domenica 20 giugno 2010

Beijing, di nuovo

Le altre volte, nella monotona schermata che illustra il percorso che l'aereo sta facendo, vedevo susseguirsi il vecchio mondo socialista europeo, poi gli Urali che lo separano dalle enormi vastità della Siberia. Ekaterimburg, Novosibirsk, un po' più in basso Tashkent. Poi una rapida virata a sud portava sopra alle steppe mongole, mai viste chiaramente, ed una volta passata Ulan Bator si entrava in Cina, si intuiva nelle fasi di atterraggio la Grande Muraglia ed in un attimo si metteva piede nella afosa Beijing estiva.


Questa volta la cartina mi ha raccontato che stavamo sorvolando Sofia, Ankara, Mosul, Baghdad, il Kuwait, Doha e poi siamo arrivati a Dubai. Almeno una piccola variazione sul tema l'ho avuta. E della seconda tratta non mi è ben chiaro il percorso, mi sono perso in un sonno scomodo tra un cinese troppo largo ed un ragazzo occidentale che mi sgomitava. Ma alla fine sono arrivato a Beijing, credo sorvolando Iraq, Iran, Pakistan, India. Dovrei controllare che rotta abbiamo percorso, ma non è poi così importante. Importante è aver ritrovato Beijing, la sua afa, un'aria inaspettatamente respirale, lo sport del salto della coda e dell'espettorazione ad alti decibel.


Quindi di nuovo in diretta dall'Asia!

giovedì 10 giugno 2010

137 secondi

 Tanto sarebbe durata la vita in orbita del razzo made in Corea KSLV-1, che sembra essere scoppiato poco più di due minuti dopo il decollo dal centro spaziale di Naro, a sud della capitale Seoul. Le autorità scientifiche coreane sono ancora impegnate a chiarire la dinamica di questo incidente. Non è fortunata l'avventura spaziale sudcoreana, caricata di grandi aspettative ma al momento ostaggio di continui problemi. Il primo lancio di un razzo completamente coreana era avvenuto nell'agosto del 2009, ma una volta in orbita il razzo non era riuscito a sganciare e posizionare in orbita un satellite per ricerche scientifiche. Ora questo secondo flop. Ma l'intento rimane: Ahn Byong-man, Ministro dell'Educazione, Scienza e Tecnologia, ha dichiarato che sono già in corso i preparativi per un terzo lancio.

lunedì 7 giugno 2010

Corea dal Sud, dalle elezioni allo spazio

Le elezioni amministrative in Corea del Sud dello scorso 2 giugno sono finte con una vittoria del partito di opposizione (DP), che ha guadagnato città e province importanti. Non Seoul, che è rimasta in mano al GNP (al potere in Corea) nella persona di Oh Se-hoon, ma dove la vittoria è stata di appena un punto percentuale. A confermare la sconfitta, le dimissioni di alti papaveri del GNP, tra cui il direttore della campagna elettorale; lo stesso Oh ha dichiarato che la tornata elettorale deve far riflettere il GNP.


Un primo riflesso sulla politica internazionale, leggasi questione intercoreana, è stato un raffreddamento dei toni bellicosi che avevano caratterizzato il periodo precedente. L'opposizione rinfaccia al presidente Lee che la sua strategia di innalzamento della tensione finalizzato al preoccupare la popolazione e spingerla a votare per gli hardliners non ha pagato in termini elettorali.


Nel frattempo, si attende per mercoledì il lancio di un razzo che porterà in orbita un satellite, il tutto costruito interamente da epserti coreani, pur la supervisione e la collaborazione di tecnici russi. Il razzo, denominato Korea Space Launch Vehicle-1 (KSLV-1), è nelle intenzioni del mondo scientifico coreano il lasciapassare per il club dei paesi esploratori del cosmo, ed allo stesso momento un innegabile impulso alla ricerca scientifica e tecnologica.


mercoledì 2 giugno 2010

2 Giugno, elezioni in Corea del Sud

Giornata di elezioni in Corea del Sud: il Grand National Party (GNP, conservatore, al potere) ed il Democratic Party (DP, all'opposizione) si affrontano per la conquista di 16 posti tra sindaci di grandi città e gfovernatori di province, più molti altri posti chiave della funzione pubblica. Di estremo interesse la sfida a Seoul: in una città che conta più di un quinto dell'intera popolazione sudcoreana, il sindaco ha un potere che va oltre quello inerente alla pura questione della municipalità. L'attuale sindaco Oh Se-hoon del GNP se la vedrà con lo sfidante del DP, Han Myung-sook.


Il presidente Lee, del GNP,l cerca in queste elezioni una conferma, una legittimazione a continuare il suo corso di riforme sia economiche che politiche. In particolare è importante per Lee una vittoria che legittimi, in questo particolare momento, il suo approccio fatto di linee dure e durissime nei confronti della Corea del Nord. Il risultato sarà anche un buon termometro per misurare come la popolazione sta recependo gli ultimi sviluppi nei rapporti con i vicini del nord: in caso di vittoria del GNP, il presidente Lee si sentirà autorizzato a proseguire sulla sua strada di dialogo ridotto al minimo e nessuna concessione. In caso di vittoria del DP, ci si potrebbe aspettare, se non un cambiamento di rotta difficilmente ipotizzabile, almeno un livellamento dei toni aspri delle ultime settimane.

lunedì 31 maggio 2010

Questione coreana: la Cina mostra le carte

La si attendeva, ed è arrivata. La proposta cinese per la questione coreana è la seguente: l'istituzione di una nuova indagine congiunta sull'affondamento della Cheonan, condotta da un team del quale facciano parte anche l'Onu, la Cina e la Corea del Nord. Così ha riferito una fonte diplomatica anonima venerdì scorso, al termine dell'incontro bilaterale tra il presidente sudcoreano Lee ed il premier cinese Wen. L'Onu ha ribadito l'impegno a trovare una via diplomatica per districare la questione, e sembra che ora, dopo i proclami belligeranti della settimana scorsa, tutti gli attori siano pronti a rimettersi al tavolo della discussione. A prova di ciò, la decisione del Ministero della Difesa sudcoreano di sospendere il progetto di distribuire volantini di propaganda in Corea del Nord: ufficialmente per cause climatiche, ma chiaramente per non aumentare la tensione in un momento particolarmente delicato.


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mercoledì 26 maggio 2010

Cheonan: la voci critiche in Corea del Sud

Dalla settimana scorsa in Corea del Sud non si può criticare su internet l'esito delle indagini sull'affondamento della Cheonan: la Korean National Police Agency è impegnata a setacciare siti, blog e bollettini di notizie on-line per assicurarsi che nessuno possa avanzare dubbi su quell'indagine che ha dichiarato la Corea del nord colpevole dell'affondamento della nave e della morte di 46 marinai. Ogni critica che viene portata all'indagine ( e sono molte) viene tacciata come falsità e tradimento da parte non solo dei politici vicini al presidente Lee ma anche dai quotidiani dell'ala conservatrice che si stanno rivelando particolarmente aggressivi nel portare avanti la nuova campagna di Corea. Nonostante lo sforzo però le idee circolano on-line, e monta il sentimento di chi non ci sta a vedersi trascinato, se non in guerra, anche solo in una situazione di tensione che accusano essere fomentata ad arte. Nella foto, i membri di una organizzazione civile femminile manifestano con cartelli che invitano ad una soluzione pacifica della questione.




Questa notizia, ossia il divieto di avanzare dubbi, ottiene immediatamente il risultato di instillare il dubbio: se l'indagine fosse inattaccabile, non ci sarebbe bisogno di metterla al sicuro dalle critiche.


Ma, come sembra e come mi è stato confermato, buona parte della società sudcoreana non crede all'affondamento della Cheonan come atto di guerra. Ma a cosa crederebbe? Tra la ipotesi più sostenute c'è quella dell'incidente meccanico/umano poi rivenduto come atto di guerra, con il duplice risultato di evitare la brutta figura (e scaricare la colpa del lutto su altri) e scaldare gli animi in vista della tornata elettorale del 2 giugno. Il presidente Lee non è esattamente amatissimo, e la vicina elezione potrebbe anche metterlo in difficoltà. Qualcuno si spinge nel ragionare ancora più avanti, accusando chiaramente il governo di aver provocato la tragedia per creare una situaizone di allarme che solo un governo forte ed intransigente nei confronti di Pyongyang può gestire.


Non è facile districarsi tra questi eventi: la Corea del Nord in genere fa rima con carestia, chiusura e dittatura, quindi ogni malefatta che le viene attribuita la si considera generalmente attendibile. Tendiamo (io per primo) a distinguere in bianco e nero, dimenticando però che all'interno della stessa Corea del Sud esistono scontri e differenze ideologiche, come in tutte le altre democrazie. E che la verità spesso non è una, e spesso non è neppure veritiera.

lunedì 24 maggio 2010

La questione della Cheonan. Da un'altra angolazione

Sulle pagine del sito dell'agenzia stampa nordcoreana Kcna (www.kcna.co.jp) si può leggere la versione nordcoreana dei fatti della nave affondata Cheonan. Riassumendo, nell'inconfondibile stile della retorica di sovietica memoria, Pyongyang rimanda al mittente tutte le accuse, affermando che questa non è che l'ennesima macchinazione finalizzata a trovare un pretesto per dichiarare guerra alla Corea del Nord, ordita dai vicini del Sud, in particolare dal suo governo reazionario manipolato dagli Stati Uniti e dal Giappone (se la stessa cosa avvenisse in Europa, sarebbero Stati Uniti e Regno Unito). Il governo sudocreano, accusato di essere composto da traditori della patria, viene accusato e messo in guardia: il popolo e l'esercito nordcoreano non li perdoneranno mai per la loro viltà.




(nell'immagine, il luogo dove è avvenuto l'affondamento della Cheonan, in prossimità del confine marittimo tra i duo paesi)


Gli autori hanno l'accortezza di non accusare mai il popolo sudcoreano, ma solo i suoi governanti ed i suoi mandanti occulti. Naturale che sia così: ufficialmente la Corea del Nord persegue ancora il sogno della riunificazione, o almeno mette tale parola in tutti i discorsi ufficiali e patriottici; quindi al popolo sudcoreano bisogna riunirsi, spazzandone via la cricca reazionaria al potere.


Ma fermiamoci un attimo a pensare: e se avessero ragione loro? Se l'affondamento della nave Cheonan, i suoi morti, i suoi lutti, non fossero altro che una enorme macchinazione per raggiungere altri obiettivi? Per oggi quindi provo a stare dalla loro parte. Mi ha ispirato la lettura di un blog in cui l'autore senza dubbio alcuno imputava l'affondamento ad una classica (termine suo) macchinazione dello zio Sam per giustificare un attacco ad un paese ostile, in questo caso la Corea del Nord. Ma a che pro? Al fine di attaccare indirettamente la Cina, unico alleato di Pyongyang degno di considerazione. Quindi di nuovo l'oramai noto scontro tra potenze, questa volta combattuto per procura in Corea del Nord. Ma siamo sicuri che la Cina sarebbe così pronta a salvare il regime nordcoreano? Mentre per Kcna la finalità è semplicemente l'annientamento del governo della famiglia Kim, colpevole di voler costruire un'alternativa all'egemonia degli Usa e di cercare con forza una riunificazione nazionale impedita da forze esterne. La malafede del governo sudcoreano sarebbe provata dal fatto di non voler accettare il team di investigatori che Pyongyang vorrebbe inviare a svolgere le proprie indagini sull'affondamento della Cheonan.


Mentre continua il tour della Clinton che potrebbe dare indicazioni sul futuro, in Corea del Sud ci si prepara per le elezioni a livello locale del 2 giugno: impossibile che la questione della Cheonan non abbia ripercussioni sulla tornata elettorale. Probabilmente lo pensava già il presidente Lee quando ha deciso di rendere ufficiale l'accusa alla Corea del Nord per l'attacco alla nave: arrivare il più vicino possibile alla data delle elezioni per scaldari i cuori, senza però nel frattempo impantanarsi in uno stato se non di guerra vera di mobilitazione che non avrebbe certo fatto bene alla sua immagine.

sabato 22 maggio 2010

Contro-indagine nordcoreana

Il vice presidente della Commissione Nazionale per la Difesa nordcoreana Kim Yong Chun ha invitato le autorità sudcoreane ad accettare il gruppo investigativo che Pyongyang vuole inviare ad investigare riguardo all'affondamento della corvetta Cheonan. Il governo di Kim Jong-il non accetta la pesante accusa, anzi la rilancia al mittente ed in alcune occasioni ha avanzato l'idea che l'affondamento possa essere una messa in scena delle autorità sudcoreane, finalizzata a fomentare lo scontro con i vicini del nord.



Si attende intanto l'esito del viaggio di Hillary Clinton in Asia orientale: in Giappone ha già incontrato a Tokyo il Ministro degli Esteri Katsuya Okada (nella foto), poi sarà in Cina e concluderà l'itinerario proprio in Corea, a Seoul. Chiaramente sarà la situazione nella penisola coreana a tenere banco nelle discussioni, e probabilmente non è un caso che l'indagine di Seoul che ha accusato Pyongyang si sia conclusa propria questa settimana, in concomitanza con l'inizio del viaggio. Il Giappone viene spesso minacciato dalla Corea del Nord, le cui autorità non hanno mai fatto mistero del fatto che l'obiettivo militare ultimo sia avere vettori nucleari in grado di colpire il paese del Sol Levante. Seoul negli ultimi anni si è mostrata più intransigente; la posizione della Cina dovrà necessariamente emergere in questi giorni. E' da questa posizione che dipenderà molto di ciò che succederà nelle prossime settimane.

giovedì 20 maggio 2010

Coree: promesse di guerra, possibilità di tregua.

"Guerra aperta". Questo promette la Corea del Nord alla Corea del Sud, qualora la comunità internazionale decidesse di applicare ulteriori sanzioni a Pyongyang, dopo la presentazione al pubblico dei risultati dell'indagine sull'affondamento della nave sudcoreana Cheonan, le cui vittime furono 46 marinai. Secondo l'indagine, condotta da un team internazionale, non ci sono più dubbi che la nave sia stata affondata da un siluro nordcoreano, del quale sarebbe stato rinvenuto un pezzo nelle acque teatro dell'incidente. Ma se il Nord minaccia guerra, il Sud invece mostra i muscoli ma non si lascia andare a proclami belligeranti: la ripresa economica è in atto, ed in novembre Seoul ospiterà il G20, inteso come momento culminante del governo di Lee. Quindi una guerra, o una situaizone di tensione, è tutt'altro che auspicabile. Ed allo stesso tempo, il governo sudcoreano vuole forse giocare la carte della provocazione senza gesti plateali: il regime di Kim al nord non naviga in buone acque, tra crisi economica, problemi riguardo alla successione e generale disinteresse del mondo verso il disgraziato paese. Ed i governanti lo sanno che se vengono a mancare gli aiuti internazionali, tutto crolla. Seoul ha già fatto capire che non si farà ricattare. Ora rimane solo la Cina nel ruolo di alleato storico, ma un ruolo che sembra stare oramai stretto a Beijing, che anzi a volte finisce per imbarazzare i governanti cinesi: la Corea del nord è un vicino bizzoso e spesso crea tensioni, ma è comunque un fondamentale stato cuscinetto per tenere le forze armate dello zio Sam a distanza di sicurezza.


In un momento in cui è lecito aspettarsi l'inaspettato, vedremo nelle prossime settimane come si muoveranno i protagonisti. Ben sapendo che è nel crepuscolo dell'impero che spesso avvengono follie e gesti inconsulti da parte di governanti oramai condannati e destinati a cedere il passo. Ma tenendo allo stesso tempo presente che sono anni che si prospetta la fine del regno comunista della famiglia Kim, che però è rimasta fino ad oggi al potere.

martedì 18 maggio 2010

L'indagine che fa tremare le Coree








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Giovedì prossimo
potrebbe essere una giornata cruciale per la penisola coreana: saranno infatti
resi noti i risultati dell'indagine sull'affondamento della nave da guerra
Cheonan, che lo scorso marzo ha provocato 46 vittime tra i marinai sudcoreani.
Fin da subito si erano fatte insistenti le voci che potesse trattarsi di un
attacco della marina nordcoreana, ma il governo di Seoul aveva tenuto basso i
toni, evitando accuratamente di accusare direttamente Pyongyang: per
scongiurare una crisi che avrebbe non solo compromesso la ripresa economica che
è in corso in Corea del Sud, ma anche trascinato i due paesi in uno scontro non
più fatto solo di proclami ed accuse bipartisan, ma possibile di veri atti di
guerra. Per una larga parte dell'opinione pubblica, per settori dell'esercito e
del mondo politico l'attacco alla Cheonan è stato appunto un atto di guerra,
una precisa dichiarazione di intenti del regime di Kim Jong-il. Le prove
sembrano oramai confermarlo, ma l'ufficialità sulla decisione arriverà appunto
solo giovedì. Ma intanto tutti si stanno muovendo. di Stato
americana Hillary Clinton sarà a Seoul la settimana prossima, come ha
confermato lo stesso presidente Obama: prima sarà a Beijing, dove secondo i
programmi discuterà anche di questo tema col il suo pari ruolo cinese, Dai
Bingguo. Lo stesso Barak Obama ha avuto oggi una conversazione telefonica col
suo collega sudcoreano Lee Myung-bak, ribadendo l'appoggio degli Usa, quale che
la decisione finale. Decisione che Seoul comunicherà immediatamente non solo
agli Usa ma anche a Cina e Russia, a conferma che un'eventuale scontro nelle
acque coreane difficilmente rimarrà delimitato ai due paesi protagonisti.

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potrebbe essere una giornata cruciale per la penisola coreana: saranno infatti
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Cheonan, che lo scorso marzo ha provocato 46 vittime tra i marinai sudcoreani.
Fin da subito si erano fatte insistenti le voci che potesse trattarsi di un
attacco della marina nordcoreana, ma il governo di Seoul aveva tenuto basso i
toni, evitando accuratamente di accusare direttamente Pyongyang: per
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è in corso in Corea del Sud, ma anche trascinato i due paesi in uno scontro non
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solo giovedì. Ma intanto tutti si stanno muovendo. di Stato
americana Hillary Clinton sarà a Seoul la settimana prossima, come ha
confermato lo stesso presidente Obama: prima sarà a Beijing, dove secondo i
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(nell'immagine, le operazioni di recupero del relitto della Cheonan, poi sottoposto ad indagini. Sarebbero emerse, tra le altre, tracce riconducibili ad un siluro che avrebbe colpito la nave)




E la Corea del Nord? Finora Pyongyang ha negato qualsiasi coinvolgimento nella tragedia. Nel contesto degli ultimi mesi, l'attacco, se confermato, sarebbe l'ultima provocazione del Nord nei confronti del Sud dopo il blocco del dialogo sul disarmo nucleare ed il pugno duro mostrato da Seoul per quanto riguarda gli aiuti economici, da cui Pyongyang dipende, ed i progetti di sviluppo congiunto tra le due Coree. Forse il governo di Kim Jong-il ha voluto alzare nuovamente la tensione nel momento in cui il mondo cominciava a perdere interesse nella questione coreana; il che è probabilmente quanto di peggio possa succedere per la Corea del Nord. Ma se dovesse emergere un preciso coinvolgimento militare, le conseguenze sono difficili da immaginare. E' difficile infatti pensare che Seoul, pur con la volontà politica e tutto il pragmatismo imposto dalla situazione, possa far passare senza conseguenze una sfida netta oltre che costosa in termini di vite.