domenica 1 settembre 2013

Spiedini alla maniera di Lanzhou

Chiunque sia stato in Cina, se lo è chiesto almeno una volta, mentre era intento a ficcare i denti nella deliziosa carne speziata di uno spiedino acquistato da un probabile farabutto su di un marciapiede in penombra: ma starò veramente mangiando bocconcini di pecora, o questo tizio che lancia sorrisi sdentati mi sta forse servendo cane, gatto, topo o chissà che altra diavoleria?


Bene, a Lanzhou problema risolto: la gentile signora (e come lei molti altri lungo questa viuzza invasa da miniristoranti che servono specialità locali) appende direttamente ad un gancio le gambe degli ovini e prontamente all'arrivo del prezioso cliente sfiletta pezzetti di carne che un suo collega infila nello spiedo e cuoce. Per poi lasciare le ossa spolpate appese li, come a dire: visto quanto ho venduto oggi?
Questa l'insegna del pluristellato ristorante. Il tizio che si vede in basso, mezzo coperto dal palo, mangiava stomaco di non so cosa guardando negli occhi una testa di capra lessa e parlando al telefono. Io lo stimavo e non poco.



mercoledì 28 agosto 2013

Lanzhou, dove è sempre Natale e Capodanno

No, non sono i fumi dell'inquinamento del capoluogo della provincia del Gansu a mettermi in confusione. A Lanzhou è sempre Natale. Sarà perchè i camion della nettezza urbana per un qualche a me ignoto motivo hanno di default la musichetta di Gingle Bells, e quindi ogni volta che passano a raccogliere il pattume ti aspetti l'arrivo della slitta trainata dalle renne ed invece ti ritrovi alle spalle un camion fetido intendo a ripulire le strade e svuotare i bidoni (ai quali dovrò dedicare un post a parte, vista la genialità delle soluzioni qui adottate). O sarà forse perchè ricevo almeno un pacco al giorno? Dove pacco sta per bidonata, tanto per rimanere in argomento?
E poi qui è sempre capodanno: almeno tre o quattro volte al giorno partono scariche di mortaretti e petardi, durano dai pochi secondi ai minuti, e mi lasciano ogni volta basito. Mi è stato spiegato che i petardi, oltre all'abuso che ne viene fatto a capodanno, sono anche elemento immancabile per eventi come inaugurazione di negozi, matrimoni, traslochi, funerali.
Dinamismo, in salsa cinese ovviamente, ma pur sempre dinamismo: negozi che aprono e chiudono nel giro di una notte, gente che cambia casa, si sposa, e qualche volta muore.
(Si, i cinesi muoiono, come noi. E muoiono anche in Italia. E non ve li servono al ristorante, anche se chi lo ha creduto per almeno un attimo se lo meriterebbe)
Chissà stamattina alle 7 quale di questi eventi ha avuto luogo...
Comunque sono a Lanzhou, provincia del Gansu, Cina centro-settentrionale, e non mi sono ancora fatto un'idea precisa della città. Se la connessione lo permette, arriveranno le foto, altrimenti dovrete fantasticare su questa città che era faro lungo la leggendaria Via della Seta, ma nella quale di setoso rimane solo l'abbraccio delle sabbie desertiche che ogni tanto fanno capolino nel quartiere.

martedì 19 giugno 2012

Presenza cinese sulla stampa italiana

Nel momento in cui scrivo, alle 20.35 di oggi 19 giugno, la homepage di un noto quotidiano italiano è piena di notizia che hanno a che fare con la Cina. Non svelerò il nome del quotidiano per non fare pubblicità, ma grazie ai link scoprirete subito qual'è.
C'è la classica notizia di falsi made in China, che non sono più giocattoli o vestiti ma biglietti ferroviari per il Leonardo Express a Roma. Un altrettanto classico reportage fotografico sull'inquinamento, in particolare sull'aria divenuta gialla per lo smog a Wuhan. C'è poi un video che testimonia i progressi della tecnologia in Cina, in questo caso attraverso l'impresa di un sommergibile che ha raggiunto i 6908 metri di profondità nella Fossa delle Marianne.
L'importanza dello studio del cinese è ribadita in un video che parla di un sito che allieta lo studio dell'ostica lingua tramite ragazze in lingerie.
Infine, una bella galleria fotografica su di un imprevisto presunto divertente occorso a Hu Jintao durante il G20 in Messico. Meno divertente dell'imprevisto in sè è solo il fatto che per l'ennesima volta si è fatta confusione tra il nome ed il cognome di un cinese. Non prendertela Presidente Jintao, a quanto pare per i nostri giornalisti sei un amico fraterno.
Contraffazione, inquinamento, progresso tecnologico, importanza crescente dello studio del cinese (=softpower). C'è buona parte della visione occidentale della Cina in una sola homepage. Ed un bello svarione a testimoniare quanto tale visione sia di gran lunga migliorabile.

mercoledì 30 maggio 2012

Terremoto in Emilia: una tendopoli ci accomuna


Come cambiano le cose in due giorni. Rileggo il post del 28 maggio, ed è già da aggiornare, rivedere, ripensare. Finalmente anche l'Emilia ha il suo numero a cui mandare sms per donare 2 euro alle vittime del terremoto: è il 45500. Triste soddisfazione, perchè come anticipato è servito il salto di qualità sismico: è servita un'ulteriore scossa potente, di quelle purtroppo indimenticabili, che ha portato indietro il calendario di una settimana ed avanti le lancette ferme di torri e campanili, dalle 4.04 alle 9.02. Colpite zone già tramortite e zone che si erano salvate, allargata la scure di paura sull'Emilia. Schizzato il numero delle vittime, ancora più catastrofica la semantica dei titoli dei notiziari e dei giornali. E finalmente il numero di telefono. In aumento i profili Facebook con l'immagine-tributo all'Emilia Romagna colpita, leggermente modificata: dove prima compariva la data 20 maggio, ora campeggia solo 2012.  

Cento era uscita relativamente indenne dalla prima scossa: la paura non è quantificabile, ma almeno non vi erano stati danni rilevanti o vittime. Questa nuova scossa ci ha coinvolto in pieno nel dramma di altre migliaia di fratelli del grandioso triangolo Ferrara-Modena-Bologna. Dove in genere tutti si odiano tra di loro, astio tra province ed interno alle province, dissapori ben motivati da rivalità sportive a tutti i livelli, da scontri gastronomici e rivendicazioni culturali, da usi dialettali in cui le L ferraresi combattono fieramente le S bolognesi, poi tutti contro il modenese, troppo amico del reggiano quindi troppo lontano del triangolo magico.
Ora queste divisioni non esistono più, il terremoto si è portato via le divisioni provinciali e comunali; esiste invece un nuovo elemento architettonico che ci accomuna, più dei portici e delle piazze pavimentate in porfido: la tendopoli. 

Ed un nuovo tipo di uomo, conosciuto agli studiosi con il nome latino di Emilianus Terremotatus, che nonostante le scosse proprio non ne vuole sapere di lamentarsi e dare la colpa ad altri, che non fa la vittima e non scatena guerre culturali ora che una piccola scintilla potrebbe infiammare tutto il campo.
Ora siamo tutti uguali nel timore: a casa, nelle scuole per fortuna risparmiate da un terremoto che questa volta ha colpito a lezioni in corso, nelle fabbriche che invece sono state teatro di morti tanto più dolorose quanto più emerge che forse alcuni lavoratori sono stati spediti al lavoro forse con troppo anticipo. Bisognerà pensare anche a questo una volta sgombrati i calcinacci, messe in sicurezza le case e sfamato chi da solo non ce la fa.

lunedì 28 maggio 2012

Alcune riflessioni sul terremoto in Emilia


Ogni tragedia, come d'altronde ogni vittoria o rivoluzione, ha la sua immagine simbolo, nel mezzo del bagaglio iconografico che le situazioni estreme naturalmente allargano. 

Quando la tragedia si chiama terremoto, allora l'orologio si trasforma in immagine carica di senso, si significati, di pathos. L'orologio che si ferma al momento della scossa, divenendo confine che separa il mondo del prima da quello di un dopo irrimediabilmente mutato. L'orologio che ha battuto i secondi della scossa, quello che si è staccato dalla parete per finire a terra in compagnia di piatti e ricordi. 
 Del terremoto che colpì la provincia cinese del Sichuan nel 2008 rimase, tra le moltissime immagini, anche quella di una torre con orologio fermo alle 2.28, ora della scossa. Non so se la foto sia stata scattata nell'imminenza dell'evento, o se successivamente si sia deciso di lasciare le lancette ferme come monito, come alla stazione di Bologna dopo la bomba del 2 agosto 1980. Non è importante.
Per il terremoto che ha colpito l'Emilia abbiamo avuto per qualche ora l'immagine della Torre dei Modenesi di Finale Emilia distrutta per metà: non l'ora del disastro, ma l'effetto preciso della distruzione fermato nel quadrante spaccato a metà. 
Poi le scosse successiva hanno completato spietate il lavoro, risparmiando all'uomo l'ingrato compito di dover demolire un monumento simbolo della città. Ma non sarà certo quel crollo a far dimenticare quell'orario, quelle 4.04 che ora marcano il prima ed il dopo di migliaia di esistenze. 

Alla riapertura delle scuole, le emozioni in sono certo quelle solite di fine anno. Anche in zone colpite solo dalla paura e non da danni e tragedie la sensazione è quella di precarietà, di rischio. Serpeggia tra insegnanti e personale quella domanda che nessuno osa porre ad alta voce: e se arrivasse un'altra scossa adesso, con le classi semipiene? Classi appunto per metà vuote, molti genitori a quanto parre hanno regalato ai figli una chiusura d'anno scolastico in anticipo. Ci sono insegnanti che vorrebbero la chiusura ufficiale delle scuole tutte, non solo di quelle lesionate. Il citato terremoto del Sichuan fece migliaia di vittime tra bambini ed adolescenti sui quali sono crollate le scuole. Allora pensammo: quella è la Cina, la le scuole le fanno male, fanno business sulla pelle dei loro bambini, sono corrotti e cattivi. Poi arrivò il terremoto dell'Aquila, e tra i tanti drammi quello odioso del crollo alla Casa dello Studente: scoprimmo allora che forse anche qui si fanno i soldi sulla pelle degli studenti.
Il terremoto che ci ha colpito in Emilia ha risparmiato le scuole, ma non le attività produttive ed i lavoratori della notte. Solo il tempo ci dirà se quei morti al lavoro si sarebbero potuti evitare, o se qualcuno ha fatto business sulla pelle dei lavoratori. Potrebbe sembrare irrispettoso ragionare di questo a tragedia ancora in corso, ma credo che sarebbe ingiusto non porsi domande.
Il nostro territorio e la nostra economia colpiti, messi in ginocchio. Altro lavoro che scompare, per alcuni insieme alla casa ed ai ricordi. Ma non alla voglia di rialzarsi. In molti si chiedono perchè alla tv non ci sia il bombardamento di inviti a donare euro con messaggi o a donare soldi per i terremotati dell'Emilia. Nemmeno io li ho visti, ma potrei essere smentito. E l'unica spiegazione che trovo è macabra: abbiamo avuto pochi morti. Pochi per colpire veramente l'opinione pubblica. E poi poca distruzione. Le fabbriche crollate, quelle non commuovono il pubblico; distruggono la vita di chi ci lavorava, ma non fanno piangere. E poi nessuna scena di terremotati isterici che danno la colpa al governo, ai fascisti o ai comunisti. Ma di questo sono fiero.

Pochi giorni dopo il sisma su Facebook ha cominciato a circolare una bella immagine con l'Emilia Romagna percorsa da una crepa che si trasforma in un cuore e lo slogan: Puoi spezzare la nostra terra ma non il nostro coraggio. Bella e carica di significato, ma non sono in tanti ad averla fatta propria: forse perchè per quelli che sono stati colpiti è già passato il tempo dell'autocommiserazione, e sono già nel tempo dell'azione.
Quell'immagine l'ho vista sul profilo di amici, tutti della zona colpita o comunque emiliani. Non l'ho vista su nessun altro profilo.
Quando il terremoto colpì il Giappone l'anno scorso, vidi decine di profili Facebook rendere omaggio con la bandiera del Sol Levante a quella nazione profondamente colpita.
Ai lettori la libertà di trarre le proprie conclusioni.

lunedì 21 maggio 2012

Previsioni meteo e ricordi

Ci sono tante canzoni che associo alla Cina, o almeno alla mia esperienza in Cina. Alcune sono collegate ad eventi speciali, a ricordi particolari, a persone o luoghi specifici, ad esperienze intime. Nella stragrande maggioranza dei casi non sono canzoni cinesi. 
Ma c'è una canzone speciale, questa si cinese, che mi è rimasta nel cuore. E' la canzone che faceva (e forse fa ancora) da sottofondo musicale alle previsioni del tempo della rete CCTV 9
 


Perchè proprio questa? Non è legata ad un ricordo particolare, piuttosto ad una situazione di normalità casalinga, ossia il tg dopo pranzo e le previsioni del tempo. Seduto sul divano, sorseggiavo un caffè solubile mentre mentre ascoltavo questa canzone e fuori dalla finestra vedevo vapori di cascate e natura lussureggiante della Cina del sud. In verità erano gas di scarico e l'appassito giardinetto del mio condominio, ma in quel momento apparivano altro. Inoltre questa suggestiva melodia mi capitò anche di sentirla in un ristorante di spaghetti dello Yunnan dove mi ero fermato a mangiare durante una giornata di esplorazione urbana.
Non ultimo, quel meteo mi ha dato la possibilità di scoprire che Luohe nello Henan (minuto 0.50) è una "famous eatable city of China", e chissà mia cosa vorrà dire. E che a Qinghuangdao (minuto 0.57) c'è il Pigeon Nest Park. E tanti altri suggerimenti per viaggi mai fatti in quei due minuti di bellissima nenia e temperature e nuvolette.
Per chi fosse interessato, la canzone si chiama Bamboo under the moonlight, ed originariamente deve essere stata appunto una canzone folk dello Yunnan.

Qual'è invece la canzone che rappresenta la vostra Cina?

mercoledì 16 maggio 2012

Cina e visto: storia di un amore


La Cina aumenterà i controlli sui visti di residenza dei cittadini stranieri.
La notizia, diffusa ieri dall'Ansa, è presto rimbalzata su giornali e radio. L'Ansa parla di controlli sugli stranieri e sui loro passaporti. Non si parla ancora del motivo che possa aver scatenato l'ennesima stretta sui visti, ma si cita un evento di cronaca: il (presunto) stupro di una ragazza cineseda parte di un cittadino inglese
anche se subito dopo si cita quello che sarebbe il motivo vero, ossia quello politico e repressivo, ossia l'avvicinarsi del Diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese atteso nel prossimo autunno. Quello che si annuncia come un Congresso caldissimo per le forti tensioni che investono il Partito potrebbe quindi essere il catalizzatore di stranieri intenzionati ad arrivare in Cina per...per cosa effettivamente? Protestare contra una corrente del PCC a favore di un'altra? Picchettare Tianan'men per sostenere la linea neomaoista? Spiare i delegati al congresso? Reclutare crumiri che si infiltrino nelle ruote dentate del potere cinese per poi distruggerlo?
Vero è che il governo cinese è solito mettere in atto queste restrizioni e controlli rafforzati in occasione dei grandi eventi (le Olimpiadi sono l'esempio classico, ma quello era un evento mondiale). Allo stesso tempo, mi chiedo con un po' di provocazione, ma un governo non può esigere che i residenti stranieri siano in regola con i documenti, senza per questo ogni volta dover scatenare una polemica su restrizioni della libertà e violazione dei diritti umani?
E' un argomento sensibile, ed io ero il primo che, quando mi trovavo ad affrontare il problema del visto, lo vedevo come una terribile rottura di scatole e maledivo le mille regole cinesi. Ma credo che se interrogato a riguardo, un cinese potrebbe tranquillamente rispondere elencando le mille difficoltà che affronta per venire in Italia.
Al che l'italiano dice: ma noi in Cina portiamo ricchezza, loro portano concorrenza sleale e povertà.
Al che, l'osservatore attento si chiede: sicuri che sia ancora proprio così?

Riflessioni complesse a parte, quella dei visti è un'occasione ghiotta per un po' di nostalgia. Si perchè, a distanza di sicurezza, anche le peripezie per ottenere il visto durante i soggiorni in Cina sembrano romantiche avventure, tentativi avventurosi ma anche goffi di aggirare le regole che il cattivo Pcc si divertiva ad inasprire per impedire a noi giovani virgulti occidentali di stare in Cina più a lungo di quanto fossimo gradito. Come turisti, si era come il pesce: dopo un mese cominciavamo a puzzare, ma si poteva rinnovare fino a due volte tale mensilità. Da studenti era una vittoria facile, bastava sborsare i soldi necessari ad un'iscrizione e come magia appariva un rassicurante visto di 6 mesi, un'infinità. Leggende narrano che ci siano quarantenni che da almeno dieci anni lavorano in Cina che di fronte al governo figurano ancora come studenti: alla faccia dei fuoricorso italiani. L'abbiamo fatto in tanti, anche io a mio tempo mi ero iscritto ad una fantomatica “università di studi superiori dei giovani” o qualcosa di simili. Lezione casualmente il sabato mattina, e altrettanto casualmente i compagni di classe erano tutti maturi e con lavoro. Era la classica situazione di win-win: io pagavo la retta scolastica ed ottenevo un visto, e volendo il sabato mattina potevo andare con gli occhi ancora semichiusi a sentire un'insegnante parlare di festività cinesi e tradizioni locali. Loro incassavano tali laute rette, e presumo che il governo prendesse le appropriate tasse. Ma sull'ultima affermazione non sono pronto a giurarci.
C'erano, e da qualche parte ci saranno ancora, le agenzie che spedivano il tuo passaporto in un'altra città per rinnovare il tuo visto, e a volta capitava che te lo perdessero: ho vissuto due mesi da perfetto clandestino, col passaporto disperso a Qingdao in mano forse ad un mastro birraio, standomene alla finestra della mia camera al sesto piano quando si spargeva la voce che la polizia stesse girando per il quartiere alla ricerca di fuori quota massima. Mai successo niente al sottoscritto.
Per rinnovare un visto di lavoro un'altra volta sono finito a Wuhu, Anhui, dove mi sono spacciato come impiegato di un'azienda italiana con la sede la, mi sono registrato come cittadino, ho visto corrompere un funzionario. Io tutto per avere quell'agognato foglietto di carta.
In tanti hanno approfittato del rinnovo per un viaggio ad Hong Kong, vera mecca per chi deve mettersi a posto con la legge. Una città del peccato dove cercare la redenzione per il proprio passaporto, rifargli una verginità di soggiorno. Ugualmente, soggiorni in Corea, Giappone o stati limitrofi, dove unire l'utile al dilettevole. Sono convinto che qualcuno abbia fatto di tali viaggi finalizzati al rinnovo un vero stile di vita: me li vedo rifiutare da contratto l'eventuale visto annuale che un eventuale datore di lavoro gli propone solo per la visione paurosa della fine di questa bellissima scusa per viaggiare.

mercoledì 28 marzo 2012

Giornalisti e nomi cinesi

Qualcuno per favore può spiegare ai giornalisti del Tg2 (ma non solo a loro) che quello cinese è "il presidente Hu" e non "il presidente Jintao"? Gli concedo la libertà solo se poi mi parlano del premier Mario e del presidente americano Barak. Tutti informali, tutti amici.
Non si pretende che venga pronunciato bene il cinese, assolutamente. Ma che almeno ci si informi su quale è il nome e quale il cognome. Bastano 30 secondi su Google.

lunedì 20 febbraio 2012

Serial chillers: il noir della porta accanto

E' uscito per Maglio editore il volume Serial chillers, 25 incensurati in cerca d'autore, antologia di racconti noir di autori emergenti italiani. O che si spera emergeranno. Nulla a che vedere con l'Oriente, ma uno dei racconti è stato scritto dal sottoscritto. Il volume di pregevolissima fattura contiene oltre ai 25 suddetti racconti (selezionati tramite concorso) anche le 25 fotografie dei soggetti che li hanno ispirati ed un'opera inedita dello scrittore Loriano Macchiavelli.


Questo è il sito dove trovare tutte le informazioni a riguardo e l'idea che era alla base del concorso Serial Chillers:
http://maglioeditore.it/2012/02/18/serial-chillers/

mercoledì 15 febbraio 2012

Ritratti su muri da demolire

Incidere ritratti di comuni cittadini sull'intonaco di abitazioni che stanno per essere demolite a Shanghai. In Cina, dove è annoso il dibattito sulle demolizioni selvagge, sugli espropri, sulle compensazioni non sempre adeguate, su piani di riordino urbano condivisibili o meno, ma comunque discutibili, nel senso che dovrebbero essere oggetto di discussione, o almeno di una discussione maggiore di quella che avviene al giorno d'oggi. Grazie all'artista portoghese Vhils ed al suo staff in trasferta in Cina, e grazie al sito chinasmack.com dove ho trovato la notizia.

http://www.chinasmack.com/2012/pictures/foreign-artist-vhils-engraves-portraits-onto-shanghai-walls.html

giovedì 9 febbraio 2012

Ad est, ad ovest, dove capita.

Nell'ormai lontano 2009, ero in Oriente. Ma decisi per mezza giornata di andare nel far west. Si, quello pechinese. Buona lettura

Io amo la categoria di quelli che fanno sempre viaggi più avventurosi dei tuoi. Quelli che sono stati dove puoi vedere la vera Cina, quelli che hanno visto cinesi che non avevano mai visto stranieri. Magari si erano anche portati dietro perline e specchietti da regalare ai selvaggi, dimenticandosi che quelle rotte che loro credono da loro battute per prime sono le meglio indicate nelle guide per saccopelisti e nelle riviste specializzate. Ma anche io volevo andare dove nessun cinese ha visto stranieri in carne ed ossa, ma visto che il Tibet è troppo lontano e le foreste del sud non a portata di portafoglio, sono tornato dove ero stato qualche anno fa, nel profondo ovest. No, non il Xinjiang, ma il far west di Beijing, comodamente raggiungibile in metropolitana. La prima volta ero venuto alla ricerca di paesaggi di sapore sovietico, questa volta per trovare la leggendaria fermata della metropolitana di Fushouling: esistono infatti 3 fermate dismesse della linea n.1, dato che si evince dalla numerazione delle stazioni nelle mappa. Le prime due stazioni ad ovest a quanto pare sono finite in zona militare, quindi assolutamente off limits. Mentre della fermata di Fushouling esistono ancora gli accessi, anche se chiusi. Arrivare dalle parti di Pingguoyuan, l’ultima fermata accessibile, fa fare un salto nelle Beijing pre-olimpica di marciapiedi rotti e condomini brutti: non c’è qualcosa di particolarmente diverso dal centro, se non un’atmosfera di incuria più simile alle città di media grandezza piuttosto che alla capitale. Da qui un bus fa la rotta circolare del quartiere, fino al parco relativamente famoso di Badachu. Lungo il tragitto si riconoscono diverse strutture dell’esercito, immagino banali caserme dal momento che ricordavano molto dei normali condomini, con l’unica differenza di essere circondati di filo spinato. Scesi dal bus ci inerpichiamo casualmente per quello che sembra un sentiero che si diparte dalla strada in mezzo ai condomini ed in un attimo ci ritroviamo a salire lungo una montagna, in piccoli sentieri pieni di spazzatura che si lasciano in fretta alle spalle gli edifici; lontane si sentono le voci di una scolaresca, incrociamo una coppia vestita da scalatori professionisti, molti sentieri si dipartono da quello principale, intorno la vegetazione è ora bassa di arbusti ora si alza con pini, lungo il cammino si aprono piccole radure, cartacce e stronzi malamente coperti da fazzoletti bianchi, ma in una ci troviamo anche due tumuli, sembrano sepolture, l’ipotesi confermata dalla presenza di due ghirlande votive i cui fiori di carta erano oramai lacerati dal tempo. Salendo il panorama di apre su grattacieli e frutteti, su di una lontana centrale elettrica dotata di due enormi altiforni nel mezzo dei quali spunta una vetta coronata di una piccola pagoda. Sotto ai nostri piedi vecchi quartieri rotti e trascurati. Camminiamo ancora un po’ nel verde per poi tornare sulla strada, si susseguono autolavaggi autobus n.311, e poi ancora questi hutong quasi moderni, dalla strada principale si dipartono stradine che si gettano tra le case fitte, mucchi di mattoni di scarto creano i muretti, c’è polvere e puzza di piscio che esce dai bagni pubblici. Un minibus ci sfiora ed il passeggero urla “hallooo”, mi sa che gli si è presentata l’unica occasione per dimostrare che il suo corso di inglese per corrispondenza non è stato uno spreco di soldi. Camminiamo, ma della fermata fantasma ancora nessuna traccia. Ci infiliamo in una via meglio tenuta delle altre, due bimbi sbucano da dietro un muro, si pietrificano alla nostra vista e poi scappano urlando waiguoren waiguoren , stranieri, neanche fossimo crudeli giapponesi che invadono la Cina, ma poi curiosi tornano a spiare. Camminando a caso incontriamo uno strano edificio dalle fattezze neoclassiche, colonne ioniche e balconi, sembra una scuola, infatti è il “Centro di formazione per i trasporti ferroviari”, e allora si accende una lampadina: da qualche parte avevo letto che la stazione si trova in prossimità di quella scuola. Torniamo sulla strada principale, nel frattempo i bimbi si sono preparati per fare bella figura con noi, giocano col diablo, una bimba salta la corda, una mamma arriva e si mette anche lei in mostra saltando la corda. Abbiamo firmato un trattato di amicizia Italia-Pingguoyuan. Ancora pochi metri e vediamo un edificio sospetto, ne esce un uomo da un porta di ferro troppo nuova per essere l’originale, non ho la prontezza di fermarlo, ma in un attimo capiamo che siamo arrivati, ecco uno degli ingressi, ed infatti alle sue spalle se ne trova uno uguale, e speculari, dalla parte opposta rispetto ad una strada che ora non c’è più, altri due edifici analoghi: blu, lunghi e stretti, con la pensilina dalla quale pende ancora una luce al neon.

Ci avviciniamo, sotto si sentono ancora passare dei treni. Qualcuno dice che ci facciamo addestramento gli allievi delle suddetta scuola, magari può esserci un deposito treni, o forse spostamenti segreti di truppe...o forse leggende ben più paurose. Non lo so, la gente ci transita intorno e ci guarda diffidente, un bambino di pochi anni si lamenta che ha paura degli stranieri, ma poi un piccolo coraggioso in rollerblade si avvicina e si ferma a guardarci. Non dice niente, se ne frega di apparire maleducato, ci guarda, si assicura che non mordiamo, ci sorride e continua a guardarci interessato. Da lui abbiamo la conferma che quella era una stazione della metro. Ci va vedere un paio di evoluzioni con i roller, cade un paio di volte rischiando di compromettersi le ginocchia. Quando ce ne andiamo ci segue per un tratto, poi probabilmente si ferma da amici a bullarsi di aver affrontato degli stranieri. Io e Fausto ce ne torniamo verso la fermata della metro accessibile, di nuovo verso est, verso luoghi noti.



martedì 1 novembre 2011

Un racconto per l' 1 novembre

Oggi posto un racconto scritto tempo fa, che non ha nulla a che vedere con l'Asia, ma abbastanza con l'Emilia, e soprattutto con la data di oggi.

Buona lettura



Era freddo tra quelle pareti metalliche, fredde e lisce, pulite e sterili, che la costringevano a stare sdraiata sulla schiena, con le braccia distese lungo i fianchi. Non che ci fosse tutta questa necessità di muoversi, oramai, ma almeno potersi mettere su di un fianco, così per variare la monotonia della stessa posizione, e magari con essa mutare lo scorrere di minuti tutti uguali, giorni non diversi l’uno dall’altro. Nell’attesa che qualcuno venisse a prenderla per riportarla a casa, lontano, lontano dalle nebbie sempre più insistenti dell’autunno, lontano da questo paese ancora straniero nonostante gli anni trascorsi. Lontano, finalmente. Finalmente fuori da quella celletta dell’obitorio.


venerdì 14 ottobre 2011

L'arte del giornalismo

Dopo otto mesi in cui non ho aggiornato il blog, oggi ne ho sentito il bisogno. Perchè?


Perchè ho trovato questa galleria di immagini, che in verità è un'immagine sola.


http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/13/foto/cina_scala_la_grande_muraglia_per_non_pagare_il_biglietto-23170990/1/?ref=HRESS-13




Riporta il titolo, "scala la grande muraglia". Più sotto invece, si avverte che quelle scalate sono le antiche mura di Nanchino. Se uno è stato alla Grande Muraglia, bastava l'immagine per capire che non è lei nella fotografia. Ma il tizio che ha scritto il titolo legge almeno le didascalie? Sempre grande giornalismo.


Che fa coppia con la giornalista di un importante tg della rete pubblica che ha ribadito che la Grande Muraglia si vede dalla luna. C'è ancora qualcuno che ci crede a quanto pare, e lavora alla Rai

domenica 27 febbraio 2011

La Libia farà scuola in Corea del Nord (e Cina?)

Regolarmente l'esercito sudcoreano "bombarda" la Corea del Nord di volantini di propaganda. Ultimo in ordine cornologico, il lancio di notizie riguardanti le rivolte che hanno sconvolto il nord-africa. Questa forma di guerra psicologica tenta di rompere l'isolamento pressochè totale del paese, dove chiaramente nulla è stato fatto trapelare riguardo le rivoluzioni arabe, che potrebbero essere pericolosamente contagiose.


Forse è ricollegabile (almeno in parte) alla situazione internazionale la visita in Corea del Nord di Meng Jianzhu, ministro della pubblica sicurezza cinese. Secondo il quotidiano sudcoreano Joongang Daily, i leader avrebbero discusso anche di come prevenire eventuali proteste pubbliche che possano nascere sull'onda di quelle arabe. L'esempio dell'attacco a Gheddafi in Libia potrebbe fare scuola per un eventuale attacco alla famiglia Kim? Improbabile al momento, anche se in Corea del Nord sarebbero già in corso moti di malcontento, dovuti non certo all'influenza degli eventi internazionali: secondo Radio Free Asia, che ha sede negli Usa, le richieste di questi "rivoltosi" sarebbero elettricità e riso. L'idea è quindi che potrebbe bastare una scintilla per incendiare una situazione già molto tesa, o almeno a contribuire a scaldare gli animi.


Un altro argomento di cui si sarebbe discusso, è la richiesta della Cina a Pyongyang di maggiori sforzi per bloccare il traffico di droga proveniente dal suo territorio. Secondo una fonte anonima sudcoreana, la Corea del Nord sarebbe diventata un centro di produzione di stupefacenti che vengono poi immessi nel mercato cinese, insieme a sigarette ed altri beni contraffatti, con l'obiettivo di portare in Corea del Nord valuta straniera, vero e proprio ossigeno per le dissestate casse di Pyongyang.

mercoledì 9 febbraio 2011

Egitto: effetto domino verso la Cina?

La dirigenza cinese è preoccupata da quello che sta succedendo in Egitto? Esiste un timore nella leadership del PCC che quel sentimento che in fretta si è diffuso non solo in Tunisia ed Egitto ma anche più a est, in Giordania e Yemen (sebbene in forme diverse e con al momento minore intensità) possa attraversare tutto il continente fino alla Cina? Geograficamente è una strada piuttosto lungo, c'è un bel tratto di via della seta da affrontare, e lungo il tragitto parecchi governatori autoritari o vere e proprie dittature da rovesciare. Governi in cui la situazione interna è più tesa, in cui la scintilla può scatenare la fiamma più facilmente che in Cina. Ma Pechino ha già preso provvedimenti, più o meno ufficiali. Tra gli ufficiali, l'obbligo per tutti i mezzi di comunicazione ufficiali di usare solo dispacci ufficiali dell'agenzia stampa governativa Xinhua, e di concentrarsi non tanto su quello che sta avvenendo in Egitto (che, si badi comunque bene, è al momento documentato su tutti i media cinesi) ma sulla rapidità e l'efficienza con cui il governo ha riportato in patria i propri cittadini.


Tra i provvedimenti non ufficiali, la maggior attenzione dedicata dal Partito al mostrare i propri dirigenti come "vicini alle masse", per riprendere un termine in voga negli anni del Maoismo. Il Premier Wen Jiabao ha fatto visita all'Ufficio lettere e reclami, (nella foto sotto) e per la prima volta si è visto un altissimo quadro del governo cinese parlare con persone che avevano qualcosa da ridire sull'operato delle istituzioni. Chiaramente non l'inizio di una nuova epoca nei rapporti tra PCC e cittadini cinesi, ma un segnale: noi siamo con voi.



Nella stessa ottica va visto il particolare risalto dato dai media ai provvedimenti riguardo al welfare inseriti nel nuovo piano quinquennale (2011-2015), con particolare enfasi sull'aumento dei salari: il governo sa bene che una in Cina non si è ancora raggiunta la tanto agognata armonia sociale. La forbice che separa ricchi e poveri unita alla previsione di un'inflazione in crescita nel 2011 obbligano i dirigenti a non ignorare la possibilità, anche se remota, di un malcontento che si potrebbe tramutare in rivolta.


Il tutto nella lunga attesa che precederà il cambio della leadership cinese nel 18esimo Congresso del PCC che si terrà nel 2012, previsto all'insegna della continuità. Ma si sa che i periodi di transizione possono rivelare sorprese.


 


 


 


 

martedì 8 febbraio 2011

Cosa lega Egitto e Corea del Nord

Mubarak in Egitto cadrà o no? Non è ancora dato saperlo. Ma certamente un leader mondiale si rattristerà per la sua eventuale caduta: Kim Jong-il. Tra le pieghe delle storia può infatti venire fuori che l'Egitto, nella nostra parte del mondo fino a poche settimane fa fedelissimo alleato degli Stati Uniti, per decenni nell'altra parte del mondo è stato attivissimo partner di uno dei maggiori nemici degli Usa, quella Corea del Nord con cui intrattiene rapporti dal 1970, da quando un giovane Mubarak, allora capo dell'aviazione militare egiziana, ottenne l'invio di istruttori militari nordcoreani in preparazione a quella che sarebbe stata la guerra dello Yom Kippur con Israele. Guerra che finì con la distruzione dell'aviazione egiziana. I legami si sono stretti ulteriormente negli anni '80, con Mubarak al potere e la Corea del Nord impegnata a rifornire il Cairo di missili Scud B di tipo sovietico e di altra tecnologia militare. Grazie a questo hub economico creato in Egitto, fu più facile per Pyongyang rifornire di armi anche altri regimi arabi della zona. Mubarak visitò lo storico leader nordcoreano Kim Il-sung quattro volte durante gli anni '80, e l'alleanza era così salda che Mubarak ai tempi promise che non avrebbe mai allacciato rapporti diplomatici con la Corea del Sud. Cosa che invece avvenne nel 1995: Seoul aveva regolarizzato i suoi rapporti con la Cina, e Mubarak si era stancato di vedere passare per Suez i supercargo coreani carichi di prodotti tecnologici senza poterne usufruire. Ma i rapporti con Pyongyang non si sono mai interrotti. Proprio durante la sommossa che ha provato di rovesciare Mubarak, una delegazione della Orascom, colosso egiziano delle telecomunicazioni e delle costruzioni, era a Pyongyang a firmare patti commerciali: il presidente di Orascom, Naguib Samiris, accolto come un capo di stato. Strette di mano, intese, implicita solidarietà di Kim al suo omologo egiziano, nel suo disegno originale di mettere suo figlio Gamal nel posto di leader egiziano. Un po' quello che Kim Jong-il sta facendo in Corea del Nord con suo figlio. Forse che tema di poter fare la stessa fine del paese delle Piramidi?


Per finire: tra gli accordi firmati tra Pyongyang e la Orascom, ci sarebbe anche un progetto della compagnia egiziana per completare la costruzione dell'hotel Ryugyong, che dal 1992 svetta incompiuto con i suoi 105 sulla capitale nordcoreana. Orascom ci lavora già dal 2008, ora sembra che si possa portare a termine il simbolo delle ambizioni e dei fallimenti di Pyongyang: iniziata nel 1987, la sua costruzione si sarebbe dovuto concludere nel 1989 e farne l'hotel più alto del mondo. Ma i lavori sin interruppero per la crisi economica che gettò la Corea del Nord sul lastrico. L'obiettivo è ultimarla per il 2012, quando si celebrerà il centenario della nascita di Kim Il-sung.


venerdì 31 dicembre 2010

2011

Buon anno nuovo!


새해 복 많이 받으세요!


新年快乐!


mercoledì 24 novembre 2010

Paura lungo il 38esimo parallelo

La Corea del Nord ha attaccato la Corea del Sud. Secondo la versione di Pyongyang, è stata una motivata reazione a colpi sparati dalla marina sudcoreana durante un'esercitazione di rito che si svolgeva nelle acque in prossimità del 38esimo parallelo, la linea che divide le due Coree. Colpi che sarebbero stati esplosi in direzione nord, ossia verso le acque ed i territori nordcoreani. Tesi confutata da Seoul, che parla invece di un attacco vero e proprio. Centinaia di colpi di artiglieria hanno colpito l'isola di Yeonpyong, nel mar Giallo, ad ovest dalla penisola coreana. A circa 80 chilometri dall'aeroporto di Incheon, e pochi di più dalla capitale Seoul. Per ora le vittime sono 4, due militari e due civili, mentre la popolazione dell'isola, circa 1500 persone, si è riversata prima nei rifugi e poi ha cominciato a lasciare le proprie case. La gente ha paura. Le armi nucleari di Pyongyang fanno paura. La situazione confusa nella leadership nordcoreana fa paura, ma allo stesso tempo questa confusione spiega in parte l'attacco, ed allo stesso tempo indebolisce l'ipotesi di una guerra.


A Pyongyang è in corso la successione al potere, che passerà dalle mani di Kim Jong-il a quelle del figlio. Che ha 28 anni, e nessuna esperienza di governo, nè tantomeno il carisma necessario. Dopo la famiglia Kim, e forse prima del Partito dei Lavoratori, stanno i generali nordcoreani. Non è escluso che anche tra loro stiano lottando per portare l'erede da una parte piuttosto che dall'altra. Quindi l'attacco potrebbe sembrare l'ennesima prova di forza per dimostrare che l'esercito è pronto, vigile e preparato. E che decide. Non è un caso che sia avvenuto proprio nei giorni in cui è a Beijing l'inviato statunitense per la questione coreana, Stephen Bosworth, arrivato in Asia proprio per riannodare i fili dei dialoghi sul nucleare nordcoreano. Un segnale anche a lui, dunque. Ma un segnale di cosa? Di forza bruta? Di potere? Di unità? Forse tutto, forse nulla di tutto questo. Non è facile capire. Forse una vendetta perchè Seoul nei giorni scorsi si è rifiutata di riaprire i flussi turistici con la Corea del Nord, attività che aiutava l'economia di Pyongyang? Peccato che in cambio abbia ottenuto che la Corea del Sud bloccasse immediatamente gli aiuti economici che aveva previsto per alcune zone alluvionate del Nord.


Non è da escludere nemmeno la volontà di vedere come reagirà la Cina, unico alleato della Corea del Nord: un'alleanza essenziale ma sempre più spinosa. Non è un caso che la risposta di Beijing sia stata, tra quella delle grandi potenze, la più cauta, un diplomatico "prima di giudicare dobbiamo accertare l'esatta dinamica". Sacrosanto come atteggiamento, ma forse nasconde un certo imbarazzo. O la necessità di muoversi con cautela e studiare al meglio la prossima mossa.


Non credo che Pyongyang voglia scatenare una guerra. Tempo fa lessi qualcosa riguardo alle potenziali dinamiche di una nuova guerra tra le Coree: Pyongyang ha certo la potenza di fuoco necessaria, ed un attacco su Seoul avrebbe conseguenze devastanti (l'arma atomica potrebbe essere usata). Ma la risposta immediata del Sud, degli Stati Uniti, probabilmente del Giappone, renderebbe la Corea del Nord terra bruciata in poco tempo. A che pro dunque scatenare una guerra? Per ottenere qualcosa in cambio, siano soldi o considerazione. La Corea del Nord si sente con le spalle protette: c'è la Cina a garantirne la sicurezza. Per questo Seoul può rispondere a male parole, ma difficilmente (salvo chiaramente ulteriori provocazioni, più gravi e sanguinose) potrà veramente reagire con la forza, come si augurano i falchi degli ambienti militari. Il domino che una risposta violenta provocherebbe si può solo immaginare: intervento americano, intervento cinese, intervento russo, europeo. E perchè no indiano, visto che è di questi giorni un nuovo contenzioso tra Cina ed India riguardo alla frontiera himalaiana.


Nel frattempo, resta la paura lungo il 38esimo parallelo.

venerdì 19 novembre 2010

Stesso Ponte, altra stagione

L'autunno pechinese è durato poco, l'inverno è arrivato senza troppi proclami o clamori. La ripetitivà dei gesti e dei tragitti quotidiani ha fatto si che quasi non mi accorgessi del cambiamento climatico. Complice una certa linearità solare, che mi ha presentato luminose e serene giornate in sequenza, senza nebbia o pioggia, ho realizzato solo pochi giorni fa che come conseguenza del cambio di stagione, sono cambiate anche le attività della Gang del Ponte: tralasciando che ora i membri sono impegnati a battere i denti per il freddo tanto quanto a combattere tra di loro per accaparrarsi ogni spicchio di sole che si insinua attraverso la ringhiera metallica, per alcuni dei membri più illustri il business è decisamente mutato.


Non ci sono più animali in vendita. E la cosa non stupisce: le tartarughe o i pesci rossi in questo momento starebbero immobilizzati in vasche di ghiaccio, ottimi come soprammobili eccentrici ma piuttosto inutili come animali di compagnia. A dire il vero tartarughe e pesci rossi non sono animali di compagnia, non più di compagnia di un nano da giardino, almeno. I conigli e gli scoiattoli inveci li vedremmo impegnati in massacri epici per sottrarre ai propri simili lo scalpo con cui coprirsi. Insomma, niente più animali, sostituiti da abbigliamento tecnico invernale come sciarpe, guanti, o i leggendari mutandoni di lana lunghi fino alle caviglie, vero must del pechinese nella stagione fredda. E poi, sorpresa, inedito smercio di attrezzatura ortopedica: fascie elastiche per caviglie e ginocchia, supporti per polsi e gomiti, pancere e altre amenità. Mentre guardavo estasiato e studiavo questa riconversione del business in base al naturale ciclo delle stagioni, mi sono accorto che alcune ginocchiere lasciavano intravedere, nel foro da cui solitamente sbuca la rotula per permettere il movimento naturale, un rivestimento interno di pelliccia. Non male, ho pensato, ti metti una ginocchiera e tieni al caldo tutta la zona grazie al pelo.


Poi ho avuto un flash, come nei film un serie di immagini a tutta velocità da contorni sfuocati: conigli gioiosi intenti a zompettare, scoiattoli birbanti, occasionali cagnolini col pelo appena spuntato.


Forse mi sono lasciato suggestionare, ma mi è pure sembrato che i venditori di animali, ora riciclatisi spacciatori di ginocchiere, fossere meglio pasciuti che in passato.


E quando ho sentito di striscio la signora che vende paccottiglia etnica dire che i suoi fermacapelli sono di vera tartaruga, sono stato tentato di crederle.

martedì 16 novembre 2010

Un'altra Olimpiade. Quella Asiatica.

A Guangzhou, nota anche come Canton, sono iniziati lo scorso 12 novembre i Giochi Asiatici, le Olimpiadi speciali del continente ad oriente (nostro, chiaramente) giunte alla loro sedicesima edizione. Non sorprende che un continente che ospita circa il 60% della popolaizone mondiale abbia le proprie Olimpiadi speciali, in particolare se tale continente ospita paesi dominanti o che domineranno il futuro. Non sorprende nemmeno che la Cina faccia manbassa di medaglie, ponendosi dopo alcuni giorni al primo posto nel medagliere, cosa di cui nessuno dubitava minimamente, tanto che la vera sfida sembra piuttosto quella per il secondo posto, per il quale sgomitano Corea del Sud e Giappone. Per le altre nazioni, briciole o poco più. Morale della favola: se alle Olimpiadi normali vieni frustrato dall' "occidente" che cede il passo nell'economia ma si tiene stretto lo sport, in quelle tue continentali vieni frustrato dai tuoi vicini del nord-est.



E' un'Olimpiade a tutti gli effetti, con incredibile cerimonia di inaugurazione, mascotte, rituali e crismi perfettamente rispettati. L'unica differenza con la sorella maggiore globale sta in alcune discipline, che compaiono solo in questa versione asiatica: non stupisce la presenza di sport tradizionali o comunque molto diffusi, come il Wushu (le arti marziali cinesi) o il Cricket (la vera fede sportiva del subcontinente indiano). Poi abbiamo il Kabaddi, che non riesco a capire come funzioni, ma mi sembra una mutazione asiatica di "strega comanda colore" (http://www.gz2010.cn/08/0821/19/4JT4BR9G0078007E.html), la gara della Barche Drago, la sezione "scacchi" che comprende quelli classici per noi con re e regina e altri due giochi asiatici di tessere chiamati Weiqi e Xiangqi. Ci sono poi il Golf, il Bowling, il Biliardo (tutti chiaramente non tipicamente asiatici, ma che raccontano una globalizzazione di sport a suo modo inedita) e la categoria a mio parere più bella: Dance Sport. Ossia, ballare Tango, Valzer, e molti altri stili sudamericani o classici europei. E qui si rimane stupefatti, perchè per la mia piccola esperienza gli asiatici non sono esattamente sciolti nel ballo; ed invece eccoli che ti smentiscono a passo di Chachacha od eseguendo un Tango degno della miglior Buenos Aires.