giovedì 7 gennaio 2010

Attivo il FTA tra Cina e paesi dell'Asean

Il 1 gennaio 2010 è entrato in vigore il Trattato di libero commercio (FTA, Free Trade Agreement) tra la Cina ed i paesi membri dell'Asean, l'Organizzazione degli Stati del sud-est asiatico. In questo modo, dopo anni di discussioni e lavori (l'idea di questo tipo di accordo era nell'aria da metà degli anni '90) si è creata questa nuova area di libero scambio economico che coinvolge quasi 2 miliardi di persone ed, oltre alla Cina, Thailandia, Vitnam, Myanmar, Cambogia, Indonesia, Malesia, Filippine, Laos, Brunei e Singapore. L'enorme nuovo mercato trans-nazionale diviene così il terzo per importanza al mondo. Nei promotori dell'accordo, questo darà una nuova spinta all'economia della zona, migliorando gli scambi, favorendo le relazioni e creando un clima più cooperativo anche dal punto di vista politico e culturale. Inoltre si prevede che migliorerà la concorrenza tra i vari attori dei diversi paesi, che dovranno dunque migliore la propria produzione per poter invadere i vicini vicini. O tagliare i costi, a seconda delle inclinazioni, e si sa chi sono le vittime principali in questo genere di sistemazioni, non certo chi questo accordo lo ha sponsorizzato e creato.


(nella foto, la cerimonia di inaugurazione del Trattato tenutasi a Nanning, Cina)


lunedì 4 gennaio 2010

La missione di Robert Park

Il quotidiano Asia Times riporta una notizia interessante: la notte della vigilia di  Natale un missionario ameri-coreano è entrato in Corea del Nord per consegnare di suo pugno un messaggio di pace per il presidente Kim Jong-il. Robert Park, questo il suo nome, ha attraversato il letto ghiacciato del fiume Tumen che segna il confine tra Cina e Corea del Nord (molto più penetrabile rispetto all'ultra militarizzato confine tra le due Coree). Non si saprebbe ancora nulla del ventinovenne, che prima di partire aveva dichiarato di voler portare appunto un messaggio di pace ma anche un invito alle autorità del Nord ad aprire le frontiere e chiudere i campi di concentramento. Tutto argomenti molto sensibili dunque, di quelli che non possono che irritare le autorità comuniste di Pyongyang, nel caso avessero deciso di soprassedere all'ingresso clandestino. Ora, in attesa di sviluppi (oltre purtroppo alla scontata cattura e più o meno certo imprigionamento) ci si chiede come una vicenda apparentemente così piccola (senza nulla togliere al notevole significato del gesto) possa influenzare i prossimi eventi della penisola coreana. In un contesto "normale" nordcoreano sarebbe certo un lungo imprigionamento, salvo interventi eccezionali come quello con cui Bill CLlnton è andato a recuperare le due giornaliste statunitensi (Euna Lee e Laura Ling) che erano state arrestate e tenute prigioniere per 140 giorni nel 2009. Ma questo potrebbe non essere un momento normale: da settimane Pyongyang prova di riaprire un canale di dialogo con gli Usa, ora deve decidere se usare Robert Park come ostaggio e contropartita per qualche tristemente solito ricatto, oppure lanciare un messaggio chiaro della propria disponibilità a rimettersi al tavolo a discutere.


 


 

venerdì 1 gennaio 2010

I buoni propositi per il blog

In teoria questo post sarebbe dovuto andare ieri. Ma mi è venuto in mente solo oggi di snocciolare qualche numero. Attivato il 15 luglio dell'anno da poco concluso, il blog ha visto al pubblicazione di 85 post, con una media di 0,5 al giorno. I mesi più intensi sono stati settembre ed ottobre, mentre i più carenti novembre ed in particolare dicembre, complice la flessione dovuto al ritorno dalla Cina ed alla necessità di reinventare il blog, che non è ancora alla sua forma (sia nel senso estetico che nel senso dei contenuti) definitiva.


Al momento in cui scrivo un totale di 2488 visite (complici le abbondanti visite di oggi, dovute al titolo tattico di ieri che mi ha regalato un buon posizionamento su Goggle: se effettuate la ricerca trovate il blackcab all'11 posto, ancora in prima pagina. Quasi meglio della ricerca a tema "sagre del pene" che tanta gloria mi diede in passato). Una media che si aggira intorno alle 14.7 visite quotidiane, ma molto influenzata da quanto decido di rompere le scatole via email. Sono 112 commenti ricevuto, 1,32 a post; mi sento di poter dire almeno il 90% per nulla inerenti ai contenuti. !0 solamente i lettori registrati.


Quindi posso redigere i miei buoni propositi per il 2010: definire una linea editoriale, innanzitutto. Aumentare il numero dei lettori registrati, il che è sia diretta conseguenza del punto precedente, ma anche delle tangenti che comincerò a pagare. Infine naturalmente aumentare il numero dei contatti quotidiani. Ed un pensierino anche alla veste grafica, consapevoli che quella presente mi ha già portato ai limiti delle mie capacità informatiche.


Buon inizio 2010 a tutti!

giovedì 31 dicembre 2009

Buon anno 2010!

Il 2009 è agli sgoccioli. Anzi in Asia orientale o hanno già cominciato a festeggiarlo, oppure si apprestano a farlo: comincerà il Giappone, seguito dalla Corea e poi Cina e così via. Che immagini rimangono di questo anno? In Giappone la vittoria storica del Partito democratico e del suo leader Yukio Hatoyama, che hanno scalzato dopo decenni il Partito liberal-democratico. In Corea del Sud i lutti per le morti dei due ex presidenti Kim Dae-jung e Roh Moo-hyun; il suicidio del secondo in particolare ha particolarmente toccato i cittadini sud-coreani. Per quanto riguarda il Nord, hanno tenuto banco le continue illazioni sullo stato di salute del presidente Kim Jong-il e le voci che si susseguono sulla sua successione, dalla quale con tutta pobabilità dipenderanno i prossimisviluppi della situazione nell'instabile penisola coreana. Della Cina ci porteremo dietro le immagini della festa per i 60 della Repubblica Popolare Cinese ed i ricordi dello storico incontro tra Hu Jintao e Barak Obama. Un anno concluso con il fallimento del vertice di Copenhagen, con l'inasprirsi del conflitto in Afganistan, il passaggio ad un livello superiori degli scontri tra governo ed opposizione in Iran, la possibile apertura di un nuovo fornte di guerra in Yemen. Tanti buoni propositi insomma per il 2010. Per fortuna che dalla Corea arrivano segnali di ripresa economica, che la Cina nonostante l'impasse nei grandi vertici presenta una società civile che fa passi da gigante verso al consapevolezza ambientale (e sociale). Non tutto da buttare insomma!


Quindi auguri per un buon 2010 da tutto lo sfaff (ossia io) del black cab!



 

giovedì 24 dicembre 2009

Buon Natale!


Auguri di buon Natale nella speranza di avere presto anche da noi autisti dell'autobus di questo tipo!


 

martedì 22 dicembre 2009

Classifiche di fine anno in Cina

Con l'avvicinarsi della fine del 2009 il China Daily (http://www.chinadaily.com.cn/) propone una serie di classifiche in cui cataloga le dieci notizie più importanti riguardo a certe categorie, tra il serio e lo scherzoso: si va dai dieci ladri più stupidi ai dieci momenti più tristi; dai dieci episodi che più hanno scaldato il cuore dei cinesi fino alle immagini dei dieci avveniemnti più drammatici del 2009. Guardando bene questa classifica, al primo posto troviamo l'incendio di una torre del nuovo complesso della televisione cinese CCTV; a seguire tra gli altri il suicidio dell'ex premier sudcoreano Roh Moo-hyun e la rivelazione dell'attore di Hong Kong di essersi già sposato negli Usa dopo che aveva dichiarato di non averlo fatto. Personalmente non vi trovo nulla di drammatico. Al decimo posto un volto familiare: il premier Berlusconi colpito dalla statuetta. Alla fine siamo riusciti a farci notare.

lunedì 21 dicembre 2009

Dopo il vertice, tutto come prima, o quasi

Il vertice di Copenhagen sul riscaldamento globale si è concluso da qualche giorno. Come si temeva, niente di fatto. E' emersa di nuovo la tendenza allo scontro prevedibile tra paesi sviluppati, quelli sulla via dello sviluppo e quelli che tale via ancora non l'hanno intrapresa. Dove per sviluppo si deve tristemente leggere "inquinanti da morire". Quindi i paesi più arretrati reclamano ancora a gran voce il loro diritto di inquinare, rifiutandosi di sacrificare il loro sviluppo per rimediare a danni fatti da altri nei decenni scorsi. Non si è riusciti ad ottenere quel documento congiunto che in molti si auspicavano, ma solamente dichiarazioni di intenti e piani di riduzione "personali" per le diverse entità statali. Un fallimento, ma non per forza: ora resta da vedere come procederanno nel loro piccolo le diverse nazioni, e scoprire se alcune delle dichiarazioni roboanti fatte prima del vertice da paesi importanti come Cina, Usa, Russia, Corea del sud e Brasile erano intenzioni sincere o solo proclami per mettersi in mostra. Wen jiabao, premier cinese, ha riaffermato il rolo fondamentale del suo paese nel portare avanti il dialogo sulle emissioni e operare come ago della bilancia in maniera costruttiva, scaricando in un certo senso la colpa del fallimento sui paesi in via di sviluppo, dal gruppo dei quali la Cina si considera oramai definitivamente uscita.


Nel frattempo come punizione per aver condannato il mondo a surriscaldarsi, siamo stati investiti dal gelo; godiamocelo perchè potremmo rimpiangerlo!

sabato 12 dicembre 2009

Copenhagen, chi la spuntera'?

Paesi ricchi contro paesi poveri, mondo sviluppato contro mondo in via di sviluppo (quello sottosviluppato nemmeno preso in conto. Meglio che si dia una sviluppata se vuole cominciare a dialogare). Cina e India contro tutti. Cina contro India. Stati Uniti contro Europa, Europa civile contro Europa incivile. Polizia contro manifestanti, manifestanti contro governanti. Speriamo che da tutto questo scontro ne esca qualcosa di buono, non il solito accordo al ribasso da vendere come il migliore dei patti possibili.

venerdì 4 dicembre 2009

Il "grande affare" tra le due Coree








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L’ultimo sviluppo nell’intricata vicenda della penisola coreana corrisponde all’ultima mossa di Seoul per uscire dall’impasse della crisi diplomatica. O così almeno potrebbe apparire. Concordato con gli Stati Uniti, il nuovo piano è spesso definito come “grande affare” (o “grande occasione”). Molto brevemente, la Corea del Sud offre a quella del nord un molto sostanzioso pacchetto di aiuti economici e le garanzia di protezione nazionale, in cambio di una cosa molto semplice: la cessazione del programma nucleare e la rinuncia a tale tecnologia. Tra le righe Seoul fa sapere che il pacchetto di aiuti sarà di un ammontare di quelli che non si possono rifiutare. Questo piano è molto simile ad uno analogo già proposto da Lee Myung-bak, l’attuale presidente sudcoreano, nel 2007, ed allora rifiutato con sdegno dalle autorità del nord. Della serie, non comprerete la nostra anima con in vostri soldi. Ma cosa cambia allora adesso? E’ impensabile che Pyongyang possa accettare un accordo di questo tipo: innanzitutto il programma nucleare della Corea del nord, ancor prima di essere un reale piano di attacco effettivamente pericoloso verso il mondo capitalista, è un efficace strumento di ricatto che Pyongyang usa abilmente; se rinuncia a quello, perde tutto il suo potere diplomatico. Se non avesse i missili nucleari, nessuno presterebbe attenzione a Kim Jong-il. In secondo luogo, a Pyongyang lo sviluppo economico non sembra interessare molto: il potere non si fonda sull’elezione, non è necessario lo sviluppo economico per ottenere i voti per governare; anzi, lo sviluppo economico potrebbe destabilizzare la situazione interna, portando la popolazione ad una sempre maggior conoscenza del mondo esterno: in fondo, lo stipendio medio in Corea del sud è 17 volte maggiore, e dall’altra parte c’è la Cina, che seppur ancora indietro potrebbe già essere un “cattivo esempio” per una popolazione che da decenni vive isolata.


Ma allora viene spontaneo chiedersi perché Seoul abbia proposto un piano di questo tipo, ossia un piano che non verrà mai accettato.


Le precedenti amministrazioni di sinistra avevano portato avanti una politica di avvicinamento al nord, inaugurando progetti economici congiunti e allargando quanto possibile la cooperazione. Per il governo di destra di Lee questo è solo un modo per mandare nelle casse dell’elite nordcoreana i soldi delle tasse del sud. Pyongyang ha sempre avuto la tendenza ad usare questi progetti economici come grimaldello per ottenere concessioni da parte di Seoul, seguendo uno schema quasi standardizzato: prima scatenare una crisi con i più svariati pretesti, poi rendere la situazione il più tesa possibile, poi mostrare la volontà di negoziare ed infine ottenere dei benefit per far ritornare la situazione allo stato pre-crisi artificiale. Ma qualcosa è cambiato: quando nell’estate del 2008 Pyongyang ha messo in discussione i progetti congiunti, si aspettava una reazione allarmata al sud, che avrebbe portato ad una potenziale crisi da cui uscire strappando concessioni. Ma questa volta non è stato così: il governo di Seoul ha ignorato per almeno un anno i proclami del nord, e solo nello scorso agosto si è dichiarato disposto a rimettere in moto i progetti economici. Ma ha fatto capire che non ha alcuna fretta di farlo. Insomma, ha ribaltato la frittata: Pyongyang ha dato di matto quando ha realizzato che l’arma del ricatto tramite i progetti economici congiunti era passata di mano. Sembra che Seoul abbia voluto impartire una lezione: voi avete rovinato i progetti da cui voi guadagnavate soprattutto, adesso ne pagate le conseguenze invece di trarne ulteriori benefici.


In tutto questo si instaura il piano del “grande affare”: è un piano che innanzitutto blocca la situazione; non può essere accettato, ma intanto l’offerta è stata fatta. In secondo luogo tiene a bada quella parte dell’opinione pubblica sudcoreana fautrice del riavvicinamento: il governo di Lee ha proposto aiuti economici enormi, il rifiuto è solo colpa di Kim. Infine soddisfa gli Stati Uniti ponendo l’accento sulla loro prima preoccupazione, ossia la proliferazione atomica ed i modi per contrastarla.


Una situazione quindi si procurato stallo: quello di cui ha bisogno Lee per portare fuori il paese dalla crisi che ha colpito duro ma che sembra sempre più alle spalle. Tenendo allo stesso tempo buoni i suoi avversari politici che avrebbero potuto usare la crisi col nord per aprire una crisi interna.


 



martedì 1 dicembre 2009

L'abito invernale del Bird's Nest

Il BIrd's Nest, il Nido d'uccello, ossia lo stadio olimpico di Beijing 2008, fa ancora parlare di sè, nel bene o nel male. Con l'arrivo del freddo il suo sistema di autosostentamento economico è entrato nuovamente in crisi: dopo i fasti estivi ed autunnali della finale di Supercoppa italiana e della Turandot curata da Zhang Yimou, l'arrivo del freddo pechinese ha fatto precipitare i visitatori quotidiani da 50000 a 10000. Troppi pochi, si è quindi resa necessaria la ricerca di un nuovo meccanismo commerciale. A giudicare dalle notize di oggi sul China Daily, sembra averla spuntata il progetto di trasformare il nido in una enorme arena per gli sport invernali e per ubno spettacolare "festival della neve", almeno nelle parole della National Stadium Co Ltd: la società che possiede il Nido ha svelato il piano domenica scorsa, presentando un investimento di 50 milioni di yuan. A partire da domenica 19 dicembre, i cittadini pagando 120 yuan (circa 12 euro) potranno divertirsi a sciare o fare snowboard su rampe costruite per l'occasione dentro allo stadio. Il festival durerà 3 mesi, e comprenderà anche eventi per celebrare entrambi i capodanno, sia cinese che occidentale. L'organizzazione stima di poter contare almeno 20000 ingressi al giorno grazie alla nuova iniziativa (nell'immagine, attrezzature per la neve artificiale all'interno del Nido).


Sempre al fine di rivitalizzare l'interesse verso il nido che è sfumato negli ultimi tempi, la stessa società ha lanciato un concorso per eleggere una mascotte ed uno slogan dedicati allo stadio. Sono aperte le iscrizioni, chi vuole può inviare a me, poi io farò da tramite.