mercoledì 28 marzo 2012

Giornalisti e nomi cinesi

Qualcuno per favore può spiegare ai giornalisti del Tg2 (ma non solo a loro) che quello cinese è "il presidente Hu" e non "il presidente Jintao"? Gli concedo la libertà solo se poi mi parlano del premier Mario e del presidente americano Barak. Tutti informali, tutti amici.
Non si pretende che venga pronunciato bene il cinese, assolutamente. Ma che almeno ci si informi su quale è il nome e quale il cognome. Bastano 30 secondi su Google.

lunedì 20 febbraio 2012

Serial chillers: il noir della porta accanto

E' uscito per Maglio editore il volume Serial chillers, 25 incensurati in cerca d'autore, antologia di racconti noir di autori emergenti italiani. O che si spera emergeranno. Nulla a che vedere con l'Oriente, ma uno dei racconti è stato scritto dal sottoscritto. Il volume di pregevolissima fattura contiene oltre ai 25 suddetti racconti (selezionati tramite concorso) anche le 25 fotografie dei soggetti che li hanno ispirati ed un'opera inedita dello scrittore Loriano Macchiavelli.


Questo è il sito dove trovare tutte le informazioni a riguardo e l'idea che era alla base del concorso Serial Chillers:
http://maglioeditore.it/2012/02/18/serial-chillers/

mercoledì 15 febbraio 2012

Ritratti su muri da demolire

Incidere ritratti di comuni cittadini sull'intonaco di abitazioni che stanno per essere demolite a Shanghai. In Cina, dove è annoso il dibattito sulle demolizioni selvagge, sugli espropri, sulle compensazioni non sempre adeguate, su piani di riordino urbano condivisibili o meno, ma comunque discutibili, nel senso che dovrebbero essere oggetto di discussione, o almeno di una discussione maggiore di quella che avviene al giorno d'oggi. Grazie all'artista portoghese Vhils ed al suo staff in trasferta in Cina, e grazie al sito chinasmack.com dove ho trovato la notizia.

http://www.chinasmack.com/2012/pictures/foreign-artist-vhils-engraves-portraits-onto-shanghai-walls.html

giovedì 9 febbraio 2012

Ad est, ad ovest, dove capita.

Nell'ormai lontano 2009, ero in Oriente. Ma decisi per mezza giornata di andare nel far west. Si, quello pechinese. Buona lettura

Io amo la categoria di quelli che fanno sempre viaggi più avventurosi dei tuoi. Quelli che sono stati dove puoi vedere la vera Cina, quelli che hanno visto cinesi che non avevano mai visto stranieri. Magari si erano anche portati dietro perline e specchietti da regalare ai selvaggi, dimenticandosi che quelle rotte che loro credono da loro battute per prime sono le meglio indicate nelle guide per saccopelisti e nelle riviste specializzate. Ma anche io volevo andare dove nessun cinese ha visto stranieri in carne ed ossa, ma visto che il Tibet è troppo lontano e le foreste del sud non a portata di portafoglio, sono tornato dove ero stato qualche anno fa, nel profondo ovest. No, non il Xinjiang, ma il far west di Beijing, comodamente raggiungibile in metropolitana. La prima volta ero venuto alla ricerca di paesaggi di sapore sovietico, questa volta per trovare la leggendaria fermata della metropolitana di Fushouling: esistono infatti 3 fermate dismesse della linea n.1, dato che si evince dalla numerazione delle stazioni nelle mappa. Le prime due stazioni ad ovest a quanto pare sono finite in zona militare, quindi assolutamente off limits. Mentre della fermata di Fushouling esistono ancora gli accessi, anche se chiusi. Arrivare dalle parti di Pingguoyuan, l’ultima fermata accessibile, fa fare un salto nelle Beijing pre-olimpica di marciapiedi rotti e condomini brutti: non c’è qualcosa di particolarmente diverso dal centro, se non un’atmosfera di incuria più simile alle città di media grandezza piuttosto che alla capitale. Da qui un bus fa la rotta circolare del quartiere, fino al parco relativamente famoso di Badachu. Lungo il tragitto si riconoscono diverse strutture dell’esercito, immagino banali caserme dal momento che ricordavano molto dei normali condomini, con l’unica differenza di essere circondati di filo spinato. Scesi dal bus ci inerpichiamo casualmente per quello che sembra un sentiero che si diparte dalla strada in mezzo ai condomini ed in un attimo ci ritroviamo a salire lungo una montagna, in piccoli sentieri pieni di spazzatura che si lasciano in fretta alle spalle gli edifici; lontane si sentono le voci di una scolaresca, incrociamo una coppia vestita da scalatori professionisti, molti sentieri si dipartono da quello principale, intorno la vegetazione è ora bassa di arbusti ora si alza con pini, lungo il cammino si aprono piccole radure, cartacce e stronzi malamente coperti da fazzoletti bianchi, ma in una ci troviamo anche due tumuli, sembrano sepolture, l’ipotesi confermata dalla presenza di due ghirlande votive i cui fiori di carta erano oramai lacerati dal tempo. Salendo il panorama di apre su grattacieli e frutteti, su di una lontana centrale elettrica dotata di due enormi altiforni nel mezzo dei quali spunta una vetta coronata di una piccola pagoda. Sotto ai nostri piedi vecchi quartieri rotti e trascurati. Camminiamo ancora un po’ nel verde per poi tornare sulla strada, si susseguono autolavaggi autobus n.311, e poi ancora questi hutong quasi moderni, dalla strada principale si dipartono stradine che si gettano tra le case fitte, mucchi di mattoni di scarto creano i muretti, c’è polvere e puzza di piscio che esce dai bagni pubblici. Un minibus ci sfiora ed il passeggero urla “hallooo”, mi sa che gli si è presentata l’unica occasione per dimostrare che il suo corso di inglese per corrispondenza non è stato uno spreco di soldi. Camminiamo, ma della fermata fantasma ancora nessuna traccia. Ci infiliamo in una via meglio tenuta delle altre, due bimbi sbucano da dietro un muro, si pietrificano alla nostra vista e poi scappano urlando waiguoren waiguoren , stranieri, neanche fossimo crudeli giapponesi che invadono la Cina, ma poi curiosi tornano a spiare. Camminando a caso incontriamo uno strano edificio dalle fattezze neoclassiche, colonne ioniche e balconi, sembra una scuola, infatti è il “Centro di formazione per i trasporti ferroviari”, e allora si accende una lampadina: da qualche parte avevo letto che la stazione si trova in prossimità di quella scuola. Torniamo sulla strada principale, nel frattempo i bimbi si sono preparati per fare bella figura con noi, giocano col diablo, una bimba salta la corda, una mamma arriva e si mette anche lei in mostra saltando la corda. Abbiamo firmato un trattato di amicizia Italia-Pingguoyuan. Ancora pochi metri e vediamo un edificio sospetto, ne esce un uomo da un porta di ferro troppo nuova per essere l’originale, non ho la prontezza di fermarlo, ma in un attimo capiamo che siamo arrivati, ecco uno degli ingressi, ed infatti alle sue spalle se ne trova uno uguale, e speculari, dalla parte opposta rispetto ad una strada che ora non c’è più, altri due edifici analoghi: blu, lunghi e stretti, con la pensilina dalla quale pende ancora una luce al neon.

Ci avviciniamo, sotto si sentono ancora passare dei treni. Qualcuno dice che ci facciamo addestramento gli allievi delle suddetta scuola, magari può esserci un deposito treni, o forse spostamenti segreti di truppe...o forse leggende ben più paurose. Non lo so, la gente ci transita intorno e ci guarda diffidente, un bambino di pochi anni si lamenta che ha paura degli stranieri, ma poi un piccolo coraggioso in rollerblade si avvicina e si ferma a guardarci. Non dice niente, se ne frega di apparire maleducato, ci guarda, si assicura che non mordiamo, ci sorride e continua a guardarci interessato. Da lui abbiamo la conferma che quella era una stazione della metro. Ci va vedere un paio di evoluzioni con i roller, cade un paio di volte rischiando di compromettersi le ginocchia. Quando ce ne andiamo ci segue per un tratto, poi probabilmente si ferma da amici a bullarsi di aver affrontato degli stranieri. Io e Fausto ce ne torniamo verso la fermata della metro accessibile, di nuovo verso est, verso luoghi noti.



martedì 1 novembre 2011

Un racconto per l' 1 novembre

Oggi posto un racconto scritto tempo fa, che non ha nulla a che vedere con l'Asia, ma abbastanza con l'Emilia, e soprattutto con la data di oggi.

Buona lettura



Era freddo tra quelle pareti metalliche, fredde e lisce, pulite e sterili, che la costringevano a stare sdraiata sulla schiena, con le braccia distese lungo i fianchi. Non che ci fosse tutta questa necessità di muoversi, oramai, ma almeno potersi mettere su di un fianco, così per variare la monotonia della stessa posizione, e magari con essa mutare lo scorrere di minuti tutti uguali, giorni non diversi l’uno dall’altro. Nell’attesa che qualcuno venisse a prenderla per riportarla a casa, lontano, lontano dalle nebbie sempre più insistenti dell’autunno, lontano da questo paese ancora straniero nonostante gli anni trascorsi. Lontano, finalmente. Finalmente fuori da quella celletta dell’obitorio.


venerdì 14 ottobre 2011

L'arte del giornalismo

Dopo otto mesi in cui non ho aggiornato il blog, oggi ne ho sentito il bisogno. Perchè?


Perchè ho trovato questa galleria di immagini, che in verità è un'immagine sola.


http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/13/foto/cina_scala_la_grande_muraglia_per_non_pagare_il_biglietto-23170990/1/?ref=HRESS-13




Riporta il titolo, "scala la grande muraglia". Più sotto invece, si avverte che quelle scalate sono le antiche mura di Nanchino. Se uno è stato alla Grande Muraglia, bastava l'immagine per capire che non è lei nella fotografia. Ma il tizio che ha scritto il titolo legge almeno le didascalie? Sempre grande giornalismo.


Che fa coppia con la giornalista di un importante tg della rete pubblica che ha ribadito che la Grande Muraglia si vede dalla luna. C'è ancora qualcuno che ci crede a quanto pare, e lavora alla Rai

domenica 27 febbraio 2011

La Libia farà scuola in Corea del Nord (e Cina?)

Regolarmente l'esercito sudcoreano "bombarda" la Corea del Nord di volantini di propaganda. Ultimo in ordine cornologico, il lancio di notizie riguardanti le rivolte che hanno sconvolto il nord-africa. Questa forma di guerra psicologica tenta di rompere l'isolamento pressochè totale del paese, dove chiaramente nulla è stato fatto trapelare riguardo le rivoluzioni arabe, che potrebbero essere pericolosamente contagiose.


Forse è ricollegabile (almeno in parte) alla situazione internazionale la visita in Corea del Nord di Meng Jianzhu, ministro della pubblica sicurezza cinese. Secondo il quotidiano sudcoreano Joongang Daily, i leader avrebbero discusso anche di come prevenire eventuali proteste pubbliche che possano nascere sull'onda di quelle arabe. L'esempio dell'attacco a Gheddafi in Libia potrebbe fare scuola per un eventuale attacco alla famiglia Kim? Improbabile al momento, anche se in Corea del Nord sarebbero già in corso moti di malcontento, dovuti non certo all'influenza degli eventi internazionali: secondo Radio Free Asia, che ha sede negli Usa, le richieste di questi "rivoltosi" sarebbero elettricità e riso. L'idea è quindi che potrebbe bastare una scintilla per incendiare una situazione già molto tesa, o almeno a contribuire a scaldare gli animi.


Un altro argomento di cui si sarebbe discusso, è la richiesta della Cina a Pyongyang di maggiori sforzi per bloccare il traffico di droga proveniente dal suo territorio. Secondo una fonte anonima sudcoreana, la Corea del Nord sarebbe diventata un centro di produzione di stupefacenti che vengono poi immessi nel mercato cinese, insieme a sigarette ed altri beni contraffatti, con l'obiettivo di portare in Corea del Nord valuta straniera, vero e proprio ossigeno per le dissestate casse di Pyongyang.

mercoledì 9 febbraio 2011

Egitto: effetto domino verso la Cina?

La dirigenza cinese è preoccupata da quello che sta succedendo in Egitto? Esiste un timore nella leadership del PCC che quel sentimento che in fretta si è diffuso non solo in Tunisia ed Egitto ma anche più a est, in Giordania e Yemen (sebbene in forme diverse e con al momento minore intensità) possa attraversare tutto il continente fino alla Cina? Geograficamente è una strada piuttosto lungo, c'è un bel tratto di via della seta da affrontare, e lungo il tragitto parecchi governatori autoritari o vere e proprie dittature da rovesciare. Governi in cui la situazione interna è più tesa, in cui la scintilla può scatenare la fiamma più facilmente che in Cina. Ma Pechino ha già preso provvedimenti, più o meno ufficiali. Tra gli ufficiali, l'obbligo per tutti i mezzi di comunicazione ufficiali di usare solo dispacci ufficiali dell'agenzia stampa governativa Xinhua, e di concentrarsi non tanto su quello che sta avvenendo in Egitto (che, si badi comunque bene, è al momento documentato su tutti i media cinesi) ma sulla rapidità e l'efficienza con cui il governo ha riportato in patria i propri cittadini.


Tra i provvedimenti non ufficiali, la maggior attenzione dedicata dal Partito al mostrare i propri dirigenti come "vicini alle masse", per riprendere un termine in voga negli anni del Maoismo. Il Premier Wen Jiabao ha fatto visita all'Ufficio lettere e reclami, (nella foto sotto) e per la prima volta si è visto un altissimo quadro del governo cinese parlare con persone che avevano qualcosa da ridire sull'operato delle istituzioni. Chiaramente non l'inizio di una nuova epoca nei rapporti tra PCC e cittadini cinesi, ma un segnale: noi siamo con voi.



Nella stessa ottica va visto il particolare risalto dato dai media ai provvedimenti riguardo al welfare inseriti nel nuovo piano quinquennale (2011-2015), con particolare enfasi sull'aumento dei salari: il governo sa bene che una in Cina non si è ancora raggiunta la tanto agognata armonia sociale. La forbice che separa ricchi e poveri unita alla previsione di un'inflazione in crescita nel 2011 obbligano i dirigenti a non ignorare la possibilità, anche se remota, di un malcontento che si potrebbe tramutare in rivolta.


Il tutto nella lunga attesa che precederà il cambio della leadership cinese nel 18esimo Congresso del PCC che si terrà nel 2012, previsto all'insegna della continuità. Ma si sa che i periodi di transizione possono rivelare sorprese.


 


 


 


 

martedì 8 febbraio 2011

Cosa lega Egitto e Corea del Nord

Mubarak in Egitto cadrà o no? Non è ancora dato saperlo. Ma certamente un leader mondiale si rattristerà per la sua eventuale caduta: Kim Jong-il. Tra le pieghe delle storia può infatti venire fuori che l'Egitto, nella nostra parte del mondo fino a poche settimane fa fedelissimo alleato degli Stati Uniti, per decenni nell'altra parte del mondo è stato attivissimo partner di uno dei maggiori nemici degli Usa, quella Corea del Nord con cui intrattiene rapporti dal 1970, da quando un giovane Mubarak, allora capo dell'aviazione militare egiziana, ottenne l'invio di istruttori militari nordcoreani in preparazione a quella che sarebbe stata la guerra dello Yom Kippur con Israele. Guerra che finì con la distruzione dell'aviazione egiziana. I legami si sono stretti ulteriormente negli anni '80, con Mubarak al potere e la Corea del Nord impegnata a rifornire il Cairo di missili Scud B di tipo sovietico e di altra tecnologia militare. Grazie a questo hub economico creato in Egitto, fu più facile per Pyongyang rifornire di armi anche altri regimi arabi della zona. Mubarak visitò lo storico leader nordcoreano Kim Il-sung quattro volte durante gli anni '80, e l'alleanza era così salda che Mubarak ai tempi promise che non avrebbe mai allacciato rapporti diplomatici con la Corea del Sud. Cosa che invece avvenne nel 1995: Seoul aveva regolarizzato i suoi rapporti con la Cina, e Mubarak si era stancato di vedere passare per Suez i supercargo coreani carichi di prodotti tecnologici senza poterne usufruire. Ma i rapporti con Pyongyang non si sono mai interrotti. Proprio durante la sommossa che ha provato di rovesciare Mubarak, una delegazione della Orascom, colosso egiziano delle telecomunicazioni e delle costruzioni, era a Pyongyang a firmare patti commerciali: il presidente di Orascom, Naguib Samiris, accolto come un capo di stato. Strette di mano, intese, implicita solidarietà di Kim al suo omologo egiziano, nel suo disegno originale di mettere suo figlio Gamal nel posto di leader egiziano. Un po' quello che Kim Jong-il sta facendo in Corea del Nord con suo figlio. Forse che tema di poter fare la stessa fine del paese delle Piramidi?


Per finire: tra gli accordi firmati tra Pyongyang e la Orascom, ci sarebbe anche un progetto della compagnia egiziana per completare la costruzione dell'hotel Ryugyong, che dal 1992 svetta incompiuto con i suoi 105 sulla capitale nordcoreana. Orascom ci lavora già dal 2008, ora sembra che si possa portare a termine il simbolo delle ambizioni e dei fallimenti di Pyongyang: iniziata nel 1987, la sua costruzione si sarebbe dovuto concludere nel 1989 e farne l'hotel più alto del mondo. Ma i lavori sin interruppero per la crisi economica che gettò la Corea del Nord sul lastrico. L'obiettivo è ultimarla per il 2012, quando si celebrerà il centenario della nascita di Kim Il-sung.


venerdì 31 dicembre 2010

2011

Buon anno nuovo!


새해 복 많이 받으세요!


新年快乐!