e costretti a vivere lei su Vega e lui sulla stella Altair, con la possibilità di vedersi solo una volta all’anno, appunto nel settimo giorno del settimo mese. Ma vi sono altre leggende che avrebbero ispirato la festività, che a differenza della nostra versione non prevede scambio di regali ma piuttosto diviene l’occasione per le ragazze di mettere in mostra le proprie qualità di ottime compagne di vita. In base ai diersi nomi assunti dalla festività o alle diverse pronunce il nome cambia da “Compleanno delle sette sorelle” a “Notte delle qualità” a “Festa delle qualità”. Quindi niente cioccolata o rose (che invece abbondano quando anche qui si festeggia San Valentino) ma piuttosto la dimostrazione di destrezza nell’incidere meloni in maniera artistica, simbolo ideale di grandi abilità casalinghe. Allora io ripenso al povero melone del supermercato, intento a nascondersi tra i nuovi arrivati per scampare al processo estetico che lo renderà tanto bello quanto morto.
martedì 25 agosto 2009
lunedì 24 agosto 2009
delegazione n.1, Beijungle vi saluta!
Beijing oggi si è svegliata grigia, dopo una decina di sole quasi ininterrotto. Sarà che oggi è l’anniversario della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi dell’anno scorso. O forse sarà che la capitale a suo modo saluta la Delegazione contese n.1, tornata nella notte verso le terre del germanino. Questa sorta di rappresentanza diplomatica di basso profilo ha portato nelle terre d’oriente una ventata di terra natia, con benefici effetti sui rapporti bilaterali tra il gigante asiatico e la piccola realtà emiliana. Sono stati avviati rapporti personali e professionali che fioriranno in futuro, sia tra le due diverse nazioni, ma anche tra le diverse zone del (bel?) Paese nonché tra diverse realtà europee. Per i progetti commerciali vale la pena citare il progetto di esportazione della piadina, che dovrà essere preventivamente rubata ai cari cugini romagnoli (già identificato il luogo di un futuro punto vendita, in sviluppo il business plan) nonché l’ambizioso piano di creare un Bar Sport per ovviare alla grave mancanza di un analogo luogo di ritrovo tipico nelle affascinante strade pechinesi, che possa fornire all’italiano a Beijing birra Moretti, espressi degni di questo nome, Gazzetta, calcio balilla e caratteristici tavolini in formica. Si cercano a tal fine investitori ben motivati. Anche qui già identificato il luogo, esattamente di fronte al bar francese, in maniera da contrastare i cugini d’oltralpe.
Importante è stato l’incontro con la delegazione spagnola, con cui si è discusso di commercio unilaterale di bevande alcoliche e di sviluppo congiunto della scienza medica.
Oltre agli splendidi luoghi visitati ed alle belle esperienze, la cifra aggiuntiva è stata la gioia di avere finalmente qui gli amici di sempre, e riuscire finalmente a condividere con loro questi luoghi che per quanto si raccontino rimangono sempre lontani, vedere le facce sorprese, affascinate, stupite ed a volte anche schifate; riscoprire io stesso luoghi che non vedevo da anni, e riscoprirmi in faccia le stesse espressioni. Ora la Delegazione porterà a Zeint nuovi racconti da Beijing, diversi dai miei. Chissà che città racconteranno quei tre coraggiosi che hanno sfidato truffatori bulgari, influenze suine, bacchette cinesi, cali di peso e svarioni sotto il sole a pancia vuota. La cosa certa è che oggi Beijing si è svegliata un po’ più vuota, e se non tutta la città, di sicuro il quartiere Hepingli. Nella speranza che altre Delegazioni seguano la prima, il Cartello di Benvenuto, come una profana fiaccola olimpica, è oramai arrivato in Italia, pronto per essere raccolto dai prossimi visitatori.
E siccome un famoso quesito ha imperversato in questi giorni, mi sembra giusto chiudere la parentesi personale ma assolutamente dovuta con un tocco di mistero: avranno capito i miei amati amici durante quale cena o pasto hanno assaporato incoscienti il pene di un toro?
domenica 16 agosto 2009
Ferragosto a Beijing
Ferragosto a Beijing: con alcuni cari amici in visita in queste lande, celebrato a mezzogiorno con pasta all’olio e parmigiano, poi passeggiando tra i grattacieli del Central Business District, col naso all’aria verso le cime dei palazzi come buoni campagnoli in gita nella grande metropoli, a chiedersi quanto sia alto il più alto dei palazzi e chiederlo ad un vecchio che si p fermato di fianco a noi: schiacciato dal suo baschetto da cantiere, pochi denti marci pronti ad addentare mele altrettanto marce appena comprate, ci guardava incuriosito, stupito che un italiano parlasse cinese, ripetendo a se stesso e ad un’altra signora li vicino che loro invece non sanno l’italiano. E poi a mangiare l’anatra alla pechinese al ristorante Liqun, così famoso e rinomato che è ancora ospitato in una vecchia casa in un hutong, il servizio non brilla per cordialità ed il cesso è orribile, ma qui conta il cibo che fa passare tutto il resto in secondo piano; poi fuori nel vicolo con mille gradi ed un suonatore di moleste melodie su corde stonate, poi a zonzo tra bar e mendicanti, genti di tutte le razze unite dal sudore e dai brindisi, e finire all’alba a rimirare la foschia mattutina ed il caldo fuori luogo mentre il sole cominciava a sorgere. Mancavano il mare, i falò, le grigliate, l’alba nonché il tramonto in spiaggia, ma in fondo la celebrazione è stata fatta.
mercoledì 12 agosto 2009
jiudaowan hutong, il regno delle curve
Ho visto in televisione lo spot di una sorta di collana magica che, sfruttando il potere di non meglio identificati metalli che vi sono inseriti, dovrebbe contribuire a migliorare la postura, migliorare la circolazione del sangue, donare una vita sociale migliore grazie alla sua estetica mirabile, insomma farti divenire l'eroe del vicinato ed in più avere un deciso risultato dal punto di vista della salute. Abbinato danno anche il bracciale analogo, quello che serva forse a rendere migliore la propria calligrafia? Le televendite sono uguali in tutto il mondo, e pensavo che nessuno comprasse questi prodotti reclamizzati in tv. Bene, da un paio di giorni vedo in giro personaggi con il famoso collare magnetico. E dire che non è un prodotto nuovo, forse non ci avevo mai fatto caso ma qualcuno lo usa. Questo significa che qualcuno in Italia ha comprato il set di anelli mostruosi che andava molto anni fa? Nel momento in cui ho realizzato che stavo cominciando a dare troppo peso alla televisione cinese, ho deciso di uscire alla ricerca di tesori nascosti--br--Ho quindi scoperto che non lontano da casa mia si trova l'hutong, il vicolo, con più curve di Beijing. Si chiamo jiudaowan hutong (九道湾胡同 ) e dovrebbe avere intorno alle 20 curve. Un'attrazione talmente poco interessante che non ho resistito, sono saltato su un autobus all'una del pomeriggio circondato da 37 gradi di calore pechinese e sono arrivato al famoso luogo. Un bel vicolo lasciato andare, per arrivarci sono passato davanti ad alcune di quelle vecchie architetture socialiste che si trovano sbandate nei vicoli, piccole colonne doriche di vocazione sovietica ad incorniciare ingressi, stelle a cinque punte su frontoni sbrecciati. Intorno infissi scoloriti, reti arrugginite, vecchi in canottiera seduti a bere il tè, donne che portano a spasso brutti cani, i bambini che giocano entrando ed uscendo dai cortili interni. Ho percorso il vicolo, non ho contato le curve, mi sono anche perso tra angoli di verde, piccole aiuole a riempire i piccoli spazi tra le mura delle case, pulite e tranquille senza essere ricostruite. Non ho ancora chiarito a me stesso se gli hutong siano un bene o un male, è un pensiero che sto elaborando. Nel frattempo li percorro, tra puzza di piscio e profumi di spezie piccanti.
martedì 11 agosto 2009
la tranquilla vita di Hepingxincheng
Il condominio dove vivo si chiama Hepingxincheng, tradotto in inglese con Peacefull Town, qualcosa di simile a Città Tranquilla. Nel cortile continua il mercatino del libro. Vanno forte i libri di ricette e le biografie dei grandi personaggi della storia cinese contemporanea. Un ragazzo e duna ragazza se ne stanno pazientemente seduti sotto un ombrellone mentre la temperatura sorpassa comodamente i 30 gradi, ma il cielo si è fatto in questi giorni azzurro, e l'indice API che misura la qualità dell'aria è incredibilmente basso. Ieri per completare il quadro di sapore socialista c'era anche un tavolino con i medici volontari che provavano la pressione agli anziani, forse si teme che l'innalzarsi delle temperature possa creare problemi. Ho preso un autobus alle 9 di sera, e dentro si sudava. Forse un autobus senza aria condizionata, o forse l'autista non voleva sprecare cavalli motore fondamentali per guidare come un folle a favore del nostro rinfrescarci. Anche se mi piaceva pensare che il condizionatore spento fosse una direttiva contro l'inquinamento, solo così potevo sopportare l'umido contatto con la signora al mio fianco.
Di fianco a casa mia ha da poco inaugurato un club, immagino la solita discoteca con annesso karaoke. Niente di nuovo, non fa che sostituire quello che c'era prima. Ma una cosa è cambiata: hanno rifatto la facciata, che ora ricalca le forme del Water Cube, la piscina olimpica. Chissà se l'edicolante miope che lavora li di fianco ora sarà più stimolato a farsi una folle serata in un club, invogliato dall'aura olimpica data al luogo. O forse continuerà a passare le sue giornate con il volto quasi incollato alle riviste di sport, non particolarmente interessato ai suoi clienti. Finalmente ho trovato anche qui il mio edicolante di fiducia.
Intanto nei giorni scorsi è arrivato a lavorare nel condominio un nuovo bao'an, una nuova "guardia" del complesso. Sarà perchè è nuovo, saluta tutti quelli che passano davanti alla sua postazione, buongiorno, buonpomeriggio, buonasera, che il sole picchi mortale o che la pioggia lo costringa a sparire sotto un enorme impermeabile. Finirà anche lui nella lista dei "lavori più gratificanti" che sto stilando e che presto verrà pubblicata.
sabato 8 agosto 2009
olimpiadi reload
E' già passato un anno dalle Olimpiadi di Beijing. Il Nido d'Uccello, che l'anno scorso vedeva sfilare al suo interno i migliori atleti di tutto il mondo tra poche ore si consolerà con le gesta di Inter e Lazio che si contenderanno la Supercoppa italiana. In precedenza non aveva, per un anno, goduto di eventi sportivi ma solo di concerti e festival pop. E di una orrenda esibizione dei costumi usati nella cerimonia d'apertura dei giochi olimpici. Un po' riduttivo per il fiore all'occhiello delle avveneristiche strutture olimpiche. Nemmeno la squadra di calcio della capitale vuole giocarci durante il campionato, probabilmente imbarazzata dal vuoto che si verrebbe a creare sugli spalti (anche se sembra che qualcosa si stia muovendo in queste settimane, complice una mega sponsorizzazione). Qualcuno si consola con le migliaia di turisti che ogni giorno visitano il nuovo santuario pechinese, altri già pregustano la messa in scena della Turandot che qui avverrà in autunno, a cura di quel Zhang Yimou che fu la mente della cerimonia olimpica. Il Cubo d'Acqua è invece aperto al pubblico, ha ospitato sfilate e concerti (?) e si appresta a divenire una struttura sportivo-commerciale nei prossimi mesi. Il palazzetto di Wukesong, dove i miei occhi lucidi hanno goduto delle gesta dei cestiti, giace invece inutilizzato. Qualcuno deve aver fatto male i calcoli. Ma per il resto Beijing gode ancora dell'eredità delle Olimpiadi: la città è pulita, le infrastrutture funzionano perfettamente, il verde è rimasto, l'aria è migliore. La popolazione è ancora abbastanza educata, non è regredita all'epoca dello sputo selvaggio. Ma soprattutto il sentimento patriottico è più forte che mai, come confermano i sondaggi sul lascito spirituale dei giochi olimpici. E qualcuno si ricorda ancora quel poco di inglese imparato per l'occasione. Agli angoli delle strade si vedono ancora le casette dei volontari, con le immagini oramai sbiadite e le serrature arrugginite. Sembrano tristi memorabilia del passato, ma forse sono invece moderni altari allo spirito di sacrificio ed alla frenesia di quei giorni. Forse qualcuno nella notte porta bastoncini di incenso a gruppi di tre davanti alle casette, ricordando in privato, lontano dalle celebrazioni pubbliche, quei giorni in cui i pechinesi hanno sentito la loro città non solo al centro della Cina, ma al centro di tutto il mondo. --br--
Il governo ha stabilito per oggi la "Giornata nazionale dello sport", in onore delle Olimpiadi. Grazie al cielo nessuno nel mio condominio si è mesos a correre come un ossesso, o a improvvisare sport nel cortile. Anzi c'è un mercatino dei libri usati, oggi. Non ci sono nemmeno le due ragazze che solitamente si allenano a tennis, usando una palla legata con un elestico ad un peso appoggiato a terra, creando traiettorie pericolossime per i passanti. Nonostante i proclami, le gente lamenta ancora la mancanza di spazi pubblici per lo sport, accessibili a tutti, non solo a quelli col portafoglio grosso. Un ragazzino con la canottiera di Kobe Briant gioca spesso a basket in cortile, peccato che non essendoci il canestro deve arrangiarsi mirando ad una finestrella quadrata lungo un muro.
In televisione passano le immagini dell'anno scorso, i successi, i momenti più belli. Quelle immagini che tutti hanno visto, dalle grandi metropoli ai villaggi di campagna, dalle ricche città costiere alle depresse regioni occidentali. Quelle immagini sportive che, insieme alle immagini drammatiche del terremoto in Sichuan, opposte ma in questo caso accumunabili, hanno contribuito a forgiare una maggiore coscienza nazionale, quello spirito patriottico essenziale al governo per poter controllare un continente ridotto a nazione, per attraversare indenni le tensioni interetniche, gli scandali alimentari, le tragedie del lavoro, insomma i problemi storici cinesi.
venerdì 7 agosto 2009
hot dog in beijing
Continuo con i post leggeri in clima estivo. Estate che qui sembra svanita prima del previsto, visto che da giorni la pioggia si alterna al tempo nuvolo, nulla a che fare con il sole brillante dell’anno scorso. Forse che il Partito avesse veramente controllato il clima per non mettere a repentaglio le Olimpiadi? Certo la temperatura ora è vivibile, ma ogni tanto mi sembra un classico autunno da bassa padana. Leggera nebbia serale compresa. Oltre alle considerazioni climatiche, in questi giorni sto considerando gli hot-dog, o almeno lo loro improvvisa apparizione a Beijing e la loro velocissima diffusione. Sembra che sia scattata la frenesia del cane caldo: ovunque sono sbucati simil-chioschi decisi ad emulare i loro fratelli maggiori di New York. la leggenda vuole che--br-- tutto sia iniziato con un laowai, uno straniero, che ha aperto nei mesi scorsi un piccolo locale a Wudaokou, divenuto in poco tempo molto noto, tanto che in breve un cinese gli ha aperto una rivendita analoga esattamente di fianco, sfruttando l’arma dei prezzi più bassi e della manodopera a basso costo. Ossia una riproduzione in miniatura di dinamiche economiche globali. Sembra che lo straniero abbia già provveduto a delocalizzare in altra zona per mantenere il suo business. Nel frattempo il cartello hotdog è apparso in molti altri bar e ristoranti, giusto per cavalcare l’onda. Ammetto di non averli ancora provati. Il tutto assomiglia alle dinamica di sviluppo dei bar e dei locali qui a Beijing, che, come faceva notare un commentatore su un magazine locale, spesso funziona così: vuoi aprire un bar? Bene, trovane uno che ti piace e che ha successo, affitta un posto esattamente al suo fianco, arreda il posto nello stesso modo, crea la stessa atmosfera e fornisci le stesse consumazioni. Grazie a questo modo di procedere sono nate le vie dei bar di Beijing. Ovvio che non sia tutto così, ma la jiubajie di Sanlitun, le rive del lago Houhai, Nanluoguxiang e gli hutong vicino al tempio dei Lama stanno a testimoniare la validità di questo ragionamento. Quindi se hai un’intuizione geniale, la tua sorte è essere emulato in breve, con la speranza almeno di essere ricordato nei secoli come il trendsetter.
Ora è il tempo degli hotdog, ma credo che presto arriverà il tempo della piadina. Chi avesse interesse ad invadere Beijing con il prodotto romagnolo si faccia avanti, apra e vediamo se va. In modo che poi io possa copiare!
mercoledì 5 agosto 2009
distribuisci le carte, Chen!
I cinesi hanno sviluppato un morboso amore per i giochi di carte. Non so a cosa giochino, forse poker ma potrebbe essere altro, rimane il fatto che a quanto vedo il cinese medio (uomo, donna, bambino, nonno, ricco, povero, bello o brutto) quando esce di casa oltre a mettersi in tasca portafoglio, cellulare e chiavi di casa non manca di infilarci anche un bel mazzo di carte, che poi provvede a sfoderare in qualsiasi situazione. Ho visto signore giocare a carte in un bar all’occidentale mentre sorseggiavano borghesissimi cappuccini, ragazzi entrare al Mcdonald solo per ordinare una coca in 8 ed occupare due tavoli per una bisca godendo dell’aria condizionata; venditori di cianfrusaglie in un sottopassaggio a piazza Tian’anmen impegnati in all-in chiassosi, ragazzi su una panchina alla fermata del bus mentre il vento minacciava di portare via le loro preziose carte, ragazze al parco olimpico che celebravano il ricordo delle Olimpiadi con un’attività meno fisica ma altrettanto agonistica a giudicare dalla foga con cui venivano gettate le carte. Forse dovrei rispolverare il mio vecchio mazzo di carte con le immagini della rivoluzione e lanciare la sfida nel parchetto dentro al mio condominio. Sapranno i cinesi giocare a scala quaranta?
martedì 4 agosto 2009
abbuffati pure, caro telespettatore
“Hai mangiato troppo piccante e ti è venuta la diarrea? Prendi le pillole (marca cinese)”
“Hai mangiato troppo unto e ti è venuta la diarrea? Prendi le pillole (marca cinese)”
“Hai mangiato gamberi accompagnandoli con birra ghiacciata e ti è venuta la diarrea? Prendi le pillole (marca cinese)”
Così recita uno lo spot di queste miracolose pillole cinesi. Ma mangiare con un minimo di buon senso non è nemmeno lontanamente preso in considerazione?
lunedì 3 agosto 2009
The underground of Beijing
A Beijing esiste una città sotterranea. Non è la metropolitana, e nemmeno un sinonimo per indicare la popolazione underground od i poveri che vivono in presunti cunicoli. E’ invece un sistema di tunnel sotterranei scavati dal 1969 per i successivi 10 anni, in seguito allo scoppio delle ostilità tra Cina e l’allora Unione Sovietica. La paura era quella di un attacco nucleare, e Mao pensò così di far costruire un Grande muraglia sotterranea. I tunnel si estendono per 30 chilometri nella zona a sud di piazza Tian’anmen; nel clima paranoico vennero costruiti alloggiamenti, zone per la ristorazione, scuole, teatri, sale per la lettura, fabbriche, cliniche, una pista per il pattinaggio nonché aree per la coltivazione di funghi. In alcune zone i tunnel erano tanto larghi da permettere il passaggio di camion in entrambi i sensi di marcia, e si dice che tutte le abitazioni delle zone interessate avessero un accesso segreto a questa struttura che fortunatamente non è mai stata necessaria. Alcuni tratti sono stati sfruttati quando venne costruita la metropolitana, in altri invece ci sono ora i sotterranei di negozi, a volte negozi veri e propri o hotel di infimo rango. Per la costruzione si usarono materiali provenienti dallo smantellamento di parte delle mura di Beijing e di alcune delle antiche porte di guardia: si distrusse il vecchio per costruire il nuovo, come recitava un classico della Rivoluzione Culturale. --br--I tunnel sotterranei passano nei pressi di Qianmen, la porta meridionale di piazza Tian’anmen, una delle aree di Beijing che ha subito una trasformazione tra le più radicali: fino a qualche anno fa era una banale via cinese, trafficata, sporca, con banali palazzi, marciapiedi sbrecciati e mucchi di spazzatura nauseabonda nei pressi dei negozi, anche se da sempre è stata una via di grande importanza commerciale, almeno fin dai tempi della dinastia Yuan, quindi a partire dal Tredicesimo secolo. L’anno scorso Qianmen è stata riaperta dopo anni di lavori nella sua nuova veste, ossia ora appare come era negli anni ’20 e ’30 del Ventesimo secolo. Sono stati ricostruiti gli edifici ispirandosi alle foto dell’epoca, che sono poi state affisse nei luoghi corrispettivi, la via di poco più di 800 metri è percorsa da un tram a rotaia, ed all’interno dei nuovi edifici hanno aperto grandi ristoranti, boutique, negozi di souvenir, anche se molti luoghi sono ancora vuoti. Tutto è talmente nuovo e curato che sembra proprio di stare in un parco a tema, con quell’inamovibile gusto di falso e ricostruito, di cui Qianmen è il trionfo. Questa volta si è usato il vecchio per costruire il nuovo, e l’effetto non è, almeno per i miei occhi, un gran che. Ai cinesi invece sembra piacere, forse i più anziani rivivono in parte la loro gioventù, forse qualcuno sulla versione originale del tram c’era pure salito. Purtroppo anche tutte le arterie laterali stanno subendo lo stesso trattamento, moltissime sono ancora enormi cantieri in cui i vecchi e le signore devono, invece che camminare in mezzo alla strada, attraversare pericolanti passerelle posizionate sopra a scavi o pozzi.
E la città sotterranea? Quella mantiene i suoi misteri, per me almeno, visto che oggi, dopo aver vagato in zozzi hutong per lungo tempo ho finalmente trovato l’ingresso, chiuso però. Senza data, senza indicazioni. Gli hutong tutti intorno sembra che stiano affrontano l’apocalisse, vengono distrutti, sventrati, ricostruiti, rimaneggiati. Al numero 62 del Xidamochang hutong (西打磨厂胡同) c’è un muro di piastrelle bianche e la scritta Beijing underground city (北京地下城) che lentamente si sta scollando. Un gruppo di operai mi guardava chiedendosi secondo me cosa fossi venuto a cercare li. Sono segnalate altri punti dove accedere, ne ho trovato uno al 18 di Dazhalan hutong (大栅栏胡同): si entra in un anonimo enorme negozio, si scende le scale seguendo fiduciosi un cartello che recita “Air bombing basement” o qualcosa di simile, e ci ritrova in...uno spaccio di francobolli e roba di filatelia. Delusione. Ma nascoste in un sottopassaggio, due porte di legno male in arnese chiuse con catene. Dalla fessura si intravedono scale che scendono.
La città sotterranea esiste, e non avrò pace finchè non l’avrò visitata.