lunedì 26 ottobre 2009

Il cielo sopra Pechino

Mentre faccio la valigia guardo fuori dal balcone, proprio quello dei primi post, e vedo un cielo bellissimo. Di quelli a cui non crede nemmeno chi sta qui da tanto. E' il bellissimo autunno pechinese, dietro ai palazzi si intravedono anche le montagne. Sono lontani i giorni in cui fuori dagli stessi vetri appariva un cielo grigio e sporco, umido e pieno di inusuali temporali. Ora il vento comincia a spazzare la città, ma non è ancora molesto. O almeno non troppo. L'aria si è fatta secca e la gente ha già cominciato a lamentarsi che è troppo secca. Prima era troppo umida. In mezzo era troppo qualcos'altro. O forse sono io che mi lamento, gli indigeni non ci fanno neanche caso. Ci sono ancora i ragazzi della palestra di fianco al mio palazzo, qualcuno fa ancora gli esercizi all'aria aperta, fino a ieri alcuni coraggiosi stavano addirittura a torso nudo a prendere il sole, immobili come lucertole. Oggi forse sono a casa con il raffreddore. Dal momento che ho imparato tardi a postare le foto, solo ora che mi accingo a lasciare l'appartamento di Hepingxincheng potrete vedere quale è la visione dal mio balcone. Per chi ha seguito dal primo post, ecco finalmente quello che vedevo dalla mia finestra, o almeno la sua versione più luminosa!


venerdì 23 ottobre 2009

3 mesi di ricerche che portano al black cab

E' più di tre mesi che scrivo questo blog, quindi questo venerdì voglio dedicare un post a tutti quei lettori che sono arrivati qui non tramite invito mail o facebook o passaparola, ma facendo le più disparate ricerche su google e trovandosi su pagine che non sempre hanno soddisfatto il loro desiderio. Spero sinceramente che abbiano almeno gradito queste storie. Allo stesso tempo spero che non si offendano se eventualmente hanno continuato a leggere il blog, in fondo loro sono una parte del mio orgoglio. Alcune ricerche sono divertenti, alcune bizzarre, alcune scontate, ma sono un buon documento che testimonia come la Cina sia nei pensieri della gente per i più eterogenei motivi. I corsivi ovviamente sono miei.


- Annunci di ragazze cinesi con numero di telefono (ma anche Annunci di ragazze cinesi, Siti con ragazze cinesi, Annunci sexy in Cina, Ragazze in Cina). Direi che questi sono quelli che hanno avuto la delusione più cocente.


- Barche da comprare 


- Torce elettriche


- Pechinese cinese (tutti i pechinesi sono cinesi, ma non tutti i cinesi pechinesi. O forse cercava qualcosa sul cane)


- Pechino + d Repubblica (cercavi Rampini e ti sei beccato Salvi! 1-0 per me!)


- Odori hutong (sono tanti e variegati, spezie, culo, gas di scarico, sesamo, bagno pubblico tra i più significativi)


- La sfilata dei 60 anni della Repubblica popolare cinese


- Coreani puzzano di aglio (alcuni si ma meno dei cinesi)


- Telefonare a Seoul col cellulare (innanzitutto accendi il cellulare e spegni il computer. Il resto viene da sè)


- Sono in Cina con visto sono obbligato ad uscire dopo 30 giorni (non si capisce se sia un capitolo di un'autobiografia, una richiesta d'aiuto o la semplice ammissione di una situazione complicata. A lui la mia solidarietà di compagno di sventure causa visti)


- Attrezzo elettronico per arrostire le castagne


- Dalla Cina otto giorni ma ancora non c'è tracciatura (...)


- Jiubajie Beijing (ecco qua il viveur!)


- Yuebing dolcetti della luna 


- Trasporto cavalli cinesi (immagino si trasportino come quelli italiani, su appositi mezzi a ruote)


- Barzelletta sui cani dei cinesi (i cani cinesi SONO una barzelletta)


E la perla finale, quella per cui vale la pena scrivere un blog:


- Cina sagra del pene. Una ricerca inusuale, sensuale, inquietante ma non fuori luogo. In fondo se c'è il ristorante che serve peni, perchè non dovrebbe esserci anche una sagra a tema?

giovedì 22 ottobre 2009

Nel cuore musulmano di Beijing

Niujie è sempre Beijing. Strade larghe che si alternano ai vicoli, odori, parrucchieri, piccoli parchi a spezzare la litania continua di palazzi per lo più anonimi. Ma è anche un piccolo mondo a parte. Cromaticamente e calligraficamente diverso. Il verde la fa da padrone. Accanto ai caratteri cinesi campeggiano le scritte in arabo. Niujie, 牛街, alla lettera la via della mucca, è il centro della comunità musulmana di Beijing, formata in maggioranza da appartenenti all'etnia Hui ma non solo. Qui ci sono le scuole per la minoranza etnica, l'ospedale degli Hui, tantissimi ristoranti, un inquietante palace food halal dove si passa dal supermercato che vende prodotti puri per i musulmani ad una bella mensa a tema, il tutto percorrendo scale piene di polvere con le pareti che nei secoli passati dovevano essere bianche ed ora sono macchiate di sputi e ditate che hanno spalmato sulla vernice bianca salsa scura o caccole, e seconda dei momenti storici. C'è la sede dall'associazione islamica cinese (almeno mi sembra fosse quella) in un palazzo che dovrebbe stare a Baghdad o Teheran, tutto verde con le cupole da mille ed una notte. Nella ricerca di una compattezza stilistica etnica abbondano gli archi alla orientale, non solo nei monumenti ma anche nelle porte dei condomini ed addirittura nella decorazione delle finestre esterne di un bagno pubblico. La macellerie espongono carne tagliata nella maniera prevista dia precetti religiosi. Il centro del quartiere è la moschea, un fantastico ibrido di architettura cinese classica e precetti islamici: il minareto, la sala per la preghiera, la sale per le lezioni sono tutte ospitate in padiglioni tipicamente cinesi, con il rosso imperiale alternato al verde, le scritte cinesi sempre affiancate dall'arabo o dal persiano. Dentro, il viavai dei fedeli col berretto bianco, sia cinesi che stranieri, ed uno strano mix linguistico di mandarino e forse arabo o altre lingue  a me ignote. Nella sala delle esibizioni, le foto dei personaggi famosi venuti in visita, e tra Ayatollah e Re di emirati vari chi spunta? Mohammed Alì! ME lo immagino accennare colpi di boxe nei cortili interni alla moschea. Unica pecca: la mele finte di plastica attaccate agli alberi che stan per perdere le foglie. Capisco che Allah ed il Partito formino una coppia formidabile, ma non possono di certo (non ancora) far crescere le mele in inverno.


 


mercoledì 21 ottobre 2009

acque pericolose

 Il fiume Xiang è in secca pericolosa (vedi foto). Nel tratto che scorre vicino a Changsha, capitale della centrale provincia dello Hunan, l'acqua è così bassa che le autorità hanno dovuto modificare le tubature per il prelievo per uso cittadino affinchè possano arrivare al centro del letto del fiume. La colpa ovviamente viene data ad una stagione, quella passata, particolarmente secca, anche se difficilmente si cade in errore se si pensa anche all'uso smodato che viene fatto delle acque per uso industriale. Questi cittadini quindi rischiano di rimanere senz'acqua, e non sono alcune decine ma almeno 3 milioni. Altri grandi numeri quelli previsti dallo spostamento di almeno 330000 abitanti divisi tra le provincie dello Hubei ed Henan, che hanno la sfortuna di trovarsi su un territorio dove si è decisa la costruzione di un complesso idrico che fa parte dell'ambizioso programma idrico ribattezzato Deviazione Nord-Sud, il cui fine è dirottare in un nord endemicamente secco (a causa del clima ma anche dell'inquinamento che ha devastato alcuni importanti fiumi, tra i quali il fiume Giallo) le acque provenienti dai bacini del sud, più abbondanti e capricciosi. Storicamente gli imperatori cinesi si sono confrontati con le grandi opere idriche, e spesso la buona vita di una dinastia è stata garantita dalla riuscita di tali opere. Da anni sentiamo ripetere che le guerre del futuro si combatteranno per l'acqua, ma senza aspettare le guerre viviamo già le crisi: c'è una crisi in corso tra Cina e Vietnam riguardo le dighe costruite lungo lungo il corso cinese del fiume nello Yunnan ( http://www.chinadialogue.net/article/show/single/en/3268-River-of-discord ): la costruzione è iniziata nel 1986, allora nessuno pensava ai possibili effetti collaterali, mentre ora che sta per essere ultimata la quarta (di otto) diga i paesi interessati, Vietnam in primis ma anche gli altri componenti del sud-est asiatico, cominciano a paventare la possibilità di gravi impatti ambientali. A questo si possono aggiungere i molteplici casi di fiumi e laghi inquinati in maniera quasi irreversibile, il fiorire dei "villaggi del cancro", un macabro epiteto con cui si indicano quei villaggi cinesi in cui l'incidenza dei tumori è drammaticamente aumentata a causa dell'inquinamento, per capire che la questione delle acque è solo all'inizio della sua fase critica. E se poi ricordiamo che le sorgenti di importanti fiumi come lo Yangtze, il Mekong, il Brahmaputra, è sull'altopiano tibetano (sia nel Tibet vero e proprio che in quelle zone finite in altre provincie cinesi) realizziamo perchè quella remota regione tra nevi e yak riveste una tale importanza.


ps. La foto è una gentile concessione del China Daily. L'ho scroccata, speriamo che non se la leghino al dito.


lunedì 19 ottobre 2009

L'interpretabilità delle cose

 Amo i cinesi quando mi danno informazioni precise. Sono stato all’ufficio dei visti la settimana scorsa, un impiegato mi ha detto che per rinnovare questa volta mi bastava il biglietto aereo. Bene, abbastanza semplice dunque. Per scrupolo ci sono tornato sabato, cosciente del fatto che è meglio andarci coi piedi pesanti, ed un’impiegata invece mi ha detto che mi serviva anche un certificato di deposito bancario (come le volte precedenti). Sono tornato a casa maledicendo l’interpretabilità della legislazione a riguardo. Dunque sabato pomeriggio sono andato in banca, l’impiegata mi dice che il certificato bancario che mi serve bloccherà i soldi per tre mesi, mentre in precedenza era anche solo per un paio di giorni. Ho sbottato, le ho fatto presente che l’avevo già fatto altre volte senza dover bloccare tutto per mesi, lei ha chiamato un collega che ha riflettuto un attimo e poi ha detto tranquillo “Ok allora facciamolo di tre giorni”. Sono tornato a casa pensando le peggio offese riguardo alla variabilità delle regole anche in banca. Quindi sono tornato all’ufficio visti dove un’ulteriore impiegata mi ha confermato quello che mi avevo detto il primo: non avevo bisogno del certificato bancario! Non ho nemmeno più perso tempo a lamentarmi, ho semplicemente accettato la cosa come un eremita accetta la tempesta e le privazioni. 


Poi ieri sono andato a fare un giro in qualche hutong, ho trovato una chiesa inglobata dal cortile di  una scuola elementare quindi non accessibile, nonché tre gatti che prendevano il sole tranquilli sul tettuccio di un triciclo a motore. Ma allora non li hanno ancora mangiati tutti! Ma se mi togliete anche questa certezza, cosa mi rimane di tutto il tempo passato in Cina? Probabilmente mi rimane il discorso analogo per i topi, visto che incredibilmente qui a Beijing non ne ho mai visti. Sarà per questo che quando mangio gli spiedini per strada non mi concentro molto sul sapore, forse senza saperlo mi rifiuto di scoprire un sapore che non corrisponde a quello della presunta carne che sto mangiando...


domenica 18 ottobre 2009

La leggiadra visione del far west

                                                                                         


 E' ancora mattina troppo presto per scrivere un post, ma comunque un buon orario per sperimentare l'inserimento di foto. A circa tre mesi di distanza dall'apertura del blog, e con molte foto che non hanno avuto modo di essere pubblicate. La piacevole visione della periferia occidentale di Beijing dal parco Badachu. Un paio di altiforni, antenne, condomini nuovi, hutong vecchi, ed in lontananza una pagoda sulla cima di un monte.

sabato 17 ottobre 2009

il re delle bevute

In un pigro sabato pomeriggio pechinese, dopo aver litigato con gli impiegati della banca e dopo essermi impigliato per l'ennesima volta nelle interpretazioni variabili della legge all'ufficio visti, ho deciso di rilassarmi dando una sfogliata al Global Times comprato giovedì e dimenticato nello zaino. E vengo a conoscenza del Re dell'alcol, ossia tale Yang Shaohua, proprietario di una bettola nel Sichuan, che secondo quanto riportato ha passato 40 dei suoi 58 anni a sfidare gli avventori a memorabili gare di tenuta alcolica, ingurgitando qualcosa come 2 litri e mezzo di "spiriti" al giorno, guadagnandosi così anche una discreta fama che ha fatto si che sfidanti arrivino da tutta la provincia per metterlo, e mettersi alla prova. Sfidanti che però ora sono destinati a rimanere delusi, in quanto il gagliardo Yang a quanto pare si stato mandato in ritiro in campagna, al riparo dalle continue ondate di maniaci dell'alcol. Al di la del fatto che non si spiega chi l'abbia mandato (il suo eventuale manager? sua moglie? le autorità sanitarie che di sicuro non vedevano in lui un bell'esempio?) Yang ha dichiarato che la sua non è paura di vedersi sconfiggere, ma piuttosto un rinnovato interesse per il suo corpo e la sua salvaguardia; insomma dopo 40 anni di soprusi verso i suoi reni ed il suo fegato Yang sembra aver deciso di tirare dritto. Quantomeno strano ritrovare una notizia tale, dopo che nei mesi scorsi si sono susseguiti gli appelli e le prese di posizione contro le bevute smodate, che sono state alla base di diversi tragici eventi di cronaca, tra incidenti con vittime innocenti e morti per collassi alcolici. Qui dove l'alcol è ancora il carburante principale di trattative di affari e corruzioni varie, il Re ravveduto potrà divenire il nuovo eroe della moralità sobria. Mi piace però pensarlo seduto su uno sgabello di plastica rosa, canottiera bianca d'ordinanza, una mano intenta a sbucciare aglio da sgranocchiare e l'altra pronta ad alzare il bicchiere con l'urlo belluino Gan bei!!, l'invito a svuotare il bicchiere d'un sorso che se non colto può, a certi livelli, farti perdere la faccia in maniera irrimediabile.

mercoledì 14 ottobre 2009

L'acqua che unisce le due coree

 La Repubblica democratica popolare coreana, alias nord Corea, ha espresso solo oggi "dispiacere" per la morte di 6 cittadini sudcoreani travolti il 7 settembre dalle acque fatte fuoriuscire dalla diga Hwanggang: 40 milioni di tonnellate di acque si erano riversate allora su di un vicino fiume che attraversa la frontiera tra le due Coree, in una zona dove i sei malcapitati stavano campeggiando. Da subito le autorità nordcoreane si erano rifiutate di scusarsi, motivando la tragica decisione con la necessità di agire sul livello dell'acqua della diga che si era improvvisamente innalzato e minacciava di tracimare con pesanti conseguenze, mentre alcuni nel governo sudcoreano avevano subito gridato al water attack, vedendo in esso un'ennesima provocazione del nord. Oggi dunque è arrivato l'attestato di dispiacere, ma non le scuse che in molti al sud pretendono: le autorità del nord ribadiscono che la scelta era obbligata, tutt'altro che un pianificato attacco. Un inviato del ministero della difesa sudcoreano ha confermato tra l'altro la ricostruzione di un anomalo innalzamento delle acque della diga in quei giorni. Fatto sta che la tragedia ha costretto i due opposti governi a sedersi di nuovo assieme, formalmente a discutere di politica idrica (molti fiumi hanno il loro corsi in entrambe le parti della penisola coreana) ma potenzialmente anche a riprendere il dialogo sulla proliferazione nucleare interrotti nel giugno scorso. Non bisogna dimenticare che la settimana scorsa è passato per Pyongyang, la capitale nordcoreana, il premier cinese Wen Jiabao; non è da escludere che durante la visita siano state sollevate importanti questioni, e questo piccolo atto di riconciliazione arrivato dopo più di un mese potrebbe essere un segnale di qualcosa che si mette in moto. In fondo si sa che è la Cina l'unico interlocutore di peso da quelle parti.


Nel frattempo a Seoul il reverendo evangelista Moon (lo stesso che a suo tempo celebrò il matrimonio del mai dimenticato Milingo) ha celebrato un massiccio matrimonio di 5000 coppie di innamorati provenienti da tutto il mondo ed aderenti alla sua Chiesa dell'Unificazione. Prendo in prestito la galleria fotografica di Repubblica, sperando di non finire querelato per questo!


http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/matrimonio-massa/1.html


Non voglio pensare alla ressa al momento del lancio dei bouquet delle spose...

lunedì 12 ottobre 2009

Strategie

 Obama ha rimandato l'incontro con il Dalai Lama. Abbronzato e schiavo dei cinesi dunque. Poi in novembre verrà a Beijing per discutere con i cattivi di riscaldamento globale, crisi economica, e forse anche di Tibet e diritti umani, ma questo lo sapremo solo in futuro. Ora possiamo solo auspicarlo. Se avesse incontrato il Dalai Lama avrebbe potuto compromettere il nuovo dialogo che si sta portando avanti da mesi, e la situazione in Tibet non sarebbe cambiata di una virgola, forse qualche attivista sarebbe stato contento di vedere il presidente Obama perorare la causa tibetana, ma niente di più. Suona cinico, ma i cinesi non si curano di questi incontri. Codardo o pragmatico dunque il gesto di Obama? Bush jr a suo tempo incontrò il Dalai Lama con tutto il cerimoniale necessario, è servito a qualcosa? No, niente. Forse è ora di cambiare strategia a riguardo, agire con meno cerimonie e più intelligenza, senza cercare lo scontro frontale con un "nemico" che non è più battibile.


Obama ha ricevuto il nobel, ma deve ancora meritarselo, vedremo se riuscirà a cavare qualcosa dagli inamovibili cinesi. 

venerdì 9 ottobre 2009

Un tranquillo venerdì da Confucio

 Sono stato parecchio tempo a Beijing, e per parecchio tempo ho abitato in questa zona, quella vicino al Tempio dei lama. Ecco si dice sempre Tempio dei lama, è uno dei posti più noti della città, pieno di turisti e di negozi che vendono paccottaglia buddhista ed incenso. All'ombra del famoso tempio, più silenzioso e tranquillo, se ne sta invece il Tempio di Confucio, dedicato al padre ideologico di secoli di dinastie cinesi. Il tempio è pressochè vuoto, una benedizione direi. Decine di steli celebrative affollano i cortili, celebrano eventi importanti come la decisione di rinnovare il soffitto del tempio; il padiglione principale, dove si tenevano le letture dell'imperatore Qianlong, è circondato da un piccolo canale, tutto è silenzioso, ed in più in un'ala del complesso c'era una bellissima esposizione di fotografie dei più bei posti cinesi. Uscendo dal Tempio, tornando sulla via del Collegio Imperiale, si incontrano luoghi che sembrano piccoli studi, dentro ai quali lavorano esperti nell'assegnare il nome ai bambini ed indovini taoisti: alcuni con la barbetta lunga e lo sguardo di chi la sa lunga consultano tomi, altri in dolcevita scuro e giacca consultano il proprio portatile. Alla fine della via chiede la carità un mendicante con il visto sfigurato, forse dal fuoco, i connotati quasi spariti, gli occhi circondati di rosso vivo. Dall'altra parte, oltre un muro rosso, salgono i fumi delle offerte ai Buddha. Negli hutong tutt'intorno sono ancora numerosi i bagni pubblici, il profumo di incenso si mischia ai fetori; un signore passa, ha in mano un piattino di ceramica su cui sembra stia disegnando; mi fissa, sorride, da qualche altro colpo con un pennarello e si avvicina. Mi mostra il piattino, mi ha fatto un ritratto! Peccato che mi abbia fatto più grasso e con meno capelli. O forse sono davvero così e non lo voglio ammettere. Quando scopre la mia nazionalità cita immediatamente Berlusconi, e biascica qualcosa su un incidente stradale. Boh.


Tornato a casa scopro che Obama ha vinto il nobel per la pace. Nonostante l'aver "posposto" l'incontro con il Dalai Lama, apparentemente per non compromettere le relazioni con la Cina in un momento cruciale per i negoziati sul clima. Nonostante le ultime voci che davano come possibili vincitori i dissidenti cinesi, forse anche loro sacrificati sull'altare del clima. E nonostante la candidatura di Berlusconi, ma non credo che a lui sia stato fatale il clima.