lunedì 24 maggio 2010

La questione della Cheonan. Da un'altra angolazione

Sulle pagine del sito dell'agenzia stampa nordcoreana Kcna (www.kcna.co.jp) si può leggere la versione nordcoreana dei fatti della nave affondata Cheonan. Riassumendo, nell'inconfondibile stile della retorica di sovietica memoria, Pyongyang rimanda al mittente tutte le accuse, affermando che questa non è che l'ennesima macchinazione finalizzata a trovare un pretesto per dichiarare guerra alla Corea del Nord, ordita dai vicini del Sud, in particolare dal suo governo reazionario manipolato dagli Stati Uniti e dal Giappone (se la stessa cosa avvenisse in Europa, sarebbero Stati Uniti e Regno Unito). Il governo sudocreano, accusato di essere composto da traditori della patria, viene accusato e messo in guardia: il popolo e l'esercito nordcoreano non li perdoneranno mai per la loro viltà.




(nell'immagine, il luogo dove è avvenuto l'affondamento della Cheonan, in prossimità del confine marittimo tra i duo paesi)


Gli autori hanno l'accortezza di non accusare mai il popolo sudcoreano, ma solo i suoi governanti ed i suoi mandanti occulti. Naturale che sia così: ufficialmente la Corea del Nord persegue ancora il sogno della riunificazione, o almeno mette tale parola in tutti i discorsi ufficiali e patriottici; quindi al popolo sudcoreano bisogna riunirsi, spazzandone via la cricca reazionaria al potere.


Ma fermiamoci un attimo a pensare: e se avessero ragione loro? Se l'affondamento della nave Cheonan, i suoi morti, i suoi lutti, non fossero altro che una enorme macchinazione per raggiungere altri obiettivi? Per oggi quindi provo a stare dalla loro parte. Mi ha ispirato la lettura di un blog in cui l'autore senza dubbio alcuno imputava l'affondamento ad una classica (termine suo) macchinazione dello zio Sam per giustificare un attacco ad un paese ostile, in questo caso la Corea del Nord. Ma a che pro? Al fine di attaccare indirettamente la Cina, unico alleato di Pyongyang degno di considerazione. Quindi di nuovo l'oramai noto scontro tra potenze, questa volta combattuto per procura in Corea del Nord. Ma siamo sicuri che la Cina sarebbe così pronta a salvare il regime nordcoreano? Mentre per Kcna la finalità è semplicemente l'annientamento del governo della famiglia Kim, colpevole di voler costruire un'alternativa all'egemonia degli Usa e di cercare con forza una riunificazione nazionale impedita da forze esterne. La malafede del governo sudcoreano sarebbe provata dal fatto di non voler accettare il team di investigatori che Pyongyang vorrebbe inviare a svolgere le proprie indagini sull'affondamento della Cheonan.


Mentre continua il tour della Clinton che potrebbe dare indicazioni sul futuro, in Corea del Sud ci si prepara per le elezioni a livello locale del 2 giugno: impossibile che la questione della Cheonan non abbia ripercussioni sulla tornata elettorale. Probabilmente lo pensava già il presidente Lee quando ha deciso di rendere ufficiale l'accusa alla Corea del Nord per l'attacco alla nave: arrivare il più vicino possibile alla data delle elezioni per scaldari i cuori, senza però nel frattempo impantanarsi in uno stato se non di guerra vera di mobilitazione che non avrebbe certo fatto bene alla sua immagine.

sabato 22 maggio 2010

Contro-indagine nordcoreana

Il vice presidente della Commissione Nazionale per la Difesa nordcoreana Kim Yong Chun ha invitato le autorità sudcoreane ad accettare il gruppo investigativo che Pyongyang vuole inviare ad investigare riguardo all'affondamento della corvetta Cheonan. Il governo di Kim Jong-il non accetta la pesante accusa, anzi la rilancia al mittente ed in alcune occasioni ha avanzato l'idea che l'affondamento possa essere una messa in scena delle autorità sudcoreane, finalizzata a fomentare lo scontro con i vicini del nord.



Si attende intanto l'esito del viaggio di Hillary Clinton in Asia orientale: in Giappone ha già incontrato a Tokyo il Ministro degli Esteri Katsuya Okada (nella foto), poi sarà in Cina e concluderà l'itinerario proprio in Corea, a Seoul. Chiaramente sarà la situazione nella penisola coreana a tenere banco nelle discussioni, e probabilmente non è un caso che l'indagine di Seoul che ha accusato Pyongyang si sia conclusa propria questa settimana, in concomitanza con l'inizio del viaggio. Il Giappone viene spesso minacciato dalla Corea del Nord, le cui autorità non hanno mai fatto mistero del fatto che l'obiettivo militare ultimo sia avere vettori nucleari in grado di colpire il paese del Sol Levante. Seoul negli ultimi anni si è mostrata più intransigente; la posizione della Cina dovrà necessariamente emergere in questi giorni. E' da questa posizione che dipenderà molto di ciò che succederà nelle prossime settimane.

giovedì 20 maggio 2010

Coree: promesse di guerra, possibilità di tregua.

"Guerra aperta". Questo promette la Corea del Nord alla Corea del Sud, qualora la comunità internazionale decidesse di applicare ulteriori sanzioni a Pyongyang, dopo la presentazione al pubblico dei risultati dell'indagine sull'affondamento della nave sudcoreana Cheonan, le cui vittime furono 46 marinai. Secondo l'indagine, condotta da un team internazionale, non ci sono più dubbi che la nave sia stata affondata da un siluro nordcoreano, del quale sarebbe stato rinvenuto un pezzo nelle acque teatro dell'incidente. Ma se il Nord minaccia guerra, il Sud invece mostra i muscoli ma non si lascia andare a proclami belligeranti: la ripresa economica è in atto, ed in novembre Seoul ospiterà il G20, inteso come momento culminante del governo di Lee. Quindi una guerra, o una situaizone di tensione, è tutt'altro che auspicabile. Ed allo stesso tempo, il governo sudcoreano vuole forse giocare la carte della provocazione senza gesti plateali: il regime di Kim al nord non naviga in buone acque, tra crisi economica, problemi riguardo alla successione e generale disinteresse del mondo verso il disgraziato paese. Ed i governanti lo sanno che se vengono a mancare gli aiuti internazionali, tutto crolla. Seoul ha già fatto capire che non si farà ricattare. Ora rimane solo la Cina nel ruolo di alleato storico, ma un ruolo che sembra stare oramai stretto a Beijing, che anzi a volte finisce per imbarazzare i governanti cinesi: la Corea del nord è un vicino bizzoso e spesso crea tensioni, ma è comunque un fondamentale stato cuscinetto per tenere le forze armate dello zio Sam a distanza di sicurezza.


In un momento in cui è lecito aspettarsi l'inaspettato, vedremo nelle prossime settimane come si muoveranno i protagonisti. Ben sapendo che è nel crepuscolo dell'impero che spesso avvengono follie e gesti inconsulti da parte di governanti oramai condannati e destinati a cedere il passo. Ma tenendo allo stesso tempo presente che sono anni che si prospetta la fine del regno comunista della famiglia Kim, che però è rimasta fino ad oggi al potere.

martedì 18 maggio 2010

L'indagine che fa tremare le Coree








Normal
0
14


false
false
false








MicrosoftInternetExplorer4






st1\:*{behavior:url(#ieooui) }


Giovedì prossimo
potrebbe essere una giornata cruciale per la penisola coreana: saranno infatti
resi noti i risultati dell'indagine sull'affondamento della nave da guerra
Cheonan, che lo scorso marzo ha provocato 46 vittime tra i marinai sudcoreani.
Fin da subito si erano fatte insistenti le voci che potesse trattarsi di un
attacco della marina nordcoreana, ma il governo di Seoul aveva tenuto basso i
toni, evitando accuratamente di accusare direttamente Pyongyang: per
scongiurare una crisi che avrebbe non solo compromesso la ripresa economica che
è in corso in Corea del Sud, ma anche trascinato i due paesi in uno scontro non
più fatto solo di proclami ed accuse bipartisan, ma possibile di veri atti di
guerra. Per una larga parte dell'opinione pubblica, per settori dell'esercito e
del mondo politico l'attacco alla Cheonan è stato appunto un atto di guerra,
una precisa dichiarazione di intenti del regime di Kim Jong-il. Le prove
sembrano oramai confermarlo, ma l'ufficialità sulla decisione arriverà appunto
solo giovedì. Ma intanto tutti si stanno muovendo. di Stato
americana Hillary Clinton sarà a Seoul la settimana prossima, come ha
confermato lo stesso presidente Obama: prima sarà a Beijing, dove secondo i
programmi discuterà anche di questo tema col il suo pari ruolo cinese, Dai
Bingguo. Lo stesso Barak Obama ha avuto oggi una conversazione telefonica col
suo collega sudcoreano Lee Myung-bak, ribadendo l'appoggio degli Usa, quale che
la decisione finale. Decisione che Seoul comunicherà immediatamente non solo
agli Usa ma anche a Cina e Russia, a conferma che un'eventuale scontro nelle
acque coreane difficilmente rimarrà delimitato ai due paesi protagonisti.

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:"Tabella normale";
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:"";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:"Times New Roman";
mso-fareast-font-family:"Times New Roman";
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}









Normal
0
14


false
false
false








MicrosoftInternetExplorer4






st1\:*{behavior:url(#ieooui) }


Giovedì prossimo
potrebbe essere una giornata cruciale per la penisola coreana: saranno infatti
resi noti i risultati dell'indagine sull'affondamento della nave da guerra
Cheonan, che lo scorso marzo ha provocato 46 vittime tra i marinai sudcoreani.
Fin da subito si erano fatte insistenti le voci che potesse trattarsi di un
attacco della marina nordcoreana, ma il governo di Seoul aveva tenuto basso i
toni, evitando accuratamente di accusare direttamente Pyongyang: per
scongiurare una crisi che avrebbe non solo compromesso la ripresa economica che
è in corso in Corea del Sud, ma anche trascinato i due paesi in uno scontro non
più fatto solo di proclami ed accuse bipartisan, ma possibile di veri atti di
guerra. Per una larga parte dell'opinione pubblica, per settori dell'esercito e
del mondo politico l'attacco alla Cheonan è stato appunto un atto di guerra,
una precisa dichiarazione di intenti del regime di Kim Jong-il. Le prove
sembrano oramai confermarlo, ma l'ufficialità sulla decisione arriverà appunto
solo giovedì. Ma intanto tutti si stanno muovendo. di Stato
americana Hillary Clinton sarà a Seoul la settimana prossima, come ha
confermato lo stesso presidente Obama: prima sarà a Beijing, dove secondo i
programmi discuterà anche di questo tema col il suo pari ruolo cinese, Dai
Bingguo. Lo stesso Barak Obama ha avuto oggi una conversazione telefonica col
suo collega sudcoreano Lee Myung-bak, ribadendo l'appoggio degli Usa, quale che
la decisione finale. Decisione che Seoul comunicherà immediatamente non solo
agli Usa ma anche a Cina e Russia, a conferma che un'eventuale scontro nelle
acque coreane difficilmente rimarrà delimitato ai due paesi protagonisti.

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:"Tabella normale";
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:"";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:"Times New Roman";
mso-fareast-font-family:"Times New Roman";
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}








Normal
0
14


false
false
false








MicrosoftInternetExplorer4






st1\:*{behavior:url(#ieooui) }





/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:"Tabella normale";
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:"";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:"Times New Roman";
mso-fareast-font-family:"Times New Roman";
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}


Giovedì prossimo potrebbe essere una giornata cruciale per la penisola coreana: saranno infatti resi noti i risultati dell'indagine sull'affondamento della nave da guerra Cheonan, che lo scorso marzo ha provocato 46 vittime tra i marinai sudcoreani. Fin da subito si erano fatte insistenti le voci che potesse trattarsi di un attacco della marina nordcoreana, ma il governo di Seoul aveva tenuto basso i toni, evitando accuratamente di accusare direttamente Pyongyang: per scongiurare una crisi che avrebbe non solo compromesso la ripresa economica che è in corso in Corea del Sud, ma anche trascinato i due paesi in uno scontro non più fatto solo di proclami ed accuse bipartisan, ma possibile di veri atti di guerra. Per una larga parte dell'opinione pubblica, per settori dell'esercito e del mondo politico l'attacco alla Cheonan è stato appunto un atto di guerra, una precisa dichiarazione di intenti del regime di Kim Jong-il. Le prove sembrano oramai confermarlo, ma l'ufficialità sulla decisione arriverà appunto solo giovedì. Ma intanto tutti si stanno muovendo. La Segretaria di Stato americana Hillary Clinton sarà a Seoul la settimana prossima, come ha confermato lo stesso presidente Obama: prima sarà a Beijing, dove secondo i programmi discuterà anche di questo tema col il suo pari ruolo cinese, Dai Bingguo. Lo stesso Barak Obama ha avuto oggi una conversazione telefonica col suo collega sudcoreano Lee Myung-bak, ribadendo l'appoggio degli Usa, quale che la decisione finale. Decisione che Seoul comunicherà immediatamente non solo agli Usa ma anche a Cina e Russia, a conferma che un'eventuale scontro nelle acque coreane difficilmente rimarrà delimitato ai due paesi protagonisti.


(nell'immagine, le operazioni di recupero del relitto della Cheonan, poi sottoposto ad indagini. Sarebbero emerse, tra le altre, tracce riconducibili ad un siluro che avrebbe colpito la nave)




E la Corea del Nord? Finora Pyongyang ha negato qualsiasi coinvolgimento nella tragedia. Nel contesto degli ultimi mesi, l'attacco, se confermato, sarebbe l'ultima provocazione del Nord nei confronti del Sud dopo il blocco del dialogo sul disarmo nucleare ed il pugno duro mostrato da Seoul per quanto riguarda gli aiuti economici, da cui Pyongyang dipende, ed i progetti di sviluppo congiunto tra le due Coree. Forse il governo di Kim Jong-il ha voluto alzare nuovamente la tensione nel momento in cui il mondo cominciava a perdere interesse nella questione coreana; il che è probabilmente quanto di peggio possa succedere per la Corea del Nord. Ma se dovesse emergere un preciso coinvolgimento militare, le conseguenze sono difficili da immaginare. E' difficile infatti pensare che Seoul, pur con la volontà politica e tutto il pragmatismo imposto dalla situazione, possa far passare senza conseguenze una sfida netta oltre che costosa in termini di vite.



domenica 16 maggio 2010

Piccole soddisfazioni

Le mie gioie da blogger non sono molte. Ma non posso che provore un moto d'orgoglio quando scopro che chi cerca su yahoo.com la capitale kirghisa Biskek troverà come prima voce il mio blog. Spero che questo mi aiuti nelle mie relazioni con la piccola repubblica centro-asiatica, non si sa mai che al prossimo viaggio possa finire proprio lì.


Inoltre, come si può vedere nella colonna dei links qui a fianco, sono entrato nella classifica dei blog internazionali di Wikio, famoso motore di ricerca news compilato dagli utenti. Sono al centesimo posto, ma ho già lanciato l'attacco al mio più prossimo avversario.


Grazie ai lettori,


Cristiano Salvi

martedì 11 maggio 2010

Il figlio conteso di Brahma

Le dighe cinesi continuano a tenere banco. Dopo le tensioni tra Cina e Vietnam per la costruzione delle dighe nell'alto corso del Mekong, ora è il turno di India e Bangladesh, che hanno levato la voce nelle settimane scorse contro il progetto cinese di sbarramento del fiume






Normal
0
14


false
false
false








MicrosoftInternetExplorer4






st1\:*{behavior:url(#ieooui) }



/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:"Tabella normale";
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:"";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:"Times New Roman";
mso-fareast-font-family:"Times New Roman";
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Yarlung Tsangpo, presso la città tibetana di Zangmu. Nomi che suonano sconosciuti ai più, almeno in cinese. Ma se prendiamo il nome indiano, la storia cambia: lo Yarlung Tsangpo altri non è che il Brahmaputra. Il Figlio di Brahma (questa la traduzione in italiano; Brahma è il dio della creazione nel mondo induista) nasce sul monte Kailash in Tibet e scorre per quasi 3000 chilometri attraverso Cina, India nord-orientale e Bangladesh, dove confluisce nel Gange nei pressi del Golfo del Bengala. Quindi un fiume per tre nazioni. La costruzione della diga dovrebbe concludersi nel 2015, e le autorità cinesi hanno ripetutamente ribadito che il progetto è puramente idroelettrico. Ossia, non ha finalità di controllo delle acque; che vorrebbe poi dire ricatto quando si parla di un fiume che serve un bacino così ampio ed è alla base delle colture dell'area. Le stesse autorità indiane hanno affermato che il progetto così come è adesso non presenta minacce, l'importante, come ha ribadito il Ministro degli Affari Esteri indiano






Normal
0
14


false
false
false








MicrosoftInternetExplorer4






/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:"Tabella normale";
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:"";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:"Times New Roman";
mso-fareast-font-family:"Times New Roman";
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Somanahalli Malliah Krishna, è che la Cina non sia intenzionata a modificare la portata del fiume. 


Quello che angoscia maggiormente gli abitanti dell'oriente del subcontinente indiano non è però tanto la costruzione di una diga, ma l'evento porta alla mente una paura generalizzata e non del tutto infondata: quella di vedere il corso di uno dei propri fiumi sacri deviato per servire la sete d'acqua cinese. Un paese che classifica l'80% del proprio territorio come a rischio di desertificazione è alla continua ricerca di fonti di approvvigionamento. Si sta facendo strada in India e Bangladesh il timore che lo Yarlung Tsangpo sarà coinvolto nell'enorme progetto cinese denominato South-to-North Water Diversion Scheme, il cui fine ultimo, tramite la realizzazione di canali e deviazioni fluviali, è il dirottamento delle acque del sud verso il nord arido e in continua emergenza idrica, in particolare dopo il deliberato omicidio del Fiume Giallo. Una parte di questo progetto riguarderebbe appunto il corso di alcuni fiumi tibetani, il cui destino sarebbe quello di dissetare la Cina nord-orientale. Lasciando a bocca asciutta centinaia di milioni di cittadini indiani e bengalesi. La autorità cinese hanno smentito categoricamente la possibilità che il riassestamento idrico cinese possa essere applicato in maniera da interessare i paesi vicini, ma a Nuova Delhi sono in pochi e credere ciecamente alle parole provenienti da Beijing. 



Nell'immagine si vede il corso del Brahmaputra prima in Tibet in direzione ovest-est (quasi 1600 chilometri), poi una netta inversione ad U subito prima del suo ingresso in territorio indiano. E' nei pressi della curva che gli indiani temono che i cinesi possano tagliare il fiume per deviarne parte delle acque verso la Cina del nord.

venerdì 23 aprile 2010

L'abbraccio pericoloso al Vietnam

"Too close to China and lose the country. Too close to America and lose the party".


Ossia:


"Troppo vicino alla Cina, e perdi il paese. Troppo vicino agli Usa, e perdi il partito (comunista)".


Questo è il ritornello nelle strade del Vietnam in anni di complicato rapporto con gli ingombranti fratelli maggiori. Rapporti diplomatici che provano di tenersi in buoni rapporti con entrambe le potenze, ma anche diffidenze bipartisan. La paura che la Cina, come già successo nei secoli scorsi, possa rivendicare il Vietnam come suo legittimo possedimento, se non nella forma di un'invasione militare quanto in quella di un'invasione di basso profilo (commerciale, sociale, politica); paura che fa il paio con la diffidenza della recente buona disposizione degli Usa, sia per i ricordi della guerra che per la paura che una sempre maggiore influenza di Washington possa finire col mettere in discussione il Partito Comunista e lo stato socialista. Quindi avanti piano e con circospezione, facendo seguire ad ogni apertura da una parte una contro-apertura dall'altra, con la speranza di ricavare il meglio da questa posizione "a metà" ma con la paura di ritrovarsi ostaggio nei rapporti tra Beijing e Washington. Col rischio di perdere o il paese o il Partito, che nel contesto socialista vietnamita sono pressochè identificati.

lunedì 19 aprile 2010

Coree tra celebrazioni e minacce

Oggi 19 aprile la Corea del Sud celebra i 50 anni della rivolta contro le elezioni farsa del marzo 1960, in cui morirono centinaia di dimostranti. Il presidente Lee Myung-bak ha cleebrato l'evento con un discorso nel quale, tra gli altri argomenti, ha sottolineato la necessità di una politica che unisca e non finisca vittima di regionalismi e divisioni manichee. Non è un momento facile per il governo, che si trova ad affrontare la recente vicenda dell'affondamento di una nave da guerra che ha causato 38 morti: voci sempre più insistenti confermerebbero che l'affondamento sia stato causato da un preciso attacco della flotta nordcoreana. Il governo di Seoul starebbe seguendo una linea di estrema prudenza, conscio che una volta ammesso che sia stato un atto di guerra, la conseguenza naturale sarebbe un contrattacco. Che scatenerebbe una spirale destinata a compromettere la ripresa economica che il paese sta vivendo. Prudenza quindi nell'affrontare una situazione che comunque resta nebulosa sia nei suoi antefatti che nelle possibili conseguenze: perchè Pyongyang avrebbe volto un attacco così plateale e forte, e che comunque continua a smentire? Per vendicarsi delle schermaglie avvenute lo scorso novembre nelle stesse acque? O per celebrare (tra pochi intimi, visto che la propaganda non ne parla) in maniera più incisiva il compleanno del primo leader nordcoreano Kim Il-sung, lo scorso 15 aprile? O forse per attirare l'attenzione di un governo, quello sudcoreano, che sta volutamente ignorando le minacce del Nord e che con questa politica fa molto irritare Pyongyang?


Seoul non accusa direttamente, Pyongyang non ammette un atto per il quale paradossalmente non è accusata (non formalmente, almeno). Ora si attende la prossima mossa.

mercoledì 14 aprile 2010

Terremoto nel Qinghai

La Cina si è risvegliata oggi nel passato, indietro di quasi due anni esatti, da un terremoto all'altro. Ore 7.49, prefettura di Yushu nella regione nord-occidentale del Qinghai. Altopiano tibetano, 3000-4000 metri sul livello del mare, 7,1 gradi Richter di magnitudo sismica hanno colpito duro la città di Gyegu: nome tibetano, vittime inter-razziali, che sarebbero già 400 con oltre 10000 dispersi. L'85% degli edifici della città, che conta circa 100000 abitanti, crollati, e tra questi diverse scuole.


"Dobbiamo salvare gli studenti" ha dichiarato Kang Zifu, ufficiale presente sul luogo, all'agenzia cinese Xinhua. 5335 furono gli studenti vittime del terremoto del 2008, molti bambini o poco più. Intrappolati in scuole rivelatesi costruite più simili a castelli di carte che edifici in muratura. La tragedia nella tragedia fece scattare proteste e diede fuoco a polemiche sulla sicurezza e sull'operato di amministrazioni più interessate al proprio portafolgio che alla qualità delle costruzioni. Non sorprende dunque l'attenzione da subito riservata alle vittime più giovani: è cinico, ma la morte di un bambino infiamma molto di più l'animo di quella di un anziano, e la voce si alza più forte e più rapida in questi casi. Se di nuov si vedranno scuole crollate di fianco ad edifici in perfetta salute e magari meno recenti, qualcuno inizierà nuovamente a tremare.


La macchina del soccorso si è attivata da subito: ripristinati le comunicazioni radar all'aeroporto di Batang a 30 chilometri dall'epicentro, principale snodo per gli aerei carichi di personale, generi di soccorso e carburante. Sul luogo del terremoto sta inoltre per giungere il vice premier Hui Linagyu per coordinare le operazioni.


(foto Xinhua/Zhang Hongshuan)


domenica 11 aprile 2010

Biskek, Kirghizistan

Il Transit Center di Manas si trova fuori Biskek, la capitale del Kirghizistan, nel nord della piccola repubblica centro-asiatica. Fino all'anno scorso si chiamava più semplicemente Manas Air Base: con quel nome era più chiaro il suo utilizzo militare. Aperta nel 2001 come base di supporto per la guerra in Afghanistan, è ufficialmente una base di transito del personale statunitense da e verso Kabul.


A sud il Kirghizistan spartisce con i paesi vicini (quelli che uniscono il nome del ceppo etnico  a -stan) la valle Ferghana: qui nel 329 aC. Alessandro il Grande stabilì una presenza greca, che si sviluppò nei successivi regni greco-battriani. Da qui si dice che delegazioni greche partirono alla volta dell'attuale Xinjiang cinese, arrivando fino a Kashgar e Urumqi. Ed i cinesi arrivarono qui: la dinastia Han e quella Tang riportano memorie del luogo e degli scambi con i suoi abitanti. Nell'VIII secolo dC. arrivò l'Islam, e quasi mille anni dopo l'Impero Russo, e poi l'Unione Sovietica. Ed ogni passaggio ha lasciato le sue traccie, dai visi con tratti ellenici che si vedono sui reperti archeologici all'archeologia edilizia fatta di enormi piazze monumentali, caseggiati dallo spirito socialista ed occasionali statue di Lenin.


Questa valle dalla storia leggendaria è oggi nota per essere il fulcro dell'integralismo musulmano dell'Asia centrale. Chiaro che con la guerra al terrore iniziata nel 2001 la situazione non può che essersi scaldata: laddove transitava il cammello battriano ora si muovono militari e terroristi.


La recente "rivoluzione" della settimana scorsa ha interrotto il governo di Bakiyev, supportato dagli Stati Uniti, a favore di Roza Otunbayeva, ministro degli esteri prima della Rivoluzione dei Tulipani (che nel 2005 ha messo al potere Bakiyev) ma già nelle leve del potere al tempo dell'Urss. Forse non è un caso che la Russia sia stato il primo paese a riconoscere il nuovo governo uscito dai recenti fatti di piazza.  Tra l'altro in Kirghizistan c'è già una base militare russa, e nel 2009 i rispettivi presidenti avevano cominciato a discutere dell'apertura di una seconda installazione.


Il Kyrgyzstan confina con la Cina. Confina con il Xinjiang, la regione "calda" cinese per quanto riguarda l'Islam, più facilmente fomentabile del Tibet qualora si volesse frammentare il paese asiatico, come dimostrano i tumulti finiti nel sangue del 2009 ad Urumqi. Le voci che la base di Manas, oltre a servire la guerra in Afghanistan, fosse anche una roccaforte dei servizi segreti dello Zio Sam impegnati a tenere sott'occhio la Cina, circolano da tempo. Potenziali terroristi si muovono lungo un confine dove Beijing ha piazzato impianti missilistici.


Chissà se i 3,3 milioni di kirghisi sanno di vivere in prossimità di una faglia sismica geopolitica della cui stabilità non è possibile essere certi.