lunedì 28 maggio 2012

Alcune riflessioni sul terremoto in Emilia


Ogni tragedia, come d'altronde ogni vittoria o rivoluzione, ha la sua immagine simbolo, nel mezzo del bagaglio iconografico che le situazioni estreme naturalmente allargano. 

Quando la tragedia si chiama terremoto, allora l'orologio si trasforma in immagine carica di senso, si significati, di pathos. L'orologio che si ferma al momento della scossa, divenendo confine che separa il mondo del prima da quello di un dopo irrimediabilmente mutato. L'orologio che ha battuto i secondi della scossa, quello che si è staccato dalla parete per finire a terra in compagnia di piatti e ricordi. 
 Del terremoto che colpì la provincia cinese del Sichuan nel 2008 rimase, tra le moltissime immagini, anche quella di una torre con orologio fermo alle 2.28, ora della scossa. Non so se la foto sia stata scattata nell'imminenza dell'evento, o se successivamente si sia deciso di lasciare le lancette ferme come monito, come alla stazione di Bologna dopo la bomba del 2 agosto 1980. Non è importante.
Per il terremoto che ha colpito l'Emilia abbiamo avuto per qualche ora l'immagine della Torre dei Modenesi di Finale Emilia distrutta per metà: non l'ora del disastro, ma l'effetto preciso della distruzione fermato nel quadrante spaccato a metà. 
Poi le scosse successiva hanno completato spietate il lavoro, risparmiando all'uomo l'ingrato compito di dover demolire un monumento simbolo della città. Ma non sarà certo quel crollo a far dimenticare quell'orario, quelle 4.04 che ora marcano il prima ed il dopo di migliaia di esistenze. 

Alla riapertura delle scuole, le emozioni in sono certo quelle solite di fine anno. Anche in zone colpite solo dalla paura e non da danni e tragedie la sensazione è quella di precarietà, di rischio. Serpeggia tra insegnanti e personale quella domanda che nessuno osa porre ad alta voce: e se arrivasse un'altra scossa adesso, con le classi semipiene? Classi appunto per metà vuote, molti genitori a quanto parre hanno regalato ai figli una chiusura d'anno scolastico in anticipo. Ci sono insegnanti che vorrebbero la chiusura ufficiale delle scuole tutte, non solo di quelle lesionate. Il citato terremoto del Sichuan fece migliaia di vittime tra bambini ed adolescenti sui quali sono crollate le scuole. Allora pensammo: quella è la Cina, la le scuole le fanno male, fanno business sulla pelle dei loro bambini, sono corrotti e cattivi. Poi arrivò il terremoto dell'Aquila, e tra i tanti drammi quello odioso del crollo alla Casa dello Studente: scoprimmo allora che forse anche qui si fanno i soldi sulla pelle degli studenti.
Il terremoto che ci ha colpito in Emilia ha risparmiato le scuole, ma non le attività produttive ed i lavoratori della notte. Solo il tempo ci dirà se quei morti al lavoro si sarebbero potuti evitare, o se qualcuno ha fatto business sulla pelle dei lavoratori. Potrebbe sembrare irrispettoso ragionare di questo a tragedia ancora in corso, ma credo che sarebbe ingiusto non porsi domande.
Il nostro territorio e la nostra economia colpiti, messi in ginocchio. Altro lavoro che scompare, per alcuni insieme alla casa ed ai ricordi. Ma non alla voglia di rialzarsi. In molti si chiedono perchè alla tv non ci sia il bombardamento di inviti a donare euro con messaggi o a donare soldi per i terremotati dell'Emilia. Nemmeno io li ho visti, ma potrei essere smentito. E l'unica spiegazione che trovo è macabra: abbiamo avuto pochi morti. Pochi per colpire veramente l'opinione pubblica. E poi poca distruzione. Le fabbriche crollate, quelle non commuovono il pubblico; distruggono la vita di chi ci lavorava, ma non fanno piangere. E poi nessuna scena di terremotati isterici che danno la colpa al governo, ai fascisti o ai comunisti. Ma di questo sono fiero.

Pochi giorni dopo il sisma su Facebook ha cominciato a circolare una bella immagine con l'Emilia Romagna percorsa da una crepa che si trasforma in un cuore e lo slogan: Puoi spezzare la nostra terra ma non il nostro coraggio. Bella e carica di significato, ma non sono in tanti ad averla fatta propria: forse perchè per quelli che sono stati colpiti è già passato il tempo dell'autocommiserazione, e sono già nel tempo dell'azione.
Quell'immagine l'ho vista sul profilo di amici, tutti della zona colpita o comunque emiliani. Non l'ho vista su nessun altro profilo.
Quando il terremoto colpì il Giappone l'anno scorso, vidi decine di profili Facebook rendere omaggio con la bandiera del Sol Levante a quella nazione profondamente colpita.
Ai lettori la libertà di trarre le proprie conclusioni.

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